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 POLITICA ITALIANA
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Data 15/09/11 8:29:57 pm
A "gianfranco" <tannino@tannino.de> , "Nicola.Marangoni" <nicola.marangoni@gmail.com> , "vinca" <vincalenne@googlemail.com> , "Tommaso.Pedicini" <tommaso.pedicini@lycos.com> , "NicDiazzi" <NicDiazzi@aol.com> , "Alessandro Holthaus" <alexander@woodenstars.net> , "ambra sorrentino" <ambra.sorrentino@gmail.com> , "Cianelli Fiorenzo" <fiorenzocianelli@gmx.de> , "egle maiolo" <e-m-wenzel@t-online.de> , "elfi padovan" <elfi.padovan@gmx.de> , "Francesco Cuomo" <f.cuomo@gmx.net> , "Ilaria Furno" <furnilaria@web.de> , "paolo sala" <paolo.sala@arcor.de> , "Tiziana Gentili" <info@tiziana-gn.com> , "Venier, Mauro" <mvenier@gmx.de> , "Vladimira Vodopivec" <vladimira.vodopivec@mytum.de> , "antonio marraffa" <antonio_marraffa@yahoo.de> , "Daniela Di Benedetto" <daniela.dibenedetto@googlemail.com> , "Gianni Minelli" <gminelli@t-online.de> , "Giulio Bailetti" <giulio_bailetti@gmx.de> , "Marcello Tava" <marcellotava@yahoo.com> , "marinella vicinanza-ott" <maviott@arcor.de> , "Mattarei Norma" <Norma.Mattarei@caritasmuenchen.de> , "Michele Festa" <scot
Oggetto Una manchevole illusione di emancipazione
Allegati :  
 
 

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Una dichiarazione di D'Alema, apparentemente di chiusura sul matrimonio omosessuale, estrapolata da una discussione più complessa, da qualche giorno è oggetto di animato dibattito nel PD avendo suscitato sgomento nei laici senza che questi però abbiano previamente vagliata la fonte che era, non a caso, in primis il Fatto Quotidiano, ormai assurto grottescamente a bastione dell'antipolitica più che altro come ragione di vendita del giornale. Alla grossolanità dei suoi giornalisti foraggiati dalle quotidiane buffonate del regime berusconiano e da alcuni perdonabili sbagli di stile del PD ghiotti per una strumentalizzazione politica, vorrei far presente che i  libertari di origine non liberale o radicale ma comunista (nel senso della concezione marxista della libertà) sono contrari al matrimonio religioso, ma accettano quello civile praticamente per gli sgravi fiscali e le agevolazioni sociali sancite nel welfare. In assoluto, comunque, sono contrari ad ogni forma di istituzionalizzazione, essendo contro i convenzionalismi delle sovrastrutture del sistema capitalista. Sono altresì contrari al rito religioso perchè atei e anticlericali identificando nella coscienza religiosa non solo regressione delle condizioni di esistenza degli individui ma anche il freno al libero decorso dialettico della Storia. I libertari, sia etero che omosessuali, sono per formazione culturale invece per il rapporto di coppia perché è la forma più autentica e naturale dell'unione affettiva e condizione necessariamente fisiologica per l'apertura a nuovi rapporti da soddisfare a seconda delle pulsazioni sessuali. I libertari, quelli cioè formatisi ai tempi della contestazione e della rivolta giovanile al sistema capitalista e alla famiglia cattolica nonchè all'autoritarismo cler ico-fascista del regime democristiano, sono contro la "società della repressione" secondo la concezione di H. Marcuse descritta nel libro-cult "Eros e civiltà". Per questa ragione considero la richiesta dei gay sul matrimonio un salto nel passato oscurantista e un arretramento di valore propriamente di quella civiltà a cui erroneamente si richiamano peraltro invano nell'odierna italia clericale.

Michele 

 
 
 

 

-----Original-Nachricht-----

Subject: Re: allego intervento di Fassino (un pragmatico) di pochi minuti fa

Date: Tue, 05 Jul 2011 23:22:25 +0200

From: "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>

To: "antonio marraffa" <marraffa@gmx.de>, "Colonnella" <colonnella@t-online.de>

Cc: tannino@tannino.de, "Cianelli Fiorenzo" <fiorenzocianelli@gmx.de>, "Paolo Gatti" <pagattolo@hotmail.de>, ecolonnella@epo.org, Sandra.Cartacci@t-online.de, "Giulio Bailetti" <giulio_bailetti@gmx.de>

 

 

Caro Antonio,

della democrazia partecipativa, di un popolo che sta al centro decisionale, che i partiti e quindi il parlamento dovrebbero avere soltanto un rapporto di coordinazione fungemdo da cinghia di trasmissione tra questi e il popolo stesso, non sono assolutamente delle novità perché a parlarne per primo fu il PCI. Il quale, democratizzando una parte consistente della popolazione (le masse, si diceva allora) formatasi sotto il regime clericofascista democristiano, indicava nella partecipazione nelle sezioni di partito e nelle camere del lavoro il punto cruciale per decidere sulla gestione della comunità: il partito quindi agiva in subordine dei bisogni di base. Oggi, c'è la stessa partecipazione di allora con la differenza palese di uno svuotamento di significato e della percezione più che fondata di essere non solo strumentalizzati ma persino beffati dai partiti di governo che sono più o meno gli stessi ad occupare il potere politico-economico sin dal dopoguerra: prima c'era la DC e più tardi il PSI di Craxi, oggi abbiamo il PDL e la Lega! Cosa è stato fatto dalla destra se non difendere gli interessi di potere di Berlusconi e della sua casta composta da mille cricche e faccendieri come Bisignani che razionalizzava la gestione e spartizione del potere medesimo. Quanto al resto, è sotto gli occhi di tutti: ritardo infrastrutturale, scarsità di ricerca e formazione. Ciò fa sì che il sistema nel complesso si cristalizzi diventando incapace di competere nel mondo della globalizzazione del mercato.  Per questa ragione c'è bisogno, anche perchè può essere fattore di crescita in una fase di grave crisi  mai avuta prima, di riconvertire il sistema industriale italiano in uno postcapitalista, fondato non tanto e solo sull'industra di cui ci sarà sempre bisogno, ma anche e sopratutto sull'alta tecnologia (la new economy ancora relativamente marginale), i servizi e la ricerca delle energie rinnovabili per rifondare una politica di difesa dell'ambiente e del territorio devastato dall'abusivismo edile e fragile idrogeologicamente. Un buon risultato è stato già ottenuto con il referendum che nega il ritorno al nucleare, ma ciò non basta se oltre a non fare ricerca e convincersi che la scienza al servizio del capitalismo può far progredire le condizioni di esistenza di ciascuno, non ci si preoccupi del ritardo infrastrutturale. Per questo, la costruzione del tunnel in val di Susa può essere un segnale in tale direzione e un richiamo agli oppositori: la natura non si può oggi concepirla romanticamente o alla francescana, come nell'epoca contadina e preindustriale, considerando un intervento utile alla comunità del luogo e della comunità nazionale come una sorta di sacrilegio.

Saluti. Michele

 
 
Da "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 11/05/11 7:22:10 pm
A "peppino" <loiudice@infogrottole.it>
Oggetto Fw: Re: Il presidente, il terremoto e il referendum
 
 
 
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-----Original-Nachricht-----
Subject: Re: Il presidente, il terremoto e il referendum
Date: Wed, 11 May 2011 19:51:47 +0200
From: "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
To: tannino@tannino.de, "Cianelli Fiorenzo" <fiorenzocianelli@gmx.de>, paolo.sala@arcor.de, pagattolo@hotmail.de, adri.baudi@online.de, coppola-adriano@t-online.de, ambra.sorrentino@googlemail.com, andrea.camuffo@intel.com, antonio@bosi.info, antonio_marraffa@yahoo.de, ccumani@eso.org, clara51@t-online.de, info@comites-monaco.de, vacante@unict.it, corradoconforti@hotmail.com, daniela.dibenedetto@googlemail.com, elfi.padovan@gmx.de, colonnella@t-online.de, f_rossi@t-online.de, f.cuomo@gmx.net, graffi@eso.org, giuli.tibone@freenet.de, giuseppe.scuto@st.com, furnilaria@web.de, loredana58@hotmail.com, maria.bali@gmx.de, info@marilisacozza.com, mdolce@aol.com, miranda59@hotmail.com, koukla_mou@web.de, norma.mattarei@caritasmuenchen.de, paola.baglione@libero.it, pierangela@gmx.de, info@rinascita.de, palmas62@tiscali.it, sandra.cartacci@t-online.de, sandro.pinarello@infineon.com, s.granaroli@yahoo.de, tagliabue@gmx.de, "Giuseppe Tannino" <montatore1943@fastwebnet.it>, marcotannino@virgilio.it, "asiliram" <asiliram@yahoo.de>, orazio.vallone@t-online.de, serena_chillemi@hotmail.com

 
 

 Sono dell'opinione che non c'è un "modus vivendi fra gli italiani" ma un modus vivendi degli italiani, sviluppatosi agli albori della cultura umanista e legittimato da Macchiavelli dopo che Guicciardini per primo aveva cercato di capire perché gli italiani erano divisi e campanilisti, però senza che entrambi riuscissero a mettere il dito nella piaga essendo inconsapevolmente correi della stessa ragione che ne stava a monte: la coscienza religiosa. Una coscienza che arriverà fino ai nostri giorni simile a quella stessa per cui Guicciardini si era lambiccato il cervello per venirne a capo. Ma che non poteva farcela essendo il pensiero laico ai suoi primi passi che vedeva in Galilei, Bruno e Leonardo da Vinci i protagonisti del Rinascimento che a sua volta da lì a poco avrebbe spalancato le porte all'Illuminismo. La coscienza religiosa degli italiani è arrivata inalterata fino ad oggi perché protetta dal temporalismo della chiesa e dalle dominazioni straniere che non erano interessate ad uno Stato unitario preferendo lasciare gli italiani fra di loro divisi e narcotazzati dalla fede. Nemmeno la forte crescita economica ha saputo sfondare la plasticità di tale dato di fatto essendo stata sapientemente gestita dal regime democristiano per metà secolo. Una gestione clerico-fascista del potere usata non solo eversivamente contro il PCI e il Movimento extraparlamentare degli anni settanta, ma anche per filtrare la modernità proveniente dalla crescita stessa. Quindi, la coscienza religiosa degli italiani ha conservato tutte le sovrastrutture del passato contro cui si infrange una elite, diventata con la scomparsa del comunismo, postavanguardia e dismessa, laica-azionista che non ha la capcità di criticare la coscienza re ligiosa quale anomalia e pertanto causa dei ritardi del paese di cui il berlusconismo è il riflesso più forte e vincente politicamente.

La sinistra liberale di cui è permeato il PD perciò non avendo mezzi culturali adeguati che non siano quelli descritti poc'anzi non può capire la mentalità degli italiani, la stessa che permette a Berlusconi di spadroneggiare usando al massimo le forme e il linguaggio propri di tale mentalità. Questa è la stessa ragione per cui il PD non fa sul serio davanti al problema del conflitto di interessi di Berlusconi. IL quale, imperturbato e senza scrupoli ha approfittato della del buonismo del suo avversario più forte per formarsi una gigantesca macchina della comunicazione. Una corte asservita di giornalisti, conduttori, showmen e showgirl che gli  ha garantito di vincere sempre, o quasi, le elezioni. Un servilismo svolto consapevolmente e conforme alla mentalità di un popolo, invero, sprovvisto di un modus vivendi moderno e laico, cioè oggettivamente democratico.

 Michele

 

 

 
 
mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 27/03/11 10:15:03 pm
A "gianfranco" <tannino@tannino.de> , "Nicola.Marangoni" <nicola.marangoni@gmail.com> , "vinca" <vincalenne@googlemail.com> , "Tommaso.Pedicini" <tommaso.pedicini@lycos.com> , "NicDiazzi" <NicDiazzi@aol.com> , "Alessandro Holthaus" <alexander@woodenstars.net> , "ambra sorrentino" <ambra.sorrentino@gmail.com> , "Cianelli Fiorenzo" <fiorenzocianelli@gmx.de> , "egle maiolo" <e-m-wenzel@t-online.de> , "elfi padovan" <elfi.padovan@gmx.de> , "Francesco Cuomo" <f.cuomo@gmx.net> , "Ilaria Furno" <furnilaria@web.de> , "paolo sala" <paolo.sala@arcor.de> , "Tiziana Gentili" <info@tiziana-gn.com> , "Venier, Mauro" <mvenier@gmx.de> , "Vladimira Vodopivec" <vladimira.vodopivec@mytum.de> , "antonio marraffa" <antonio_marraffa@yahoo.de> , "clara" <Clara51@t-online.de> , "Concetta Vacante" <concetta.vacante@googlemail.com> , "Cosimo Carniani" <cosimoc79@googlemail.com> , "Daniela Di Benedetto" <daniela.dibenedetto@googlemail.com> , "Gianni Minelli" <gminelli@t-online.de> , "Giulio Bailetti" <giulio_bailetti@gmx.de> , "Marcello Tava" <marcellotava@ya
Oggetto Piano italo-tedesco?
 
 
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Sono sobbalzato all'intervista di Frattini, pubblicata oggi su Repubblica, in cui dice di avere un piano politico da proporre alla Germania martedì prossimo, avente addirittura l'ambizione di riportare un certo equilibrio nel rapporto di forza con la coalizione militare capeggiata con spregiudicatezza dai francesi e sostenuta dagli inglesi e, più defilati, dagli americani. Ciò mi è successo perchè conosco bene i pregiudizi antitaliani della Germania e dei media leggendo sin dal primo giorno del mio arrivo a Monaco (avvenuto alla fine degli anni settanta per sfuggire allo Stato di polizia instaurato dal regime democristiano per reprime il movimento di rivolta) un quotidiano locale (Abendzeitung), nonchè guardando la televisione e ascoltando anche la radio. Tali pregiudizi sono così radicati ancora oggi da farmi ritenere che Frattini non li conosca o li ridimensioni perchè magari erroneamente consigliato dall'ambasciatore italiano e ciò non mi sorprenderebbe visto che quella poltrona la occupa probabilmente non per competenza ma secondo un abusato criterio di distribuzione del potere come fattore di scambio o di gratitudine per il servilismo apportato al suo capo, cioè Berlusconi. Perchè se li conoscesse non sarebbe mai giunto a formulare detto piano di intesa alla Germania, ma viceversa sarebbe rimasto sulle sue in attesa di una evoluzione dei suoi rapporti coi francesi imprecando nel frattempo contro la cattiva sorte comminata all'Italia non da Dio ma più semplicemente dalla Storia. Ma non c'è nulla da fare poiché anche in questo caso l'Italia ha dimostrato di essere politicamente non solo al proprio interno disorganizzata ma, ovviamente, anche e sopratutto all'estero, dove come è ben risap uto è priva di credibilità e non solo a causa di Berlusconi ma già prima di lui. Infatti, nei media tedeschi sul conflitto in Libia l'Italia non viene mai menzionata salvo davanti alla messa a disposizione di tutte le sue basi militari per sottolinearne la condizione di subalternità alla coalizione franco-inglese-americana come un esempio di stupidità politica. Questa mancanza di rispetto della Germania per l'Italia è la stessa della Francia, degli USA, insomma di tutti, dovunque nel mondo! Le cause giacciono nella sua Storia declinata negativamente dalla presenza onnicomprensiva della chiesa e dalla cultura che ne derivata nel corso del tempo, oppure per certi versi da una malcelata invidia per la sua funzione spesso di avanguardia intellettuale e artistica avuta in tutte le epoche: dall'antichità al moderno (il Rinascimento senza il quale non ci sarebbe stato l'Illuminismo e neppure il Positivismo inglese; l'arte sacra e barocca prima di tutte le altre). In ogni caso, l'Italia e gli italiani sono considerati inaffidabili e, come in Germania, addirittura stupidi (sulla stampa si dice degli italiani come di un popolo... doof!). 

Dopodichè, sulla base di questo ragionamento sono propenso a credere che la cancelliera Merkel non accetterà la proposta di Frattini per imbarazzo e disagio a cooperare con un siffatto partner, in quanto italiano.......Martedì vedremo come andrà a finire; intanto finora sui media tedeschi non se ne parla proprio.

Saluti. Michele

 

 

PS: Michelle Hunzker, ex compagna di Eros Ramazzotti e conosciuta anche come valletta alla televisione del sultano e da due anni valletta anche su un programma di varietà della potentissima ZDF è stata "consigliata" dalla stampa tedesca a trovarsi finalmente un ragazzo "normale". Si pubblicavano i nomi e le relative foto dei suoi ex compagni italiani facendo intuire al lettore che il nuovo dovrebbe essere chiunque purchè non sia più un italiano!

 

 
 
 
Da "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 23/02/11 7:56:52 pm
A "Walter Tagliabue" <tagliabue@gmx.de> , vistespa@online.de , mail@sante-recca.com , sandra.cartacci@t-online.de , pierangela@gmx.de , pagattolo@hotmail.de , Norma.Mattarei@caritasmuenchen.de , maviott@arcor.de , marcellotava@yahoo.com , giulio_bailetti@gmx.de , gminelli@t-online.de , tannino@tannino.de , daniela.dibenedetto@googlemail.com , cosimoc79@googlemail.com , concetta.vacante@googlemail.com , Clara51@t-online.de , antonio_marraffa@yahoo.de , vladimira.vodopivec@mytum.de , mvenier@gmx.de , info@tiziana-gn.com , paolo.sala@arcor.de , furnilaria@web.de , f.cuomo@gmx.net , elfi.padovan@gmx.de , e-m-wenzel@t-online.de , fiorenzocianelli@gmx.de , ambra.sorrentino@gmail.com , alexander@woodenstars.net , NicDiazzi@aol.com , tommaso.pedicini@lycos.com , vincalenne@googlemail.com , nicola.marangoni@gmail.com , loiudice@infogrottole.it
Oggetto Re: La libertà sessuale
 
 
 
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-----Original-Nachricht-----
Subject: Re: La libertà sessuale
Date: Tue, 22 Feb 2011 12:19:32 +0100
From: "Walter Tagliabue" <tagliabue@gmx.de>
To: "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>, vistespa@online.de, mail@sante-recca.com, sandra.cartacci@t-online.de, pierangela@gmx.de, pagattolo@hotmail.de, Norma.Mattarei@caritasmuenchen.de, maviott@arcor.de, marcellotava@yahoo.com, giulio_bailetti@gmx.de, gminelli@t-online.de, tannino@tannino.de, daniela.dibenedetto@googlemail.com, cosimoc79@googlemail.com, concetta.vacante@googlemail.com, Clara51@t-online.de, antonio_marraffa@yahoo.de, vladimira.vodopivec@mytum.de, mvenier@gmx.de, info@tiziana-gn.com, paolo.sala@arcor.de, furnilaria@web.de, f.cuomo@gmx.net, elfi.padovan@gmx.de, e-m-wenzel@t-online.de, fiorenzocianelli@gmx.de, ambra.sorrentino@gmail.com, alexander@woodenstars.net, NicDiazzi@aol.com, tommaso.pedicini@lycos.com, vincalenne@googlemail.com, nicola.marangoni@gmail.com, loiudice@infogrottole.it
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Caro Walter,
faccio una premessa di fondamentale importanza per la comprensione dei concetti, nonchè dell'imprenscindibilità della contestualizzazione storica come presupposto dirimente: pur avendo avuto da cordone ombelicale l'avvento della società consumista peraltro verificatasi nei soli paesi occidentali, non si ebbe però un maggio `68 uguale dappertutto, perchè la for ma e i contenuti riflettevano la diversità tra un paese e l'altro sul piano culturale ed economico. Ciò vuol dire che quello italiano non fu (nè poteva essere altrimenti) uguale a quello tedesco e a loro volta non furono neppure uguali a quello francese, il quale, in ultima analisi, crebbe sull'onda dello spontaneismo dei Provos di Amsterdam sviluppatosi nella metà degli anni sessanta. Fermo restando sul fatto oggettivo che il maggio `68 fu dovunque la critica dello status quo e in particolar modo delle sue strutture, fra cui la scuola come luogo del sapere borghese e la famiglia cattolica come proiezione di sè dell'autoritarismo e dei valori gerarchici in una appiattita socializzazione del "senso comune", và in ogni caso sottolineato come ciascun paese intepretava tanto la forma che il contenuto della contestazione. In francia, ad esempio, la contestazione fu più un evento rivoluzionario della creatività che un palese Movimento politico rivoluzionario: infatti la riflessione estetica che riporti nella tua mail è apolitica o perlomeno lo è in maniera troppo vaga perchè potesse svilupparsi un Movimento anticapitalista in senso lato. Però, è evidente l'analogia con la parte creativa del Movimento che si sviluppò in Italia nella seconda metà degli anni settanta e che ebbe il suo acme per via della grande manifestazione nazionale contro la repressione tenutasi a Bologna nel 1977, a cui partecipai anch'io con i collettivi anarchici e di Lotta Continua di Torino. Una creatività che dissacrava il potere assumendo una fisionomia detta "autonomia fluida" che ruotava attorno alla rivista A/traverso fondata da Bifo, il leader dell'Autonomia Operaia di Bologna che dialogava financo con Patti Smith e Lou Reed, le rockstar più impegnate dopo Bob Dylan e Neil Young. Lo faceva perchè consapevole dello spirito rivoluzionario della rockgeneration nata e sviluppatasi all'interno della contestazione degli anni sessanta e consacrata con il leggendario concerto di Woodstock e che pertanto faceva parte a pieno titolo della controcultura. Per tale ragione non la confondo con quella più evanescente che venne a crearsi con il Punkrock dei Sex Pistols sul finire dei settanta e che farà da precursore del fenomeno "sex, drugs&rock n'roll" di cui tuttavia sento la sua mancanza come ultimo bastione della rivolta giovanile. Il significato dell'uso delle droghe, generalmente leggere come la marijuana e l'haschisc, si basava sul bisogno che la socializzazione all'interno del Movimento si verificasse non solo con l'amore libero dagli schemi del romanticismo borghese della fedeltà di coppia ecc., ma su una sorta di "trascendenza comune" per sradicare ogni forma di solitudine individualista. In tanti, non paghi del "Free "Love", del rock e della marijuana in virtù della propria identità di "figli dei fiori" credettero che uno spirito davvero libero dall'oppressione religiosa e dal selvaggio sfruttamento cui era sottoposta la natura dalla società dei consumi, lo si potesse andare a cercare in India o nelle terre del Buddismo. 
Ma cosa fu la contestazione italiana della seconda metà degli anni sessanta? Essa fu, diversamente da quella francese, sin dalle sue origini risalenti ai primi scioperi scolastici del `65-`66 una contestazione volta a mettere a nudo le contraddizione e il carattere ipertrofico del clericalismo dominante e incarnato al massimo dal regime democristiano. Qualche anno più tardi lasciando da parte lo spontaneismo libertario si organizzava politicamente e nasceva così il Movimento Studentesco di Capanna e subito dopo Potere Operaio che faceva suo lo sl ogan cheguevarista del "mordi e fuggi" teorizzando la guerriglia urbana come prima forma di contropotere rivoluzionario. Nello stesso periodo a Torino veniva creata Lotta Continua, Avanguardia Operia e tanti altri gruppi più piccoli ma pur tuttavia espressione di un Movimento che stava da lì a poco per alzare il tiro della lotta al potere e ai suoi maggiori simboli attraverso la "semilegalità" Era il sogno rivoluzionario di una generazione che credeva si stesse verificando: bastava volerlo... l'assalto al cielo (William Blake). Fu anche il mio sogno...
Michele
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Caro MTrapanaro,
nei tuoi interventi mi sembra di leggere le esperienze di una
generazione, a me, vicina.
Anche se, a volte, mi sfugge dove vuoi andare a parare.
Nel tuo scritto "La liberta´sessuale" parli della generazione
del Maggio 68` confusa nello slogan dell´ eccesso, riveduto e corretto
da ormai piu´ di una generazione, di "sesso, droga, e rock n´roll".
Lo spirito libertario di quegli anni, prima della de-generazione del terrorismo e delle malattie vere dell´ eccesso, rappresanta ancora un punto di svolta della societa´.
Ha modificato il rapporto col "potere".
Ha rifiutato ogni "potere", anche quello esercitato dalla nostra
"persona" sull´ altra/o.
Un seme anarchico nel mare delle nostre relazioni.
Gli slogans sui muri di quel tempo raccoglievano in se´ ampie analisi di gruppo, ma anche individualita´ creative, e , purtroppo, le ragioni della sua sconfitta.
Permettimi di riproporteli, in una riflessione "dovuta" a 40 anni
dalla sua ricorrenza, a futura memoria.
Grazie
W alter Tagliabue
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Il potere dell´ immaginazione.
ovvero
Il Maggio 68´ sospeso tra utopia e quotidiano.
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Mi consenta il ministro al "Dio Patria e Famiglia".
Ma io sono qui, con in valigia "Les slogans de 68´" di J.P.Legois, in fila al casello francese, davanti alla pubblicita´ che piega lo slogan " L´ immaginazione al potere" ai voleri commerciali della compagnia autostradale.
E mi rivedo, sedicenne, in un bar di provincia.
Fermo, davanti alle immagini delle dimostrazioni studentesche del maggio trasmesse dal telegiornale in bianco e nero dell´ epoca.
Stringevo gia´ "i pugni in tasca" nel desiderio di una rivolta intellettuale per uscire dal catechismo delle convenzioni "borghesi".
Avevo davanti un destino di " metro´, boulot, dodo" (prendere la metropolitana, sfacchinare, dormire) e la conseguente "alienazione".
40´ anni fa´ la ricerca di liberta´ individuale non era una lotta solitaria, ma trovava sostegno in una ricerca collettiva per conciliare sogno e realta´.
Gli slogan del maggio francese erano la sintesi di questo sentire comune.
.
Alcuni parlano di liquidare l´ eredita´ del maggio 68´, altri lo ritengono impossibile.
Di certo vi e´ stata una piccola rivoluzione culturale modernista miracolosamente uscita da "un verbiage d´un autre age" ( da una forma verbale di un´ altra era).
Il 68´ e´ stato un´ esplosione della parola.
"Si e´ prodotto qualcosa di incredibile; noi ci siamo messi a parlare", "I muri hanno preso la parola", "e´ proibito interrompere", " e´ proibito proibire".
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Frasi effimere "mouche de Mai" (mosche di maggio), fragili come i loro supporti, sorgenti orali, g raffiti, manifesti.
Espressioni multiple e plurali che si fondono con le altre forme classiche politico-sindacali, giornalistiche.
Tutti i campi dell´ espressione vengono toccati a partire dal capitale "culturale" universitario e dell´ insegnamento.
.
Non si devono dimenticare i rapporti di forza sociali e politici dell´ epoca.
Le comunicazioni erano molto diverse dalle attuali.
La televisione balbettava e solo qualche radio periferica concorreva con quella di Stato.
Le relazioni e convenzioni sociali non permettevano una libera espressione.
Il sistema d´ insegnamento rifletteva e prolungava la struttura tradizionalista della societa´.
Fu cosi´ che lo slogan, questa modalita´ particolare di prendere parola, si e´ fatto l´ eco della societa´.
Al di la´ di una prima impressione e dal carattere per forza perentorio e incantatore di certe frasi, si manifesta una ricerca d´ espressione, di dialogo e di dibattito oggigiorno perso.
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"Ho qualcosa da dire. ma non so ancora cosa". "l´ insolenza e´ una delle piu´ grandi armi rivoluzionarie". "Io smerdo la societa´, ma lei me la restituisce tutta". "I muri hanno orecchie certo, ma sono le tue orecchie che hanno muri."
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Frasi perentorie contro l´ autorita´, ma anche consapevoli dei limiti delle proprie azioni.
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La scintilla che incendia la rivolta e´ stata la repressione violenta che si abbatte sugli studenti riuniti nel cortile della Sorbona per protestare contro l´ incedio dei locali della federazione giovanile studentesca, la chiusura dell´ universita´ di Nanterre e la convocazione degli studenti davanti alla commissione disciplinare. Alle richieste minime, "minimaliste" degli studenti che chiedevan o l´ amnistia per gli studenti arrestati, l´ evacuazione delle forze di polizia dal Quartiere Latino e la riapertura delle universita´ faceva seguito una reazione inusitata delle forze di polizia e una chiusura del corpo insegnante. A quel punto il pave´, le strade parigine diventavano il teatro di lotta.
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"La barricata ferma la via. ma apre il cammino"
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E´ comunque una sospresa dell´ alchimia del Maggio 68´ che, partito da una semplice protesta contro la repressione, si sia spostata -massicciamente- verso una messa in causa, in discussione radicale del sistema dominante.
I suoi progetti di trasformazione sociale operano anche una congiunzione tra movimento studentesco e lavoratori.
Un Maggio operaio, bisogna ricordarlo, che organizza uno degli scioperi generali piu´ importanti di Francia con la partecipazione di 10 milioni di lavoratori e la paralisi del paese per piu´ di 10 giorni.
Certo non e´ nel costume operaio d´ esprimersi molto. " la bocca e´ spesso corta".
Ma cio´ nonostante " on arrete tout et on reflechit " (Si ferma tutto e si riflette ). Si parla, si discute.
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La critica di tutte le forme di oppressione, di imposizione autoritaria dei poteri sviluppa il tentativo d´ articolare un modo d´ esprimersi dentro un progetto di societa´ che mettese in pratica una ricerca coerenza tra realta´ e sogno.
Con l´ occupazione dei luoghi di studio, di lavoro, dei quartieri il movimento si organizza in progetti di gestione collettiva per riappropriarsi " dei suoi spazi, dei suoi pensieri, del suo presente e del suo avvenire".
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Bello e impossibile? Forse. Sta´ di fatto che in questo contesto anche la prospettiva rivoluzionaria sembrava credibile.
Uno slogan diceva: " Il dovere di tutti i rivoluzionari e´ di fare la rivoluzione".
Ma anche: " Tutti i riformisti si caratterizzano per l´ utopia della strategia e l´ opportunismo della tattica". " Il masochismo oggigiorno prende la forma del riformismo". Oppure: "Colui che parla di rivoluzione e di lotta di classe senza riferirsi alla realta´ quotidiana, pa rla con un cadavere dentro la bocca".
.
Da qui il successo, anche se ambiguo, del concetto di autogestione e di democrazia diretta.
.
"Aprite le officine e le facolta´. Occupiamo l´ opinione pubblica".
"La natura non ha ne´ servitori ne´ capi. Io non voglio ne´ dare ne´ ricevere leggi".
.
Il cocktail ideologico del Maggio mette oggi in imbarazzo. Non si presta tanto ad una lettura del programma di questo o quel tal altro gruppuscolo quanto dentro un cammino e ad un´ aspirazione.
In breve si deve leggere dentro una dinamica di ricerca d´ una alternativa senza essere bendati di certezze e senza dogmatismi.
Si, come si e´ scritto a Nanterre, riprendendo l´Amleto:
"C`e´del metodo nella loro follia".
Ma anche: "Siate realisti, pretendete l´ impossibile"; " Siate a misura dei vostri sogni".
Con uno sguardo a Marx si scriveva: "Noi vogliamo le strutture al servizio dell´ uomo e non l´ uomo al servizio delle strutture. Noi vogliamo il piacere di vivere e non il male di vivere".
" Noi non siamo ne´ idealisti, ne´ utopisti. Noi viviamo le idee."
.
Il colpo di gioventu´ culturale e sociale non e´ stato un lampo ecclatante a ciel sereno.
Sul piano storico si rifa´ alla Rivoluzione francese e alla Comune di Parigi.
Mentre il brodo di culture presenti sulla scena del 68´ ha rappresentato la bella, lunga marcia della circolazione delle idee all´ interno del movimento giovanile di quegli anni.
"La nostra speranza non puo´ venire che dai senza-speranza".
.
Il filo conduttore del movimento e´ l´ irreprensibile aspirazione alla liberta´.
Questa non si fonda su una concezione notarile della liberta´ (la mia liberta´ incomincia la´ dove si arresta qulla degli altri).
Ma nella sua definizione estensiva e collettiva: "La liberta´ altrui contiene la mia all´ infinito".
.
Tutto il bagaglio ideologico viene preso con molta distanza e autoironia.
"Je suis marxist. Tendance Graucho" (Io sono marxista. Tendente Graucho).
"Non liberatemi. Io mi cambio".
.
l´ autocontestazione e´ la vera novita´ del movimento del Maggio.
Un movimento che sviluppa una dimensione critica alle stesse affermazioni che elabora e sforna.
Viene messo alla prova lo spirito del 68´ che deve poter essere sempre sottomesso alla stessa critica mossa verso le istituzioni che denuncia.
Per non diventare esso stesso istituzione.
Un cammino di ricerca critica permanente per non diventare:
"I cani da guardia della nuova classe dirigente".
Per non generare una nuova dominazione di un nuovo potere oppressivo.
.
"Noi non vogliamo dei leaders. Noi siamo un movimento in evoluzione continua. Colui che si attiva non e´ che un granello di sabbia piu´ dinamico degli altri".
"I piccoli mandarini sono piu´ pericolosi che quelli grossi perche´ sono piu´ numerosi e si mimetizzano meglio. Attenzione c`e´ un mandarino in ognuno di voi".
"Militante. Prossima liquidazione". "Le mozioni uccidono le emozioni". "
"Prendete la rivoluzione sul serio. Ma non prendiamoc i sul serio"
"Qui lo spettacolo della contestazione. Contestate lo spettacolo".
.
Mi viene in mente J.P.Sartre il quale rivolta agli studenti diceva:
"Voi avete un´ immaginazione piu´ ricca di quel che pensate e le formule che si leggono sui muri della Sorbonne lo provano. Qual´ cosa e´ uscita da voi che sorprende, che sconvolge, che ripudia tutto cio´ che fa´ della nostra societa´ quella che e´ oggigiorno. E´ cio che chiamerei l´ estensione del campo del possibile. Non rinunciateci".
.
Sono al casello. Nello slogan" L´ immaginazione al potere", la parola "al potere" viene cancellata e sostituita da "al pagamento" cosi´ da diventare "L´ immaginazione al pagamento" (del pedaggio autostradale). E mi domando, quanto e in che modo dovremo ancora pagare per rimetterla (l´ immaginazione) al suo posto.
Riparto, i pugni ancora in tasca. Un´ auto mi sorpassa. Il rosario pende dal retrovisore. La lettera della nazionalita´ accanto alla targa europea. Famiglia lanciata verso il mare. I bambini mi fanno le boccacce dal finestrino. Il mio pugno si apre in un cenno di saluto ebete.
.
"Alons enfats . Ce n´ est qu´ un debut. Continuons le combat".
Avanti bambini. Non e´ che l´ inizio. continuiamo la lotta.
La ricreazione non e´ finita.
.
Tagliabue Walter









> -------- Original-Nachricht --------
> Datum: Fri, 18 Feb 2011 23:55:29 +0100
> Von: "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
> An: "peppino" <loiudice@infogrottole.it>, "Nicola.Marangoni" <nicola.marangoni@gmail.com>, "vinca" <vincalenne@googlemail.com>, "Tommaso.Pedicin i" <tommaso.pedicini@lycos.com>, "NicDiazzi" <NicDiazzi@aol.com>, "Alessandro Holthaus" <alexander@woodenstars.net>, "ambra sorrentino" <ambra.sorrentino@gmail.com>, "Cianelli Fiorenzo" <fiorenzocianelli@gmx.de>, "egle maiolo" <e-m-wenzel@t-online.de>, "elfi padovan" <elfi.padovan@gmx.de>, "Francesco Cuomo" <f.cuomo@gmx.net>, "Ilaria Furno" <furnilaria@web.de>, "paolo sala" <paolo.sala@arcor.de>, "Tiziana Gentili" <info@tiziana-gn.com>, "Venier, Mauro" <mvenier@gmx.de>, "Vladimira Vodopivec" <vladimira.vodopivec@mytum.de>, "antonio marraffa" <antonio_marraffa@yahoo.de>, "clara" <Clara51@t-online.de>, "Concetta Vacante" <concetta.vacante@googlemail.com>, "Cosimo Carniani" <cosimoc79@googlemail.com>, "Daniela Di Benedetto" <daniela.dibenedetto@googlemail.com>, "gianfranco" <tannino@tannino.de>, "Gianni Minelli" <gminelli@t-online.de>, "Giulio Bailetti" <giulio_bailetti@gmx.de>, "Marcello Tava" <marcellotava@yahoo.com>, "marinella vicinanza-ott" <maviott@arcor.de>, "Mattarei Norma" <Norma.Mattarei@caritasmuenchen.de>, "Paolo Gatti" <pagattolo@hotmail.de>, "Pierangela Hoffmann" <pierangela@gmx.de>, "sandra" <sandra.cartacci@t-online.de>, "Sante Recca" <mail@sante-recca.com>, "vittorio spano" <vistespa@online.de>, "Walter Tagliabue" <tagliabue@gmx.de>
> Betreff: La libertà sessuale
> &#xA> In questo tormentato periodo per le sorti dell'Italia dietro l'aspetto
> economico e dell'etica pubblica, si è venuta configurando una situazione
> anche complessivamente interessante per i suoi contenuti che spesso vanno
> oltre il limite che la cultura dominante di questo paese può comprendere;
> ovviamente i p rotagonisti, dai politici agli intellettuali, ne vorrebbero
> fare a meno di confrontarvisi perchè sono scomodi e non appertongono a
> loro. 
> Sull'ennesima "bravata" di Berlusconi per cui la Procura di Milano ha
> raccolto prove evidenti per imbastire un processo in direttissima aleggia
> un tema che mi fa spostare le lancette del tempo all'indietro allorchè,
> tra la metà degli anni sessanta e la fine dei settanta, si aveva creduto
> all'analisi marxista del sistema capitalista per cui la contestazione
> studentesca e i sogni di una rivoluzione neocumunista da parte dei giovani
> fossero ormai a portata di mano. Si arrivò perfino ad alzare il tiro
> dello
> "scontro di classe" perchè stimolati dalla visione di una nuova
> palingenesi che doveva essere effettuata dal proletariato e nel frattempo
> si riducevano i tempi dell'attesa inanellando in seno al Movimento una
> condizione microcosmica esistenziale strutturata sulla controcultura. Essa
> era costituita da un modo di fare radicalmente anticonvenzionale in cui la
> famiglia, l'autoritarismo e tutte le forme di esistenza legate alla
> cultura
> cattolica venivano criticate e superate adottando comportamenti in
> antitesi
> alla cultura dominante ma influenzati dalla letteratura e dalla sociologia
> marxista-libertaria della beat generation e gli hippy che ne derivarono:
> musica rock, droghe e l'amore libero.  Musica rock e droghe raggiunsero
> il
> loro acme attravero il concerto di Woodstock: capelli lunghi e barbe
> incolte, vestiti anticonvenzionali, marijuana, Bob Dylan e gli Stones, i
> "figli dei fiori" e il libero amore. Per "Free Love" si concepiva una
> libera attività sessuale come piacere narcisista dell'essere da
> condividere con  chi era simpatico e dimostrava una certa affinità
> ideologica. Il pensiero che stava a monte della libertà sessuale era la
> riproduzione delle teorie di Wihlem Reich sulla rivoluzione sessuale dei
> giovani come presupposto di una nuova società postcapitalista e
> libertaria
> fondata sulla soppressione delle sovrastrutture romantiche: passione,
> gelosia, possessivismo e maschilismo svanivano in quanto elementi della
> cultura borghese e, più in generale, del potere.
> Tornando all'oggi: non c'è nessuno nè a destra nè a sinistra che sappia
> cosa fosse la libertà sessuale durante gli anni della rivolta giovanile.
> Quella a cui si riferiscono è una deformazione liberaloide del concetto
> di
> attività sessuale basandola principalmente sullo scambio e su un edonismo
> fine astesso e altresì viziato spesso dalle stesse categorie di pensiero
> per cui era valsa la contestazione sessantottina e la ricerca di
> liberazione atea e materialista operate dal Movimento degli anni settanta.

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Data 18/02/11 11:55:29 pm
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Oggetto La libertà sessuale
 
 
 
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In questo tormentato periodo per le sorti dell'Italia dietro l'aspetto economico e dell'etica pubblica, si è venuta configurando una situazione anche complessivamente interessante per i suoi contenuti che spesso vanno oltre il limite che la cultura dominante di questo paese può comprendere; ovviamente i protagonisti, dai politici agli intellettuali, ne vorrebbero fare a meno di confrontarvisi perchè sono scomodi e non appertongono a loro. 
Sull'ennesima "bravata" di Berlusconi per cui la Procura di Milano ha raccolto prove evidenti per imbastire un processo in direttissima aleggia un tema che mi fa spostare le lancette del tempo all'indietro allorchè, tra la metà degli anni sessanta e la fine dei settanta, si aveva creduto all'analisi marxista del sistema capitalista per cui la contestazione studentesca e i sogni di una rivoluzione neocumunista da parte dei giovani fossero ormai a portata di mano. Si arrivò perfino ad alzare il tiro dello "scontro di classe" perchè stimolati dalla visione di una nuova palingenesi che doveva essere effettuata dal proletariato e nel frattempo si riducevano i tempi dell'attesa inanellando in seno al Movimento una condizione microcosmica esistenziale strutturata sulla controcultura. Essa era costituita da un modo di fare radicalmente anticonvenzionale in cui la famiglia, l'autoritarismo e tutte le forme di esistenza legate alla cultura cattolica venivano criticate e superate adottando comportamenti in antitesi alla cultura dominante ma influenzati dalla letteratura e dalla sociologia marxista-libertaria della beat generation e gli hippy che ne derivarono: musica rock, droghe e l'amore libero.  Musica rock e droghe raggiunsero il loro acme attravero il concerto di Woodstock: capelli lunghi e barbe incolte, vestiti anticonvenzionali, marijuana, Bob Dylan e gli Stones, i "figli dei fiori" e il libero amore. Per "Free Love" si concepiva una libera attività sessuale come piacere narcisista dell'essere da condividere con  chi era simpatico e dimostrava una certa affinità ideologica. Il pensiero che stava a monte della libertà sessuale era la riproduzione delle teorie di Wihlem Reich sulla rivoluzione sessuale dei giovani come presupposto di una nuova società postcapitalista e libertaria fondata sulla soppressione delle sovrastrutture romantiche: passione, gelosia, possessivismo e maschilismo svanivano in quanto elementi della cultura borghese e, più in generale, del potere.
Tornando all'oggi: non c'è nessuno nè a destra nè a sinistra che sappia cosa fosse la libertà sessuale durante gli anni della rivolta giovanile. Quella a cui si riferiscono è una deformazione liberaloide del concetto di attività sessuale basandola principalmente sullo scambio e su un edonismo fine astesso e altresì viziato spesso dalle stesse categorie di pensiero per cui era valsa la contestazione sessantottina e la ricerca di liberazione atea e materialista operate dal Movimento degli anni settanta.
 
 
 
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Oggetto Re: {Sez.PD Monaco di Baviera 1761} su Berlusconi & Co. DA LEGGERE!!!!!!!!!!!!!
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In un paese anomalo, quale è l'Italia, è arduo parlare seriamente e con cognizione di causa per la faziosità che lo affligge sin dalla nascita come Stato unitario. D'altro canto, era già così a cominciare dal medioevo quando l'Italia era divisa, come si insegnava nella scuola dell'obbligo, in stati e staterelli dove quello del Vaticano spadroneggiava mediante il temporalismo e l'inquisizione e si anteponeva al tentativo di unificazione nel timore che potesse venire meno il suo potere nonchè il dominio sulle popolazioni tenute nell'ignoranza e anestetizzate dalla fede in Dio. Infatti, questa visione antinazionale del Vaticano prende corpo già prima della sua costituzione in struttura centralizzata del Cattolicesimo quando nel tardo medioevo la Chiesa si ritrova minacciata da Federico II, di origine germanica, il quale sprovvisto di cultura umanista , architrave del cristianesimo latino, ne minaccia il potere adoperandosi per l'unificazione delle terre di Italia per farne uno Stato unitario. Tuttavia, scampato a quel pericolo, in seguito la Chiesa facendo leva sul temporalismo e la repressione sanguinosa del dissenso riuscirà ad impedire che gli italiani si formassero una coscienza nazionale che poteva essere loro di viatico, come a i tempi dell'Illuminismo, alla libertà di pensiero e successivamente alla rivoluzione industriale che all'inizio approderà faticosamente e si fermerà al nord Italia. Pur non ignorando le guerre di indipendenza e l'epopea del Risorgimento che porterà sull'altare della poesia e della letteratura nazionale eccellenti intellettuali e patrioti come Foscolo o eroi come Garibaldi, si può sostenere che sostanzialmente, da sempre, è stato invano trovare un briciolo di lucidità e orgoglio che scuotesse la popolazione dall'ignavia perchè le sovrastrutture degli italiani, diversamente da quelle dei popoli anglosassoni, erano la rappresentazione prepolitica e astorica della coscienza religiosa. E se oggi si può dire che l'Italia sconta le colpe della Chiesa di essersi opposta alla creazione di uno Stato unitario per preservare il proprio potere e i privilegi che ne derivavano, allo stesso tempo è sotto gli occhi di tutti che lo stato di cose presente, in ricorrenza del 150° anniversario dell'unità d'Italia, non è tutto sommato così diverso come ragionevolmente avrebbe dovuto essere. Al contrario, l'idea politico-culturale che gli italiani oggi si ritrovano è manichea avendo come paradigma un modo di ragionare pseudoideologico e marcatamente egoistico che sfiora la concezione di setta delle comunità parareligiose.
Il modo capzioso e fazioso di ragionare non ha portato nè può quindi portare da nessuna parte perché è inficiato nella sua ragione di essere: la mistificazione. Tuttavia, ciò riguarda soltanto la destra, lo schieramentro fortemente stratificato della popolazione che si richiama allo Stato confessionale e a una dissimulazione del neoliberismo: un atteggiamento appartenuto al regime democristiano, al Pentapartito diretto da Cr axi e, adesso, a Berlusconi. La sinistra non può essere equiparata alla destra nelle colpe per la gravità odierna, semmai sarebbe da criticare per l'atteggiamento troppo attendista e cauto tenuto fino a poco tempo fa avendo considerato l'Italia un paese normale e persino negando  che Berlusconi avesse instaurato un regime di controllo organico dell'informazione e di avere, inoltre, accentuata la propensione degli italiani all'autodistruzione tramite la legittimazione dell'evasione fiscale e la diffidenza verso lo Stato, in generale, e nelle stesse fondamenta della democrazia. La sinistra è nei media di regime, evidentemente, derisa e sottostimata, persino da parte dela stragrande maggioranza dei suoi giornalisti perchè terrorizzati, come i loro colleghi di destra, che parlando criticamente di Berlusconi possano perdere il posto di lavoro. Questa è la ragione per cui si parlerà sempre negativamente del PD: se ha un programma politico alternativo diranno che non lo è, oppure che non ce l'ha affatto! Pertanto, attenzione alle "cazzate" della televisione e a quelle che scrivono la maggior parte dei giornali!
Michele
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Da "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 04/09/10 10:15:06 pm
A "sandra" <sandra.cartacci@t-online.de> , "Nicola.Marangoni" <nicola.marangoni@gmail.com> , "vinca" <vincalenne@googlemail.com> , "NicDiazzi" <NicDiazzi@aol.com> , "Tommaso.Pedicini" <tommaso.pedicini@lycos.com> , "Alessandro Holthaus" <alexander@woodenstars.net> , "ambra sorrentino" <ambra.sorrentino@gmail.com> , "Cianelli Fiorenzo" <fiorenzocianelli@gmx.de> , "egle maiolo" <e-m-wenzel@t-online.de> , "elfi padovan" <elfi.padovan@gmx.de> , "Ilaria Furno" <furnilaria@web.de> , "paolo sala" <paolo.sala@arcor.de> , "Tiziana Gentili" <info@tiziana-gn.com> , "Venier, Mauro" <mvenier@gmx.de> , "Vladimira Vodopivec" <vladimira.vodopivec@mytum.de> , "clara" <Clara51@t-online.de> , "Concetta Vacante" <concetta.vacante@googlemail.com> , "Cosimo Carniani" <cosimoc79@googlemail.com> , "Daniela Di Benedetto" <daniela.dibenedetto@googlemail.com> , "gianfranco" <tannino@tannino.de> , "Gianni Minelli" <gminelli@t-online.de> , "Giulio Bailetti" <giulio_bailetti@gmx.de> , "Marcello Tava" <marcellotava@yahoo.com> , "marinella vicinanza-ott" <maviott@
Oggetto Fastidiosi preconcetti?
 
 
To_view_full_html_email_click_here  La Germania che conobbero le prime generazioni di emigranti era palesamente xenofoba, sopratutto nei confronti dei musulmani che nella stragrande maggioranza venivano rappresentati dai turchi. Questi erano odiati dai tedeschi in quanto portatori di una cultura diversa dalla loro che, seppure in termini e forme edulcherate, la consideravano "superiore". Ciò accadde perchè i primi due-tre decenni dalla scomparsa violenta del regime nazista non erano bastati ad estirpare il germe del nazionalismo nella mentalità dei tedeschi tanto è che non pochi gerarchi presidiavano ancora nella Magistratura, nelle Forze Armate e nelle Università. 
Senza dubbio alcuno la Germania contemporanea è migliore di quella che i tedeschi avevano portato avanti fino alla fine degli anni ottanta. Quando pressato, dai primi segni di cambiamento epocale ormai in auge con la globalizzazione dell'economia del nascente neoimperialismo, il socialismo reale implodeva e simbologicamente con il crollo del muro di Berlino veniva a cessare definitavamente anche la guerra fredda. La quale aveva incubato tutta la sedimentazione del nazionalismo dell'ottocento responsabile delle due guerre mondiali della prima metà del Novecento e collante fra Stato e luteranesimo e fra proletariato e industrializzazione. Senonchè, tale stato di cose diventato ormai asfissiante divenne ben presto bersaglio della contestazione del movimento studentesco organizzato da Rudi Dutschke e dalla sinistra extraparlamentare degli anni settanta che identificando nella defascistizzazione della mentalità i tedeschi avrebbero potuto scoprire le qualità etiche e politiche della de mocrazia e la tolleranza. Riprendendo le negative valutazioni di Marx sui tedeschi che a suo dire erano carenti di qualità filosofiche essendo degli imitatori dei pensatori francesi, la contestazione riuscì a circoscrivere la terribile piaga nazionalista e a suotere alle fondamenta le sovrastrutture dominanti. Disincantati e sospinti nella decadenza si ebbe un vera e propria caduta degli dei allorchè le ragioni del profitto portava gli industriali a doversi sottomettere la politica per dar luogo ad una nuova rivoluzione che avrebbe rinvigorito il sistema capitalista facendolo uscire dalle ristrettezze del mercato finora conosciuto: la new economy e la conseguente globalizzazione. Contestazione e globalizzazione, agendo separatamente ognuno nel propio periodo storico, hanno fatto sì che i tedeschi riformulassero la propria mentalità seppellendo ogni traccia di nazionalismo per rifarsi una immagine più ammaliante proprio di fronte a quei paesi oggi emergenti ma ieri avversati per cui è necessaria l'adozione di un atteggiamento più consone al conseguimento dei propri interessi economici. 
Per tale ragione in una intervista rilasciata ad un quotidiano turco Angela Merkel ha definito "Unsinn" la tardo-xenofobia di Thilo Sarrazin per cui i tedeschi rischiano di perdere le proprie capacità genetiche a causa della "stupidità" dei tantissimi musulmani che vivono ormai da molti anni in Germania. Eppure, ciò che Sarrazin sostiene apertamente e con tanto coraggio visto che sta per perdere il posto alla presidenza della Bundesbank e di essere ovviamente espulso dalla SPD non è proprio del tutto una idiozia: i tedeschi la pensano come lui ma per convenienza non lo possono dire pubblicamente. E io lo sottosrivo appieno, convinto come sono che i tedeschi per essere rimasti potenti economicam ente non potevano che operare come e più di prima incentivati in se stessi dal proprio orgoglio e fede luterana, come popolo e Nazione per rimarcare la propria superiorità culturale nel senso di razza, estetica ed idioma. Quindi, possono essere dei fastidiosi preconcetti? No, dietro questo aspetto assolutamente no se la questione è inserita in un contesto interno al sistema stesso in cui la riesumazione postera della xenofobia viene concepita e suffragata dalla natura stessa del potere che è la sorgente primaria del razzismo e di altre degenerazioni etiche. Ed è semplicemente ipocrisia e mistificazione la tesi dei fautori del multiculturalismo perchè cercano di calare un velo davanti ai propri occhi per non sentirsi ostaggi delle proprie contraddizioni che sono i limiti del sistema capitalista. Diversamente, un NO al razzismo di Sarrazin è un NO obbiettivo alla Germania ammantata ipocritamente di "tolleranza" alla diversità, ma è un NO in senso lato al sistema capitalista e di ogni forma di potere esistente se tale No proviene dalle file degli antagonisti neocomunisti e libertari!
 
Michele 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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From:  "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
Date:  31 Jul 2010, 11:40:07 PM
Subject:  Inconcludenza e sgomento

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Sui giornali vicini all'opposizione si va respirando aria migliore dopo
che la potenza della destra comincia lentamente a sfaldarsi facendo
prefigurare a qualcuno persino l'ipotesi di elezioni anticipate. Sarà
anche fondata, ma quello che l'opposizione dovrebbe ricordare è lo stato
di sfilacciamento di cui è afflitta da sempre e che, in ultima analisi,
dopo tanti buoni propositi e qualche mancevolezza tuttavia le ha
precluso, nel recente passato, di governare proficuamente. E ciò che
stupisce è il fatto che malgrado tutto non si adopera, benche ne sia
consapevole, affinchè tale divisione, dovuta essenzialmente ad una
antiquata concezione leaderistica della politica, non abbia anche
stavolta il sopravvento davanti alla crisi ormai ineluttabile non tanto
della destra in quanto tale ma di Berlusconi per la sua concezione
padronale del PDL e del paese. Gli unici due ad aver posto questo
problema all'attenzione del PD sono stati Di Pietro e ultimamente
Vendola, il quale stando ad un sondaggio pubblicato da Repubblica
addirittura la spunterebbe su Bersani in caso di primarie, e ripeterebbe
l'en plein avuto in Puglia nei confronti di Boccia, giovane economista
ex Margherita. Naturalmente ciò che impedisce al PD di prendere
posizione è il suo tentativo di cooptare l'UDC di Casini nello
schieramento di centro-sinistra per poterlo poi coinvolgere in una
eventuale coalizione governativa. Senonchè, si ripeterebbero gli stessi
errori commessi dalla coalizione che aveva sorretto l'ultimo governo
Prodi per cui questo fu fatto cadere e che le macerie su cui era
crollato portò Veltroni ad anticipare la nascita del PD dandogli una
caratterizzazione di autosufficienza e riuscendo a portarlo al 34% dei
voti. Una alta percentuale che paradossalmente portò in tanti nello
schieramento del
centrosinistra e persino nello stesso PD a considerarla impietosamente
bassa, perciò un insuccesso che avrebbe portato Veltroni più tardi a
dimettersi. Le sue dimissioni ma anche il trattamento a dir poco
ingeneroso cui è sottoposto il PD anche da parte degli "amici" sono la
spia di una situazione senza sbocchi. La ragione non è solo politica ma
è anche culturale perchè tali atteggiamenti disfattisti derivano dalla
anomalia italiana di cui si parla tanto in questi ultimi anni senza che
nessuno però ne abbia spiegato con chiarezza cosa sia e da cosa nasca.
Non starò adesso a parlarne, ma è evidente a tutti che tale anomalia è
un fenomeno che riguarda non solo la destra e la sua politica ma
l'intero schieramento parlamentare fino ad uscire fuori dall'ambito
della politica stessa per abbracciare tutti i segmenti sociali e
culturali del paese. Solo mettendola in questi termini si può spiegare
il motivo della "contiguità" politico-culturale del PD alla destra e
particolarmente a Berlusconi nonostante che anche Bersani da un pò alzi
il tono della voce nella speranza che gli elettori colgano un segno di
cambiamento nella critica al regime. Ciò che sta a monte del
comportamento paradossalmente "moderato" è dovuta allo scarso
significato che il partito attribuisce alla questione morale. Se fosse
il contrario avremmo un partito fermo, intransigente nel denunciare il
regime costruito da Berlusconi attraverso la manipolazione
dell'informazione ottenuta con il possesso personale di tre reti
televisive e il controllo diretto o indiretto della Rai e di tante altre
televisioni locali, come della radio pubblica e privata e, cosa non da
poco, il controllo di gran parte della stampa quotidiana e periodica. In
queste condizioni molto vantaggiose Berlusconi si è assicurato non solo di
mettersi al riparo dai guai giudiziari ma addirittura di arricchirsi
ulteriormente conquistando il potere politico grazie ad un corpo
elettorale di per sè predisposto per natura a votarlo in quanto
culturalmente affine.
E davanti alle sconfitte elettorali il PD ha risposto come al solito
autoflaggellandosi incapace cioè di capire che le ragioni non
dipendono dalla debolezza della sua politica ma dal fatto che, per
l'appunto, l'informazione politica è manipolata e gestita come una
sorta di lavaggio di cervello tipico dei vecchi regimi fascisti. Un
lavaggio di cervello che viene portato avanti quotidianamente non solo
nei talk show politici ma anche in quelli apparentemente inoffensivi di
intrattenimento di cui Raiset è infarcita. Fintantochè il PD non avrà
capito che la ragione principale dell'insuccesso risiede nel conflitto
di interessi di Berlusconi continuerà a brancolare nel buio sbattendo la
testa al muro invano e sprecando la propria forza nell'inconcludenza
fino ad una sorta di correità, inconsapevole e sconcertante, con la destra e
Berlusconi
medesimo!
Michele



 
 
  "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 16/07/10 11:12:55 am
A "peppino" <loiudice@infogrottole.it>
Oggetto Fw: la gioia nazionalista dei tedeschi
 

 
 
 
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Subject: la gioia nazionalista dei tedesc= hi
Date: Fri, 09 Jul 2010 23:38:51 +0200
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Ho voluto attendere qualche giorno prima di commentare la barbara uccisione di du e italiani avvenuta ad Hannover lunedì scorso, per vedere se e come essa sarebbe stata spiegata dai media tedeschi. Ebbene, quello che ho potuto verificare è che al primo giorno la notizia è stata tenuta congelata, non ne ha parlato nessuno. Soltanto all'indomani se ne dava notizia in maniera succinta, asettica o circostritta ai mondiali di calcio, ma sostanzialmente finora è stata tenuta in sordina. A ragion veduta essendo l'assassinio dei due italiani un fatto che trascende l'apparente futilità di una sanguinosa lite tra fifoserie avverse e in quanto tale imbarazzante e incommentevole. I media tedeschi non hanno voluto parlarne perchè sapevano che la causa di quell'atto feroce risiede nel loro odio per gli italiani manifestato quotidianamente sia nei media che nei rapporti interpersonali. Un sentimento di odio che, a mio parere, trova radice nel fatto che gli italiani è l'unico popolo europeo a non aver rimosso dalla propria memoria storica il passato nazista della Germania e sopratutto perchè si inorgogliscono per lo splendore del passato da cui traggono la forza per rivoltarsi al goffo tentativo dei tedeschi di volerli sottomessi. Questo bisogno sovrastrutturale dei tedeschi di volere ad ogni costo considerare gli italiani inferiori deriva evidentemente anche da una certa invidia per la loro inclinazione verso l'estetica e una certa leggerezza dell'essere espressa sia nel campo dell'arte che in quello della letteratura umanista e romantica. In altri termini, i tedeschi soffrono di un palese complesso di...inferiorità perchè ostaggi della propia mentalità paleonazionalista.
Per la seconda volta consecutiva la Germania ha visto svanire il suo sogno di diventare campione del mondo. Neppure rievocando una sorta di neopaganesimo per cui il polpo Paul era stato chiamato in qualità di...oracolo ad intercedere per la Germania è servito a niente! Come nel 2006 anche questa volta la delusione è stata forte, nonostante che nei media si tenti di nasconderla scrupolosamente preoccupati di non far trapelare alcunchè di pessimismo che invece attanaglia paesi come l'Italia. E bisogna pur dar loro ragione visto che ci stanno riuscendo benissimo! La stampa, come quattro anni fa, per tenere alto il morale va incitando i propri connazionali a non perdere la speranza perchè se stavolta il sogno del titolo non si è realizzato ebbene questo si concretizzerà la prossima volta, nel 2014 in Brasile. Lo spirito è quello della volontà di potenza analizzato da Nieztsche nell'ottocento che rende un popolo forte, coeso e dominante nel mondo, o quanto meno nel proprio continente. Soltanto nell'ottica dello spirito nazionale possono aversi manifestazioni di massa inneggianti al proprio orgoglio benchè apparentemente pacifiche e prive di derive ideologiche. 
Senonchè, la gioia ritrovata per il proprio paese non è una novità perchè su tale versante i tedeschi ne hanno sempre avuta abbondantemente in tutte le epoche storiche, ma quello che è emerso va oltre il carattere bonario della gioia medesima e costituisce il tentativo di rimozione di un senso di colpa verso l'etica brutalmente calpestata dai crimini contro l'umanità del regime nazista. Questo bisogno di farsi sentire di nuovo sul piano dell'autocelebrazione che nella prima parte del secolo scorso aveva portato i tedeschi a dichiarare guerra al mondo, oggi è vissuta  in modo inoffensivo e come deterrente culturale: non vogliono avere più alcun impaccio nel manifestare pubblicamente la propria gioia di essere tedeschi. Il fatto che lo sventolamento del tricolore abbi a coinvolto l'intera nazione e si verifichi grazie al calcio trasformato in strumento di rimozione di un passato che fino a pochi anni orsono impediva ai più coscienziosi di poter esternare il proprio orgoglio nazionale, però non può essere visto come sintomantologia positiva perchè al di là delle apparenze l'odierno delirio neonazionalista può sfociare anche nella tragedia. Per l'appunto, proprio quello che è accaduto ad Hannover per mano di una persona che, impazzita dall'odio per gli italiani, ha ucciso freddamente, come un nazista!
Michele 
 
 
 
 
 
 
Da "mtrapanaro@t-online.de" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 22/06/10 9:38:35 pm
A "peppino" <loiudice@infogrottole.it>
Oggetto Fw: Re: {Sez.PD Monaco di Baviera 1152} Aperitivo politico musicale sul tema politiche attive per il lavoro - 12.Giugno 2010, 18:00 Giesinger Bahnhof
 
 
 
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Subject: Re: {Sez.PD Monaco di Baviera 11= 52} Aperitivo politico musicale sul tema politiche attive per il lavoro - 12.Giugno 2010, 18:00 Giesinger Bahnhof
Date: Tue, 22 Jun 2010 21:58:33 +0200
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Caro Gianfranco,
sfrutto questa occasione di dibattito online per dire che nel sistema capitalista, come in ogni altra forma di potere ad esso precedente, non è mai esistita alcuna filantropia tesa a consolare gli esclusi e che oggi si subisce il potere, nella sua forma onnicomprensiva, in modo più attutito, come nell'economia sociale di mercato, mediante un forte Welfare che in Germania e, in generale, nel nord Europa è imperniato apparentemente sulla solidarietà ma che obiettivamente funge da deterrente ideologico. È peggio nei sistemi neoliberisti come quello americano e in quello sgangherato lasciato in triste eridità dal regime democristiano agli italiani che se lo ritrovano rappresentato in forma più grave da Berlusconi. Senonchè, al di fuori di questo contesto che riguarda la forma di potere o di sistema capitalista più avanzato non esiste niente di tutto ciò. Nei paesi sottosviluppati come in quelli in via di sviluppo la filantropia esiste solo ed esclusivamente come iniziativa soggettiva ed a discrezione per cui l'individuo, nella stragrande maggioranza dei casi, è destinato a subire il potere nella forma più violente e brutale del termine. Ciò vale anche per le organizzazioni internazionali dove si trovano a coesistere paesi opulenti e paesi in via sviluppo che non possono che essere regolati dai rapporti di forza o contrattuali dominanti e misurati in termini di potere geopolitico ed economico. In altri termini, a comandare sono dunque i paesi più ricchi dell'occidente e i comandati non possono fare altrimenti pena la privazione dei capitali delle multinazionali o, in ogni caso, dei capitali occidentali. Il mio riferimento è anche rivolto alla più importante organizzazione mondiale del commercio (WTO) dove le regole sullo scambio commerciale sono state dettate e non poteva essere diversamente, che dagli stessi ispiratori e vale a dire i paesi ricchi dell'occidente, più precisamente dagli USA e dalla Unione europea. Il pricipio fisico dell'osmosi , livellamento di due contraenti (ricchi e poveri) attraverso finanche la rinuncia o il limite del diritto di sciopero o di aumenti sostanziali del salario correlati agli aumenti della produzione da parte dei primi, non può valere nel campo politico-economico per cui quello che scrivi a proposito delle motivazioni del ricatto di Marchionne ai lavoratori di Pomigliano non si trova scritto in alcun trattato del WTO.
Più semplicemente l'atteggiamento duro e ricattatorio di Marchionne anche se per certi versi è comprensile per l'abuso che talvolta fanno i lavoratori dello sciopero nonchè dell'assenteismo per malattia, va visto pertanto alla luce non delle vituperate regole della globalizzazione che nessuno però si è dato neppure al WTO con dei compiacenti sindacati occidentali, ma di quello che è il sistema capitalista italiano. Un sistema, dicevo poc'anzi sgangherato in quanto incapace di essere nè una economia sociale di mercato incentrato su un robusto Welfare per chiunque e nessuno escluso, ivi compresi quelli che marxianamente sono ritenuti sottoproletari (disoccupati permantenti per alcolismo, tossicodipenfenza o emarginazione), nè un sistema neoliberista come quello americano. Ma è, giusto per dargli una etichetta, un sistema corporativo-cattolico-familista, quindi un sistema retrivo incapace cioè non solo di avere un rapporto di fiducia con la scienza e il laicismo e per questo rec alcitrante sia alla ricerca ed all'innovazione e alla formazione dei quadri dirigenti, del terziario nonchè dei servizi e sia recalcitrante nel riconoscere i diritti della persona, il diritto alla libertà "liberale" e non nell'accezione rivoluzionaria del marxismo. Tali condizioni sono quelle ereditate da un passato lontano nel tempo e che trovano una spiegazione nel carattere lacunoso dell'unità d'Italia ma ancora prima quando l'Italia non aveva nient'affatto una benchè minima coscienza nazionale seppure divisa e occupata dagli stranieri e tenuta, in ultima analisi, narcotizzata dal potere temporale della chiesa che di tutto questo è colpevole in assoluto. Sono altresì tali condizioni quelle che oggettivamente fanno dell'Italia, rispetto al resto dell'occidente, un paese evidentemente anomalo e per questo anche vessato all'estero e messo ai margini delle decisioni politiche. È questo il background degli insulti di Marchionne ai lavoratori di Pomigliano, un atteggiamento che trova linfa nell'anomalia italiana e non nella globalizzazione. O, peggio, è tale anomalia ad alimentare un atteggiamento apparentemente risalente alle leggi endogine della globalizzazione! Infatti, se si ha un pò di acume analitico si arriva ben presto alla conclusione che siffatto atteggiamento non può riscontrarsi in nessun paese ricco o comunque occidentale dove i diritti dei lavoratori, come lo sciopero e la pausa lavorativa, sono sacrosanti e rispettati da tutti. Ma Marchionne commette l'errore di scambiare una zona depressa italiana con una zona depressa di un paese in via di sviluppo dove basta un basso salario e l'assenza di una cosciena operaia per fare il bello e il cattivo tempo, purchè i profitti siano assicurati.
Michele




 
 

 

 

 

 

 

Da

"MicheleTrapanaro" <mtrapanaro@t-online.de>

 

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Data

01/05/10 9:33:00 pm

A

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Oggetto

Il capitalismo finanziario e la crisi dell'euro

Allegati :

 

 

 

 

 

 

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default.htm

Le banche da sole non potrebbero farcela a finanziare gli investimenti della produzione  e dei servizi essendo i profitti del sistema economico diventati esigui a causa della loro distribuzione ormai da anni estesa e  concentrata nel continente asiatico. A supportare il sistema economico-finanziario è la borsa per cui la disponibilità di risorse cresce nella misura in cui l'offerta delle azioni sono credibili e suffragate di fiducia da parte dei suoi operatori. Ma questi soggetti, che giá nel passato con le loro sfrontate speculazione gettarono gli Stati Uniti nel 1929 nella crisi più grave della sua storia, negli ultimi tempi stanno trasformandosi in agenti di destabilizzazione del sistema capitalista occidentale. È un atto di cui ancora non vi è, sia da parte della politica che del potere economico, piena consapevolezza avendo rinunciato agli interessi nazionali nell'illusione che l'apertura e l'internalizzazione del mercato potesse essere una nuova opportunità per aumentare i profitti. Nel frattempo succedeva che la globalizzazione portando le multinazionali occidentali nel sud-est asiatico consentivano a un paese come la Cina (paese fondamentalmente agricolo dove la tecnologia era ancora un tabù culturale, una aberrazione capitalista) di diventare una potenza di primo piano, tant'è che insidia addirittura gli stessi americani nel vertice mondiale della ricchezza nazionale. Senonchè, la Cina ne è soltanto la punta di diamante, visto che un pò tutti i paesi fino a qualche anno fa sottosviluppati o in via di sviluppo come l'India, il Brasile e anche la Turchia, sono stati capaci di approfittare degli investimenti occidentali per uscire dalla pesante condizione di povertà in cui versavano e oggi in grado perfino di sedersi allo stesso tavolo (G20) del potere neoimperialista diretto tuttora dagli americani nonostante il "socialismo" di Obama.
La globalizzazione davanti alle sue ragioni prettamente economiciste debellava così le ultime connotazioni ideologiche e paleonazionaliste del capitalismo e della stessa "civiltà occidentale" giungendo fino alla dissoluzione del socialismo reale. Tuttavia, tale processo di pragmatizzazione dell'economia internazionale, motivato da una sapiente nonchè apparente "umanizzazione" dei precedenti rapporti di forza geopolitici, non è valso a fare desistere i bastioni  neoidealisti della vecchia Europa dal migliorare la propria coesione culturale che si è avvalsa di una nuova valuta comunitaria (l'euro) come fattore di stabilità finanziaria. Naturalmente, nonostante i nobili intenti dei più ideologizzati sul fronte dell'europeismo, come ad esempio l'Italia del centrosinistra, questa ultima roccaforte dell'idealismo non poteva non imbattersi e incrinarsi di fronte all'ennesima crisi finanziaria degli ultimi anni. Crisi, ricordiamocelo, generata dalla speculazione come variabile schizzoide e ineluttabile della stessa globalizzazione: il capitalismo finanziario che detta le leggi del mercato a quello economico di cui la politica è sussunta da sempre.
 In questo angusto meandro delle sovrapposizioni dei soggetti del potere sta consumandosi la prima crisi economica dell'unità monetaria di cui l'anello più debole, la Grecia, un paese non industrializzato, sarà la prima a pagarne a duro prezzo la propria velleitaria scommessa di non rimanere ai margini dell'Europa delle cui origini culturali è precursore; è senz'altro un apparente paradosso storico in quanto dissimulazione di una anchilosante idea originaria.

 

 

 

 

 

Se già Leopardi, perplesso, si chiedeva perché gli italiani fossero diversi dagli altri popoli occidentali, allora é evidente che i problemi dell'Italia odierna hanno origini ben lontane e, al momento, non esiste nè da parte dei politici nè da parte degli intellettuali la capacitá di capirne le cause per rimuoverle. Ciò perchè, in definitiva, viene ancora a mancarne la consapevolezza e quando talora ci si avvicina è trasformata in tabù, in una sorta di inaccessibile fortezza che non si ha il coraggio di assaltare per paura della propria incolumità. Espugnandola, infatti, si metterebbero a nudo le proprie contraddizioni e, sopratutto, il senso autodistruttivo dell'ideologia totalitaria e onnicomprensiva dell'umanesimo cattolico di cui un pò tutti, dalla destra alla sinistra, sono formati. Questo avventurarsi nell'incognito terrorizza la classe dirigente italiana col fariseismo dei suoi politici e l'ignavia e la viltá degli intellettuali. Per costoro, pur di sopravvivere a se stessi invece di operare per trasformare culturalmente la popolazione, giova di più fingere sulle cause dell'anomalia italiana dandone un significato distorto di contingenza politica. Riescono perciò a rifuggire alla ingenerositá della Storia per il fatalismo di cui è imbevuta la loro coscienza cloroformizzata da centinaia d'anni e tenuta in auge per fossilizzare le istanze di innovazione che pur esistono in seno alla popolazione. Quì risiedono le chiavi di lettura dell'ingessatura del sistema capitalista italiano e le forme reazionarie e, talvolta, bigotte dell'Italia. Già Gramsci vi dovette avere a che a fare nell'analisi sugli intellettuali italiani a causa del loro trasformismo e l'indifferenza nel prendere di petto la situazione per veicolarla sulla strada del progresso, ma che invece avrebbero consegnato le sorti del paese nelle mani di lì a poco insaguinate del regime fascista. 

Michele

  "Michele Trapanaro" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 13/11/09 11:38:00 pm
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Oggetto La libertà di pensiero
Allegati :  
 
 

horizontal rule

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Nei giorni scorsi si sono verificati due eventi che, visto il loro significato, non si possono che analizzare anche per stroncare sul nascere qualsiasi cedimento intellettuale sul tentativo in atto di voler attribuire alla libertá dei tempi odierni una valenza culturalmente onnicomprensiva. La celebrazione del ventesimo anno della caduta del muro di Berlino e la sentenza della corte dei diritti dell'uomo di Bruxelles sul crocefisso nelle scuole pubbliche sono gli argomenti che ci hanno fatto discutere in questi giorni e costernati per l'ambiguità dell'esposizione fatta dai media italiani.
Il primo argomento concernente la celebrazione della caduta del muro di Berlino è stato in Italia, diversamente che in Europa occidentale, di natura ideologica in cui il fantasma del comunismo, nonostante i venti anni trascorsi dal dissolvimento del socialismo reale, veniva riesumato trovando anche al di qua del finto reticolato che divide la destra dalla "sinistra" autorevoli esegeti del revisionismo storico. Persino Saviano che alla luce della ricerca di una esposizione autobiografica di se stesso facendo leva, a "Che tempo che fa", sul carattere disumano della vita nei gulag della Siberia denunciato con un libro di un famoso dissidente  russo, riusciva, peraltro efficacemente, a produrre fiducia nell'integritá dell'anima di cui ciascuno dovrebbe preoccuparsi di avere per opporsi alla malevolenza del potere. Prima di lui, sempre alla televisione, c'era stato Occhetto che ad "Uno mattina", di impronta evidentemente filogovernativa, non perdeva l'occasione per rilanciare la tesi che lo portò, da segretario del PCI, a cambiare nome al partito, come se la sua storia fosse stata comune ad un qualsiasi partito comunista della ex Unione Sovietica! Lo spettacolo allestito dai media ha sicuramente assestato un'altro poderoso fendente a quel minimo di credibilità etica e filosofica che il comunismo teorizzato da Marx, nonostante i tempi, riesce tuttora a rincuorare qualcuno di noi. Ciò avviene non perché in costoro operi un sistema dogmatico concettuale, ma semplicemente perché sono per il fascino dell'antitesi che rende la critica marxista del sistema capitalista e di ogni forma di potere politico-economico-religioso esteticamente seducente, tale da meritare l'interesse degli stessi per una soggettività incentrata sulla superioritá culturale e di un modo di essere al di fuori degli amorfi schemi dominanti. Tale ragione non è dissimulazione, se la mettiamo in chiave psicoanalitica, cioè la rimozione di un Io annichilito per le presunte devastazioni apportate dallo spegnimento della cosidetta Utopia degli anni settanta nella propria esistenza, ma é proprio quella "anima" cui Saviano faceva riferimento l'altra sera da Fabio Fazio che si oppone di fatto alle sovrastrutture del potere di cui fa anche parte, per l'appunto, il "male" della camorra e l'anticomunismo di cui paradossalmente è imbevuto a causa della sua formazione cattolica.
Il secondo argomento, quello inerente alla pretesa dei cattolici e dei laici clericali italiani di destra e della presunta sinistra per cui è un fatto dovuto alla storia italiana sviluppatasi in seno al cristianesimo è l'esempio, qualora qualcuno non l'avesse ancora capito, della forma totalitario-integralista, perciò onnicomprensiva, della cultura religiosa e del cattolicesimo italiano. Tale modo di porsi davanti al moderno costituisce la natura preindustriale della mentalità degli italiani, ostinati più che mai a non recidere il proprio cordone ombelicale col passato contadino eretto addirittura a civiltà: quella bucolica dove la famiglia è la struttura portante della lunghissima epoca feudale. Forgiati così agli italiani resta arduo l'affermarsi di princìpi diversi che conclamando  il progresso delle  condizioni materiali di vita mettano a repentaglio le proprie presunte certezze fondate sull'ignoranza del cristianesimo nell'aver oscurato e mistificato invece la cultura greco-romana, le radici autentiche e laiche della cultura dell'Europa occidentale. Condizionati dall'integralismo religioso non hanno pertanto i mezzi per evolvere neppure sul piano della coscienza democratica e incapaci a riconoscere il valore seppure illusioro e formale delle libertà liberali: la libertà di pensiero. Essendo carenti in fatto di libertà non tollerano che la persona possa avere il diritto a pensarla in maniera diversa e, forse, non sono neppure così pochi coloro che sognano la reintroduzione del potere temporale della chiesa che di fatto, invero, seppure latentemente, è in auge ininterrottamente, tranne che negli anni settanta durante la rivolta giovanile che contestava il potere e le sue forme autoritarie. Ecco perché in Italia, tanto la destra quanto la "sinistra", si sono indignati davanti alla sentenza della corte europea dei diritti dell'uomo nell'enunciare che la presenza del crocefisso nelle scuole pubbliche lede la libertà di pensiero.
Michele

 
 

"Michele Trapanaro" <mtrapanaro@t-online.de>

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01/11/09 11:17:00 pm

 
 

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Oggetto

La pavidità del centrosinistra

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Anche se vi é arrivato in ritardo comunque vá dato atto al centrosinistra di aver preso coscienza dell'anomalia italiana che trova nell'atteggiamento antipolitico di Berlusconi il suo apogeo. Ciò tuttavia non la esime da una visione fitta di contraddizioni e paradossi e finisce con il dimostrare che essa stessa è parte integrante di detta anomalia. Se da un lato Berlusconi è l'alfiere di una idea affaristica della politica e adorato dal proprio schieramento che dirige da capo indiscusso, dall'altro abbiamo un centrosinistra che non se ne discosta molto essendo anche esso degli stessi principi-guida della destra: la questione morale non come fondamento prioritario della propria cultura politica, ma un suo semplice aspetto derogabile. Tale insufficienza morale della politica non risale solo ad una visione manichea di essa ma costituisce la sovrastruttura per eccellenza della cultura nazionale fondata sull'umanesimo cattolico. Il quale, essendo una cultura antipolitica e essenzialmente una cultura antieconomicista e per tale ragione preideologica, non è perciò adeguato a gestire la cultura del determinismo economico odierno di cui é permeato il sistema capitalista nei cui confronti nutre sin dal suo nascere una profonda sfiducia. Questa è la ragione per cui lo sviluppo economico pur essendo stato forte però tale cultura non ha avuto l'interesse di organizzarlo scientificamente sapendo che avrebbe potuto mettersi nei guai facendo dell'Italia un paese troppo moderno e laico. Non sorprende allora che l'insofferenza culturale e politica tanto della destra quanto del centrosinistra verso la scienza è la stessa che ritroviamo come ritrosia nel riconoscimento giuridico del testamento biologico, le cellule staminali e, non da ultimo, la rinuncia a legiferare sul piano dei diritti civili degli omosessuali e delle coppie di fatto. È la stessa cultura che porta Berlusconi ad usare la politica per soddisfare i propri interessi privati ingaggiando una battaglia inaudita ai suoi detrattori che sono nella sua visione pateticamente totalitaria sopratutto i magistrati, pochi, che cercano di espletare il proprio dovere. È la stessa cultura da cui, come dicevo innanzi, una volta derogata la morale, trova linfa la sua sfrontatezza di non dimettersi nonostante che nella sentenza sul lodo Mondadori sia un corruttore, che ne abbia fatte di tutti i colori come il farsesco libertinaggio della propria vita privata, che nel mondo sia inviso da tutti, tranne che, e non a caso, da Putin e Erdogan, che, in definitiva, contribuisca ad acuire la cattiva nomea degli italiani! D'altro canto, tale cultura, l'umanesimo cattolico quale causa dell'anomalia italiana, è la stessa che fa sì che gran parte dell'opposizione, che vede in questo triste comportamento l'intero Partito Democratico, non ne chieda a sua volta e dimissioni!
Senonché, una differenza apparentemente c'è fra la sfrontatezza o menefreghismo di Berlusconi e la pavidità o correità del centro sinistra: l'uno è nonostante tutto consapevole del peso dei media nella formazione del consenso, quindi ha una visione manichea della politica, l'altro sorprendentemente non lo è avendo un carattere buonista o perdonista, la ragione che lo porta a transigere sul conflitto di interessi! Fra l'altro la paviditá del centrosinistra l'abbiamo denotata su Marrazzo al quale il PD ha chiesto subito le dimissioni per un imperdonabile errore che rispetto a quelli di Berlusconi era sicuramente infinatemente inferiore. La stessa Repubblica che, nell'estate appena trascorsa avendo trovato nel suo direttore e in Giuseppe D'Avanzo le punte ipercritiche dell'operato di Berlusconi però senza averne mai chiesto esplicitamente le dimissioni, adesso con Marrazzo le ha anche lei chieste, e come se non bastasse immediatamente e con intransigenza! Può essere anche la vecchia politica opportunista del doppio pesismo, di fatto però, salvo alcuni, la stragrande maggioranza del centrosinistra continua a far finta di nulla rinunciando a chiedere le dimissioni di Berlusconi benché abbia mille ragioni per farlo.
Proprio perché in un paese normale dell'occidente un personaggio come Berlusconi non solo si sarebbe dimesso da tempo, ma mai avrebbe avuto una plausibile ragione per esserci, essendo il grado di democrazia molto elevato. Lo stesso che agisce come rigeneratore dell'ideologia del potere e del sistema capitalista nel suo insieme. In Italia, viceversa, a causa dell'umanesimo cattolico essendo il livello di democrazia abbastanza scarso l'idea di potere è avulsa dal contesto storico e geopolitico dell'ideologia del moderno. Di qui l'anomalia e le difficoltà del paese di essere quello che vorrebbe essere ma senza sapere e poterlo fare: un paese al passo coi tempi e economicamente competitivo. Un paese, insomma senza arte nè parte! Un paese farsesco: quello della Commedia dell'Arte!
Michele

 

 

 

 

 
 
Da "Michele Trapanaro" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 02/10/09 10:03:00 pm
A "sandra" <Sandra.Cartacci@t-online.de> , "brigitte" <brigittejaitner@web.de> , "brodo" <brodo.dr@t-online.de> , "clara" <Clara51@t-online.de> , "claudio" <claudio.fanti@sciltechnology.com> , "concetta" <concetta_darcangelo@hotmail.com> , "daniela" <benedetti.daniela@virgilio.it> , "daniela" <daniela.dibenedetto@googlemail.com> , "elfi" <elfi.padovan@gmx.de> , "emilia" <emilia.sd@t-online.de> , "franco" <fzambito@freenet.de> , "gianni" <gianni@minelli.de> , "Gilormina" <falcone58@tiscali.it> , "giovanna" <giovanna.runggaldier@t-online.de> , "giulia" <giuli.tibone@freenet.de> , "giuliano" <giuliano.ori@gmx.de> , "giulio" <Giulio_Bailetti@gmx.de> , "loredana" <loredana58@hotmail.com> , "marcello" <marcellotava@yahoo.com> , "maviott" <maviott@arcor.de> , "norma" <nmattarei@caritasmuenchen.de> , "ornella" <ornellafava@web.de> , "paola" <Paaoolaa@aol.com> , "paolo" <paolo.sala@arcor.de> , "peppino" <loiudice@infogrottole.it> , "pierangela" <pierangela@gmx.de> , "santoriello" <msantoriello@web.de> , "scorsone" <scorsone@web.de> , "senzalimiti
Oggetto Manifestazione per la libertà di stampa in Italia
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In una intervista rilasciata a L'Espresso di questa settimana Scalfari dice che la libertá di stampa, minacciata dal ducetto Berlusconi, è  un "contropotere della democrazia occidentale di controllo del potere politico, economico e religioso". Il concetto denota un errore di fondo che, in ultima analisi, costituisce un riflesso della mentalitá italiana, per acquisizione storico-ideologica, di dovere considerare la chiesa e la sua "dottrina" anche un potere, alla stressa stregua di quello politico ed economico, da tenere sotto controllo onde impedire eccessi  e perfino prevaricazioni dell'articolo 21 della Costituzione. Quello che anche a Scalfari sfugge è che alla luce di quelli che sono i lineamenti della democrazia occidentale è di per sè una evidente distorsione l'esistenza di un potere religioso che, nel caso italiano, è il segnale di una democrazia incompiuta e, per tale ragione, insufficientemente matura: di qui l'anomalia italiana. Ponendoci, infatti, la domanda perché mai nei paesi occidentali, ivi compresi Spagna e Portogallo una volta cattolicissimi, non c'è assolutamente la necessità di controllare nessun potere religioso in quanto inesistente essendo lì la chiesa ai margini del sistema e non si pone mai di traverso sul campo dei diritti civili e la ricerca scientifica, allora si capisce la ragione delle loro condizioni più evolute e il passo più spedito del sistema industriale. In Italia, viceversa, nella generale inconsapevolezza, perché condannati dalla propria storia e sopratutto dalle sovrastrutture a restare un popolo zimbello, nichilisticamtne compiaciuti della propria "diversitá/superioritá culturale intepretata però come parodia, giace anche un potere religioso da controllare e non di vederlo, invece, come un cappio al collo all'intero sistema e quindi anche alla cosidetta libertá di stampa.
Oltretutto, Scalfari non solo è impossibilitato, come del resto tutti gli italiani, a considerare negativamente l'esistenza del potere religioso, ma anche a demistificare la mitologia sulla libertá, in tal caso come libertá di opinione, nel sistema capitalista. Condizionato da una concezione idealista della libertá sfocia nell'ideologia pura e crede in una sua manifestazione oggettiva e non piuttosto, come nei paesi pragmatici dell'occidente, in un dato di fatto semplicemente propagandistico volto a legittimare il sistema capitalista che, a sua volta, deve giustificare la propria forma onnicomprensiva come dominio assoluto sugli uomini. La differneza è sostanziale: mentre lì la libertá di stampa o di opinione è di supporto al sistema, in Italia, viceversa, come in Russia e nella Cina pseudocomunista, la libertà di stampa è minacciata non da oggi ma da sempre già dal dopoguerra perché condizionata da una idea di essa subalterna alla classe dominante! È un idea classista della stessa libertá che da l'esatta misura di un paese che nonostante la grande crescita economica dei primi anni sessanta che lo trasformava da paese prevalentemente contadino in paese industrializzato,
non è stato capace di agganciarsi all'idea più avanzata di progresso dei paesi anglosassoni, costruendo un sistema politico-economico-finanziario inadeguato, a causa del potere religioso, per diventare competitivo. Da questa visuale, la manifestazione a difesa della libertá di stampa promossa dalla FSNI e indetta domani, è nient'altro che una sovrastruttura di queste condizioni oggettive, ma, come se non bastasse, è anche  una illusione introiettata acriticamente e vissuta come velleitá politica. Manca una idea pragmatica della libertá come quella anglosassone evidentemente ancorata al sistema politico-economico e di sostegno ideologico e non un'idea libertaria di critica del servilismo della stampa in un paese dominato e devastato dalle ultime barbarie commesse da Berlusconi. È un atteggiamento privo di novità e paradossalmente teso a favorire lo status quo.
Michele
Michele

Miche

 
 
 
Da "Michele Trapanaro" <mtrapanaro@t-online.de>
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Data 13/09/09 10:55:00 pm
A "sandra" <Sandra.Cartacci@t-online.de> , "brigitte" <brigittejaitner@web.de> , "brodo" <brodo.dr@t-online.de> , "clara" <Clara51@t-online.de> , "claudio" <claudio.fanti@sciltechnology.com> , "concetta" <concetta_darcangelo@hotmail.com> , "daniela" <daniela.dibenedetto@googlemail.com> , "daniela" <benedetti.daniela@virgilio.it> , "elfi" <elfi.padovan@gmx.de> , "emilia" <emilia.sd@t-online.de> , "franco" <fzambito@freenet.de> , "gianni" <gianni@minelli.de> , "giovanna" <giovanna.runggaldier@t-online.de> , "giulia" <giuli.tibone@freenet.de> , "giuliano" <giuliano.ori@gmx.de> , "giulio" <Giulio_Bailetti@gmx.de> , "loredana" <loredana58@hotmail.com> , "marcello" <marcellotava@yahoo.com> , "maviott" <maviott@arcor.de> , "norma" <nmattarei@caritasmuenchen.de> , "ornella" <ornellafava@web.de> , "paola" <Paaoolaa@aol.com> , "paolo" <paolo.sala@arcor.de> , "pierangela" <pierangela@gmx.de> , "santoriello" <msantoriello@web.de> , "scorsone" <scorsone@web.de> , "senzalimiti" <senzalimiti@t-online.de> , "Victor" <stevispa@online.de> , "tiziana" <inf
Oggetto Berlusconi in declino?
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Ammetto di essermi sbagliato nel considerare il quotidiano Repubblica ambiguo per il suo velato diniego a considerare negativamente Berlusconi. C'ha dovuto impiegare un bel pò di anni per riconoscere che non si poteva più tollerarlo per il suo aperto disprezzo delle regole democratiche a cui, invero, un pò tutti si aggrappano, fuorché quelli di origine "comunista" (Pci), per comoditá intellettuale salvo poi calpestarle nelle fasi di crisi cicliche del sistema capitalista. Del resto questa ambiguità di Repubblica avuta nel recente passato era dovuta alle posizioni politiche centriste e all'orienzamento cattolico del suo editore: Carlo Di Benedetti. Non è una novità che fra i detentori del potere scorra comunque del buon sangue che non sará blu, come quello della vecchia aristocrazia borghese che aveva fatto la rivoluzione industriale, scuotendo alle fondamenta la chiesa e debellando, in ultima analisi, il potere temporale reo di un millennio di bieco oscurantismo, ma in ogni caso della stessa classe sociale di appartenenza. E non è neppure una novità la medioritá della borghesia italiana in quanto ultima fra il capitalismo più avanzato dell'occidente ad investire nella ricerca per rendere il proprio sistema industriale più competitivo; nonchè insensibile alla formazione di un welfare più forte verso gli esclusi dalla produzione e dal terziario. Da questa visuale si capisce allora la ragione di tale ambiguità di Repubblica nella sua rinuncia a mettere sotto accusa il comportamento irresponsabile e l'inettitudine di Berlusconi sia come leader politico che come imprenditore. Il suo editore, come Berlusconi riguardo ai suoi giornali di famiglia, gli avrà raccomandato di non calcare troppo la mano nella critica politica della maggioranza, anche perché, secondo Di Benedetti, non c'era una valida alternativa dato che quella rappresentata dal centrosinistra non lo entusiasmava affatto ritenendola, da cattolico "moderato", eccessivamente di sinistra.
Sarà di sicuro un caso che questa condizione di guerra disarmata di Repubblica a Berlusconi cessava con l'inizio della stagione estiva in cui, come é risaputo, e quì non c'entra la casualità ma semmai il carattere di un popolo, lo spirito critico si riaccende spesso andando oltre i limiti stessi prefigurati dalle proprie sovrastrutture. Con ciò non vorrei far balenare l'idea che, adesso, con l'inizio dell'autunno e l'avvicinarsi della stagione invernale tale spirito appassisca in modo tale da tornare addirittura a cavalcare il vecchio cavallo dell'opportunismo. Senoncchè, la realtà, che va sempre intepretata oggettivamente, si presenta in questi primi giorni di settembre come un cambiamento di rotta, quasi una inversione di marcia non da subito di Repubblica, anche se Scalfari nell'editoriale di oggi ancora non si esprime in merito, ma del suo editore che si dice disponibile a formare un "grande"centro con Casini e perfino con Fini!
Sarà anche dietrologia o mediocre politichese, ma ho la netta sensazione che tale virata di De Benedetti si fará sentire sull'orientamento nettamente critico intrapreso da Repubblica nell'estate appena trascorsa, a cominciare dalle sorprendenti 10 domande poste a Berlusconi in termini di etica pubblica prevaricata. Se De Benedetti fará valere le sue idee centriste anche ai giornalisti di Repubblica e L'Espresso, allora sono dell'opinione che del tanto sospirato declino di Berlusconi non ne rimarrà che una triste illusione. Tuttavia, ricordiamoci sempre che l'Italia per la sua storia che l'ha privata di una coscienza nazionale facendo dell'autostima un disvalore, e per l'egemonia dell'umanisemo cattolico non è nelle condizioni per diventare né oggi nè mai un paese normale. Ovvero, un paese senza il Berlusconi di turno.
Michele

 

"michele.trapanaro" <mtrapanaro@t-online.de>

 

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Data

27/06/09 5:40:00 pm

A

"sandra" <sandra.cartacci@t-online.de>

Oggetto

necrologia di una icona del potere

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              ERRATA CORRIGE
Naturalmente, volevo dire:
1) non Busch (alla tedesca!), ma Bush;
2)non James Morrison, quello che recentemente ha
composto un disco con Laura Pasini, ma Jim Morrison, un esponente di fondamentale importanza della controcultura amaricana ed europea della fine degli anni sessanta, nonché del rock psicadelico.
***********************************************************************

Colpito da un infarto è morto Michael Jackson, una super star della musica pop diventata tale grazie a degli arrangiamenti musicali facili da introiettare e vicini alle preferenze giovanili degli ultimi trent'anni, un format commerciale  che, stando a quello che si rammenta oggi nei media, ha venduto ben 500 milioni di dischi secondo soltanto ai Beatels!
Tuttavia, non essendo oro tutto quello che si cerca di far luccicare dell'opera di Michael Jackson, perciò è nostro dovere, almeno da parte mia, quale figlio della rock generation (Woodstock), di spendere qualche parola onde spargere un pizzico di verità sulla mistificazione che i media stanno mettendo in atto in questo momento. Il tentativo, peraltro avviato a riuscirvi in pieno, é quello di incoronare Michael Jackson ad icona della musica. Viene dipinto come il re della musica pop, come uno dei più grandi in assoluto, se non il più grande di tutti come alcuni dei critici musicali asseriscono. Ma secondo il mio parere ciò è vero se il concetto si basa sulle vendite dei dischi ottenute nei trent'anni di attività da solista; lo è di meno, molto di meno dietro il punto di vista della qualità. Infatti, è assodato che l'immagine di Michael Jackson nel mondo giovanile è sempre stata, tranne che nei primi anni di successo commerciale, come ai tempi di "Dangerous", alquanto ambigua anche in virtù della sua vita privata contrassegnata da  simpatie politiche per l'America conservatrice, per Reagan e Busch e addirittura ammantata di sospetti di pedofilia e  manifeste tendenze sessuomaniacali. È certamente comprovato, invece, l'impatto di simpatia e credibilità di Bruce Springsteen tra i giovani, pur essendo poco commerciale la sua musica  in quanto critica verso il potere, nonché vicina alle problematiche dell'alienazione del lavoro operaio.
Si tratta, invero, di un vero e proprio atto di commercializzazione di un discreto artista che si approfitta della sua morte precoce per gonfiare i profitti dell'industria discografica. Allo stesso tempo, è il tentativo di innalzare a mito ciò che mito obiettivamente  non può essere, ma lo si fa per tenere la massa giovanile legata ad una cultura convenzionale e di maggioranza vicina al potere e al suo fisiologico bisogno di dominio. Del resto, il tentativo in atto segue lo stesso copione, la stessa sceneggiata avuta in occasione di un'altra morte specularmente celebrata più, molto di più di quanto non fosse l'importanza artistica riscossa da vivo: Fred Mercury dei Queen. Due personaggi trasformati strumentalmente in icone, mitizzati fino all'inverosimile, senza ritegno e cognizione di causa. Dal dimenticatoio e la scarsità di interesse a loro riservato dai giovani, all'improvviso la morte di questi due pseudomitolologie della musica si è passati ad una inusitata e scandalosa sopravvalutazione.
In ogni caso, due falsi fenomeni socio-culturali che davanti all'influenza avuta da Jimi Hendrix, James Morrison e Janis Joplin nella generazione di Woodstock e della rivolta degli anni sessanta e settanta, hanno uno scarso significato perché rifuggono dalla critica del sapere dominante, il sapere del sistema capitalista.
Michele

 

 

 

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15/02/09 0:08:00 am

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Oggetto

Buonismo buono, buonismo cattivo

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"Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculcare la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene, quanto per una scimmia disfarsi della sua istintiva paura o ripugnanza del serpente".
Charles Darwin





Quello che sta accadendo in Italia riguardo al caso Eluana, sia prima che dopo la sua morte, sono certo che non accade, anzi non può accadere in nessun paese occidentale, o comunque nei paesi altamente industrializzati e socialmente più progrediti. Nel senso che in quelle parti "felici"della Terra le popolazioni possono urlare la propria gioia per la fortuna di ritrovarsi laici e non invece una sorta di automi della fede. La loro condizione, direi da privilegiati, non è un fatto casuale nè una volontà divina, ma il risultato di una scelta e una determinazione fatta a suo tempo, all'alba della rivoluzione borghese generata dall'Illuminismo francese e dal positivismo inglese, allorché capendo che l'uomo poteva in un certo qual modo rendersi autosufficiente e libero nel pensiero e nella coscienza, intrapresero un cammino laico-materialista e ben diverso da quello salvifico e mistico della coscienza religiosa. Tale processo, pur essendo presente anche nell'Italia del temporalismo e dell'inquisizione della chiesa per mezzo della scienza (Galileo, Leonardo, ecc.,) e della teoria politica (Macchiavelli), e della finanza (le repubbliche marinare e il il primo sportello bancario al mondo aperto in Toscana) è però sin sul nascere anchilosante e tale da ritrovarsi ben presto stritolato dalle maglie asfittiche del pensiero religioso che intanto continua ad influire sulla cultura e la formazione delle sovrastrutture popolari. È, in ultima analisi, la triste sorte che il perscorso della storia riserva ai musulmani in primo luogo e poi alle componenti più retrive del cristianesimo, quale l'ortodossia di origine bizantina e il secolarizzato cattolicesimo europeo occidentale dove riesce fortunosamente a sopravvivere alle rivoluzioni industriali! Anzi, parlare di sopravvivenza è riduttivo, dato che trovava dalla sua parte il capitalismo che avrebbe potuto disfarsene come voleva in virtù della sua potenza sopratutto quella esercitata attraverso la societá dei consumi. Ma non lo ha fatto consapevole di potersene servire in primo luogo nelle fasi di crisi onde sedare sul nascere l'emergere dell'insidioso spirito critico delle popolazioni che può comunque essere determinato dal deupaperamento delle proprie condizioni materiali di esistenza. ll cattolicesimo italiano, attraverso la sua forma onnicomprensiva, è tuttora così forte che il paese non riesce affatto a distaccarsene e a rendersi autonomo dalla cultura di un pensiero religioso che è quanto mai di intralcio alla crescita del paese stesso e, in definitiva, avulso dal contesto storico andato via via sviluppandosi dal boom economico dei primi anni sessanta fino ad oggi.  Tuttavia, di fronte a questa sorta di totalitarismo religioso c'è stata eccome una forte opposizione che trovando nelle sue forme ideologiche la propria forza e ragion d'essere, riusciva a crearsi un varco di operatività politico-culturale tale da tenere in vita l'esile forma illuministica, invece altrove più vigorosa e, in quanto. tale foriera di progresso e di libertà civili. Questa opposizione, espressa da un forte Partito Comunista e da altri partiti di sinistra, insieme alla sinistra extraparlamentare degli anni settanta, riesce a spostare il baricentro della cultura nazionale sulle proprie formulazioni filosofiche e politiche, facendo della critica alla scienza il punto centrale della critica marxista dell'economia capitalista, nonchè a scrivere il prezzo della libertá  che gli uomini (il proletariato) nell'epoca dell'opulenza e della società dei consumi si ritrovavano innocentemente a pagare! Senoncché, di quella critica ormai non c'è più traccia, se dalla tesi di una scienza asservita al potere, perciò non-libera, si è passati, come è accaduto ad Annozero ad opera di Bersani ex PCI, a demonizzarla, tacciandola persino di inumanità, ricongiungendosi ai credenti sostenitori irrazionali del creazionismo. Il paradosso di questa incipiente abiura dei propri principi sta nel suo intersecarsi con i principi reazionari e antimoderni della chiesa asecolarizzata. Ma, al contrario, quello che ne è venuto fuori è un abbrobrioso paradosso di un buonismo buono, quello del centro-sinistra e un buonismo cattivo, quello della destra e dei cattolici reazionari!  Infatti, la stessa chiesa pur di difendere un principio del creazionismo divino, si è ritrovata, suo malgrado, a difendere strumentalmente e in maniera cinicamente speculativa la scienza e la sua tecnologia al servizio dell'uomo: Eluana, non poteva morire senza la volontà di Dio! E la tecnologia che la teneva in vita, anche se soltanto biologicamente, era uno strumento di "intercessione divina", secondo l'inconscio religioso, per cui il dolore accanitovisi non come espiazione di una supposta e intellegibile colpa soggettiva, ma come adempimento di una volontá metafisica del destino, era la rappresentazione della debolezza dell'uomo rispetto alla potenza onnicomprensiva di Dio.  
Un sistema capitalista avanzato e competitivo, non ha però bisogno di questa forma di coscienza, ma di individui capaci di adoperarsi duttilmente davanti alle sue leggi di fondo che sono, a prescindere dalle forme contingenti, le stesse di sempre: il profitto. La scienza gli deve essere asservita, come del resto é sempre stata sin dal XVII° secolo, e gli individui devono fare in modo che essa si sviluppi in modo tale che il profitto stesso sia assicurato dal loro lavoro manauale e intellettuale, come uomini forti e ricchi di spirito di sacrificio e il più longevi possilbile, che una volta svuotati e insteriliti nella critica dello stato di cose rinuncino alla propria libertà! Nè alla libertà di vita o di morte, di cui resta padrone assoluto Dio seconda la coscienza religiosa, nè ovviamente alla libertá come concetto illusorio e salvifico, nel senso immanentisto-materialista contemporaneo, di sé come individuo al servizio esclusivo del potere, ma a quella libertà a cui Bersani e tanti altri avevano creduto nel passato come nuova palingenesi, ovvero il comunismo.
 Michele 

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Data

24/01/09 10:57:00 pm

A

"Tannino Gianfranco" <tannino@tannino.de>

Oggetto

Re: Il caso Eluana nel Paese della doppia obbedienza

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                             La forma onnicomprensiva del cattolicesimo italiano

Se dalla nostra postazione di italiani all'estero, per di più in un paese un pò ostico come la Germania, dove in assenza di alcuna parvenza di umanesimo egualitarista come quello italiano, la xenofobia trova terreno fertile e per accortezza estetica giace come cenere bollente sotto l'ipocrisia della tolleranza per il "diverso" e il multiculturalismo, si getta uno sguardo scevro di romanticismo all'Italia, cioè alla sua oggettiva rappresentazione, allora nel momento che la vediamo deformata dalla cattiva rappresentazione che ne fa invece la televisione, occupata da sempre dalla destra, e sopratutto dalle mille contraddizioni della vita pubblica, francamente c'è da mettersi le mani nei capelli! Infatti, tale deformazione racchiude tutto ciò che attiene alla crisi che attanaglia l'Italia perticolarmente oggi in seguito alla crisi internazionale che l'ha catapultata nell'inferno della recessione. Ma, giá prima della sua comparsa, quando la crisi stessa aveva una forma diversa e riconducibile all scarsa capacità della classe dirigente di rendere competitivo il sistema economico, le riflessioni politiche ed intellettuali sulle sue cause lasciavano sgomenti per come esse erano formulate. Tutte convergevano nel sostenere che erano da ricercarsi nelle strutture e nel carattere contingente della crisi medesima e che al riguardo sarebbe bastata una politica riformista per vincerla. Ignorandone la discontinuità col passato e, d'altro canto, come se questo aspetto non rivestesse di alcun significato metodologico, giornalisti e politici, assieme agli intellettuali e alla chiesa, come da copione, recitavano una prosa conosciuta da troppo tempo seminando però dubbi sulla sua credibilità. Finchè, davanti ad uno scenario dove la tragedia greca risplende come costante nelle sovrastrutture popolari mediterranee, Eugenio Scalfari, forse il miglior giornalista liberale contemporaneo, preso da un inconsapevole impulso di intelligenza politica arriva a sostenere, in uno dei suoi editoriali della domenica su Repubblica, che la forma della crisi italiana pur essendo congiunturale e strutturale, ma omettendo di cercarla nel costo della globalizzazione, è anche sostanzialmente legata alla storia d'Italia come Stato unitario. Riferendosi alla corruzione, come atteggiamento prevaricante e in aperto conflitto con le regole dello Stato democratico fondato sul diritto e il welfare, sostiene che essa come fenomeno è sempre presente nella vita pubblica degli italiani sin da allora, ma che nella seconda metà del secolo scorso grazie al PCI, ai socialisti, ai cattolici democratici e al movimento sindacale viene  combattuta esortando il paese al rispetto dei valori morali e all'instaurazione della giustizia sociale come viatico per la realizzazione del "bene comune". Ma si ferma quì, incapace di andare oltre l'insufficienza di tale analisi storica, urtando contro il muro di gomma costituito dalla sua cattiva coscienza di laico-clericale che lo ridimensiona fino a metterlo sullo stesso piano degli opinionisti di regime che, a loro volta, si autocensurano davanti alle forme evidenti e incontrovertibili della forma onnicomprensiva del cattolicesimo italiano. Costoro sembrano aver paura di ammettere la verità, ma molto probabilmente non si tratta neppure di paura bensì di qualcosa di più complesso che travalica la loro consapevolezza politico-culturale e riguarda la loro stessa coscienza cattolica come dogma di una idea religiosa avulsa dalla storia e dai meccanismi materialistico-deterministici che vanno a formarla. In altri termini, gli italiani non è che non sanno vedere oltre lo spazio angusto della fede, ma non possono farcela in quanto condizionati da tale fede che li rende inerti di fronte agli interrogativi sulle contraddizioni della propria esistenza come entità nazionale. Assodato che l'Italia è un paese anomalo rispetto all'occidente e la sua cultura politica improntata sul pragmatismo e la laicitá come coscienza e rispetto della libertá individuale, si evince che la causa non può non essere che sovrastrutturale. Infatti, attiene alla sua mentalità levantina cementata dal cristianesimo nel corso di duemila anni di storia e dalla divisione dell'Italia in stati e staterelli, spesso sotto la dominazione straniera. Una condizione storica che non ha favorito, come è accaduto altrove, il formarsi di una coscienza nazionale essendo l'espressione di interessi antagonisti e tesi a fare sì che la chiesa avesse potere temporale per preservarsi dal pensiero laico e liberale della borghesia e il suo sistema capitalista; salvo poi scendere a patti di apparente reciproco rispetto quale sotterfugio per gabellare il decreto di separazione dello Stato dalla chiesa attraverso il Concordato. Neppure il boom economico dei primi anni sessanta è stato capace di mettere in crisi la coscienza cattolica degli italiani, ma anzi ne usciva rafforzata dall'ostracismo del regime democristiano verso il moderno che veniva affacciandosi minaccioso in un paese profondamente religioso e reazionario.  Subirà dei colpi dalla contestazione del movimento sessantottino che, prima con lo spontaneismo libertario e poi con la riscoperta del comunismo attraverso una reinterpretazione del marxismo-leninismo, riuscirá a seminare, nel terreno arido e prosciugato del pensiero, il seme della critica del potere e le sue sovrastrutture tra cui quella religiosa. Ma questa ventata di libertà e di innalzalmento delle coscienze durerá poco perché già negli anni ottanta si cominciano ad intravvedere i primi segnali di degenerazione: la coscienza religiosa tornava a dominare e condizionare gli italiani e le sue classi dirigenti. Tutte le scelte politiche, i progetti buoni o cattivi che fossero, erano soltanto delle apparenze o, meglio, delle rappresentazioni piegate e strettamente prodotte dalla coscienza religiosa. In definitiva, il paese è fermo perchè le scelte politiche sono un riflesso non della cultura laico-pragmatica del pensiero illuminista dell'occidente, ma sciaguratamente della forma onnicomprensiva e totalitaria del cattolicesimo, come metastasi di un corpo debilitato ed omai incapace di rigenerarsi. È onnicomprensiva perchè la forma del cattolicesimo italiano è il risultato della mancata scissione tra ragione e fede dovuta al carattere irreversibile della funzione subalterna dello Stato alla chiesa.
Il caso Englaro, come tutto ciò che attiene alle cause dell'anomalia italiana, può essere capito soltanto alla luce di tale realtà storica destinata a procrastinarsi finché non si sará risolta la questione fondamentale: l'ingerenza della chiesa e l'egemonia dell'umanesimo cattolico.
Michele

 
"Tannino Gianfranco" <tannino@tannino.de> schrieb:

Allego un articolo di Repubblica di oggi. Su questo tema un'approfondita discussione nel Paese potrebbe dare un aiuto ad un popolo che vive il rapporto con la religione in maniera strana. Rinfacciamo agli islamici l'intrusione della religione nella vita dei loro Paesi e da noi? Un non credente dovrebbe sottoporsi alle leggi di un credo religioso. Ma anche un credente non può non vedere quante volte la sua Chiesa ha cambiato idea. Senza andare tanto indietro nella storia, è sufficente soffermarsi ai papi del dopoguerra che vanno da PIO XII a oggi, passando per Giovanni XXIII°, Giovanni Paolo I°, Paolo VI°, quanta diversitá fra loro. 

 

EDITORIALE

Il caso Eluana nel Paese della doppia obbedienza

di EZIO MAURO

In modo probabilmente inconsapevole, ma certamente per lui doloroso, Beppino Englaro sta portando alla luce giorno dopo giorno alcuni nodi irrisolti dello Stato moderno di cui siamo cittadini, e a cui guardiamo - o dovremmo guardare - come all'unico titolare della sovranità. Questo accade, come ricorda Roberto Saviano, perché il padre di Eluana cerca una soluzione alla sua tragedia familiare in forma pubblica, quasi pedagogica proprio perché la rende universale, sotto gli occhi dell'intero Paese, costretto per la prima volta a interrogarsi collettivamente sulla vita e sulla morte, a partire dalla pietà per un individuo. A parte la meschinità di chi cerca un lucro politico a breve da questo dramma personale e nazionale, trasformando in frettolosa circolare di governo le richieste della Chiesa contro una sentenza repubblicana, e a parte i ritardi afasici di chi dall'altra parte si attarda invece a parlare di Villari, quello che stiamo vivendo - e soffrendo - è un momento alto della discussione civile e morale del Paese. A patto di intendersi.

Fa parte senz'altro della discussione pubblica, che deve interessare tutti, l'intervento del Cardinale Poletto. È vescovo di Torino, la città dove la presidente della Regione, Mercedes Bresso, si è detta pronta ad ospitare Eluana e la sua famiglia per quell'ultimo atto che lo Stato ha riconosciuto legittimo con una sentenza definitiva, e che il governo vuole evitare con ogni mezzo. Mentre altri cattolici hanno sostenuto che "la morte ha trovato casa a Torino" il Cardinale non ha usato questi toni, ma ha detto che condanna l'eutanasia, anche se si sente vicino al padre di Eluana, prega per lui e non giudica. Vorrei però discutere pubblicamente, se è possibile, il significato più profondo e la portata di due affermazioni del Cardinale.

La prima è l'invito all'obiezione di coscienza dei medici, che per Poletto devono rifiutarsi in Piemonte di sospendere l'alimentazione forzata ad Eluana, entrando in contrasto con la richiesta della famiglia e con la sentenza che la legittima. Non c'è alcun dubbio che la coscienza individuale può ribellarsi a questo esito, e il medico - credente o no - può vivere un profondo travaglio tra il suo ruolo pubblico in un ospedale statale al servizio dei cittadini e delle loro richieste, il suo dovere professionale che lo mette al servizio dei malati e delle loro sofferenze, e appunto i suoi convincimenti morali più autentici. Questo travaglio può portare a decisioni estreme assolutamente comprensibili e rispettabili, come quella di obiettare al proprio ruolo pubblico e al proprio compito professionale perché appunto la coscienza non lo permette, costi quel che costi: e in alcuni casi, come ha ricordato qui ieri Adriano Sofri, il costo di questa opposizione di coscienza è stato altissimo.
 


Mi pare - appunto in coscienza - molto diverso il caso in cui i credenti medici vengono sollecitati collettivamente da un Cardinale (quasi come un'unica categoria professionale e confessionale da muovere sindacalmente) a mobilitarsi nello stesso momento e ovunque per mandare a vuoto una sentenza dello Stato, indipendentemente dalla riflessione morale e razionale di ognuno, dai tempi e dai modi con cui liberamente ciascuno può risolverla, dalle diverse sensibilità per la pietà e per la carità cristiana, pur dentro una fede comune. Qui non si può parlare, se si è onesti, di obiezione di coscienza: semmai di obbligazione di appartenenza, perché l'identità cattolica di quei medici diventa leva e strumento collettivo su cui puntare con impulso gerarchico per vanificare una pronuncia della Repubblica.

Questo è possibile perché il Cardinale spiega con chiarezza la concezione della doppia obbedienza, e la gerarchia che ne consegue. Lo Stato moderno e laico, libero "dalla" Chiesa mentre la garantisce libera "nello" Stato, applica la distinzione fondamentale tra la legge del Creatore e la legge delle creature. Poletto sostiene invece che poiché la legge di Dio non può mai essere contro l'uomo, andare contro la legge di Dio significa andare contro l'uomo: dunque se le due leggi entrano in contrasto "è perché la legge dell'uomo non è una buona legge", ed il cattolico può trasgredirla. La legge di Dio è superiore alla legge dell'uomo.

Su questa dichiarazione vale la pena riflettere, per le conseguenze che necessariamente comporta. È la concezione annunciata pochi anni fa dal Cardinal Ruini, secondo cui il cattolicesimo è una sorta di seconda natura degli italiani, dunque le leggi che contrastano con i principi cattolici sono automaticamente contronatura, e come tali non solo possono, ma meritano di essere disobbedite. Da questa idea discende la teorizzazione del nuovo cattolicesimo italiano di questi anni: la precettistica morale della Chiesa e la sua dottrina sociale coincidono con il diritto naturale, dunque la legge statale deve basare la sua forza sulla coincidenza con questa morale cattolica e naturale, trasformando così il cattolicesimo da religione delle persone in religione civile, dando vita ad una sorta di vera e propria idea politica della religione cristiana.

Ma se la legge di Dio è superiore alla legge dell'uomo, se nella doppia obbedienza che ritorna la Chiesa prevale sullo Stato anche nell'applicazione delle leggi e delle sentenze, nascono due domande: che cittadino è il cattolico osservante, se vive nella possibilità che gli venga chiesto dalla gerarchia di trasgredire, obiettare, disubbidire? E che concezione ha la Chiesa italiana, con i suoi vescovi e Cardinali, della democrazia e dello Stato? Qualcuno dovrà pur ricordare che nella separazione tra Stato e Chiesa, dopo l'unione pagana delle funzioni del sacerdote col magistrato civile, la religione non fa parte dello "jus publicum", la legge umana non fa parte di quella divina con la Chiesa che la amministra, le istituzioni pubbliche e i loro atti sono autonomi dalle cattedre dei vescovi e dal magistero confessionale.

Il cittadino medico a cui si ordina di agire in nome di una terza identità - suprema - , quella di cattolico, non obietta in nome della sua coscienza, ma obbedisce ad un'autorità che si contrappone allo Stato, e chiede un'obbedienza superiore, definitiva, totale alla Verità maiuscola, fuori dalla quale tutto è relativismo. Solo che in democrazia ogni verità è relativa, anche le fedi e i valori sono relativi a chi li professa e nessuno può imporli agli altri. Perché non esiste una riserva superiore di Verità esterna al libero gioco democratico, il quale naturalmente deve garantire la piena libertà per ogni religione di pronunciarsi su qualsiasi materia, anche di competenza dello Stato, per ribadire la sua dottrina. Sapendo che così la Chiesa parla alla coscienza dei credenti e di chi le riconosce un'autorità morale, ma la decisione politica concreta nelle sue scelte spetta all'autonoma decisione dei laici - credenti e non credenti - sotto la loro responsabilità: che è la parola della moderna e consapevole democrazia, con cui Barack Obama ha siglato l'avvio della sua presidenza.

Dunque non esiste una forma di "obbligazione religiosa" a fondamento delle leggi di un libero Stato democratico, nel quale anzi nessun soggetto può pretendere " di possedere la verità più di quanto ogni altro possa pretendere di possederla". Ne dovrebbe discendere finalmente una parità morale nella discussione pubblica, negando il moderno pregiudizio per cui la democrazia, lo Stato moderno e la cultura civica che ne derivano sono carenti senza il legame con l'eternità del pensiero cristiano, sono insufficienti nel fondamento. È da questo pregiudizio che nasce la violenza del linguaggio della nuova destra cattolica contro chi richiama la legge dello Stato, le sentenze dei tribunali, le norme repubblicane. Come se per i laici la vita non fosse un valore, e praticassero la cultura della morte. Come se il concetto di libertà per una famiglia dilaniata, di fraternità per un padre davanti ad una prova suprema, di condivisione per il suo dolore che non è immaginabile, non contassero nulla. Come se la coscienza italiana fosse solo cattolica. Infine, come se la coscienza cattolica, in democrazia, fosse incapace di finire in minoranza davanti allo Stato.

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

 

Da

mtrapanaro@t-online.de

 

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Data

24/12/08 10:01:00 pm

A

"Peppino" <loiudice@infogrottole.it>

Oggetto

Re: riflessioni politiche sugli avvenimenti italiani (fwd)

Allegati :

 

 

 

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  ---Ursprüngliche Nachricht---

Absender:

"michele.trapanaro" <550280876022-0001@T-Online.de>

Empfänger:

"Tannino Gianfranco" <tannino@tannino.de>

Betreff:

Re: riflessioni politiche sugli avvenimenti italiani

Datum:

21. Dec 2008 21:31

 

 

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Caro Gianfranco,
le tue giuste considerazioni in merito a quella che secondo i media, in gran parte asserviti a Berlusconi, viene chiamata  "tangentopoli rossa" ed all'esagerato mea culpa di Veltroni alla direzione del Partito democratico, costituiscono una buona opportunità per sfuggire alla sgradevole aria natalizia che si respira dovunque e sopratutto nel centro urbano intasato da troppa gente che corre per assecondare una razionalitá consumista quest'anno invero in affanno per la recessione economica e nei media dove si consuma una ritualità cristiana più che mai rivestita di credibilità estetica davanti all'impoverimento di massa della popolazione. Ma le stesse considerazioni forniscono sopratutto una occasione di cui voglio approfittare per dire qualcosa sui fatti politici e non accaduti in questi giorni in Italia che, a mio avviso, subiscono una lettura di comodo e mistificatoria quale effetto di una mentalitá generalmente esemplificata ad un incrollabile ideologismo per cui gli schemi, le idee e la pratica politica sono andate via via riducendosi, dal Risorgimento ad oggi, ad una sorta di palingenesi autodistruttiva: il disfattismo e la disistima in quanto effettulità della forma onnicomprensiva del cattolicesimo italiano.
Ebbene, comincerò col dire che anche tu cadendo nello stesso errore della sinistra di ritenere la "questione morale" non più soltanto una perversa diversità della destra ma, ingenerosamente, anche del proprio schieramento politico-culturale, mi preme a tal proposito spendere qualche parola per cercare di fare chiarezza su questo tema troppo importante per non farlo essendo la verità non una interpretazione mutevole e quindi piegata ai propre certezze irrazionali, ma un dato oggettivo di un determinato contesto storico, quale è quella legata alle lotte del movimento operaio e le sue avanguardie politiche, studentesche e sindacali del secolo scorso.  Un movimento che si è mosso all'insegna di una superiotità morale e intellettuale eterodiretta dall'idea comunista come alternativa al sistema capitalista e agli obbrobri ad esso correlati come le sue sovrastrutture per cui, ad esempio, la morale in un paese ultracattolico come l'Italia, interagiva come retorica parodista. Questo presupposto è la ragione per sostenere che il potere dopo aver celebrato la fine delle ideologie come fine del comunismo, come se il comunismo ne fosse stata l'unica, cerca adesso, come si compiace di farlo Scalfari nel suo editoriale su "la Repubblica" di oggi, un regolamento di conti finale inventandosi una presunta fine anche della diversità etica dei comunisti.
Senoncchè, tali valutazioni fanno acqua da tutte le parti e, in ultima analisi, finiscono per far girare gli arrugginiti mulini della destra che ringranzia addirittura elevandosi, in verità con meschina e goffa arroganza, a pulpito del "bene comune"! A Scalfari e a tutti coloro che in questi giorni, senza scrupoli, gioiscono sulla presunta fine della diversità della sinistra va detto che tra i politici colpiti dalla magistratura non c'è nessun comunista, nè post nè vetero, ma, al contrario, sono tutti ex democristiani, poi confluiti nel Partito popolare e, infine, nella Margherita. Assieme a loro c'è, del resto come faceva a mancare(?) un ex socialista craxiano di ferro (Del Turco) poi per opportunismo confluito nei DS perchè in odore di una poltrona del potere tant'è che si lascia "premiare" nientemeno che con la poltrona da capo della commissione antimafia!
Quindi, caro Gianfranco, prima che si parli di una "questione morale" della sinistra che attraverso gli arresti di ex democristiani viene ingiustamente gabellata per verità storica bisogna reagire con forza poiché è evidente il tentativo di mistificazione in atto. E la sinistra con il suo passato comunista è il designato, predestinato capro espiatorio. Ingiustamente!
Michele



 
"Tannino Gianfranco" <tannino@tannino.de> schrieb:

Sono passati ben 16 anni da Mani Pulite e Tangentopoli continua e questa volta tocca proprio il ns (è rivolto agli iscritti del PD) partito (ma non solo).

Ieri Walter Veltroni, incontrando  i giovani democratici, ha ribadito la sua contrarieta' al correntismo e ai ''capibastone'' quei personaggi che nei partiti della prima rebubblica condizionavano la vita dei partiti con il controllo di pacchetti di tessere. ''Diro' una cosa -ha detto Veltroni rivolgendosi ai giovani- che in politica non si dovrebbe dire, ma io preferisco perdere voti e avere un partito sano, fatto di gente per bene, piuttosto che avere dei capibastone che portano voti. Voglio un partito di gente per bene, un partito sano... gli altri fuori!''.

Avrei una domanda: ma esistono organi collegiali di controllo? O il partito liquido che inizialmente hanno pensato di creare, ha permesso questo tipo di errori? Ritengo molto importante l’organizzazione del partito.

 

Anche a Monaco nel passato ci fu un momento in cui qualcuno pensò di proporre un partito liquido, erano i tempi della caduta del muro di Berlino, quando il PCI divenne PDS. È grazie al fatto che la struttura territoriale di Monaco é rimasta quella originale, che ancor oggi abbiamo una Sezione, (non un Circolo, come se il cambiamento di nome avesse portato chissà quali benefici) di partito in cui il rapporto tra gli iscritti é eccellente, una sezione trasparente di cui possiamo andare fieri. Ma ora che anche per noi (ex DS, divenuta da poco PD) si porrá il problema di unire le ns forze e la ns sezione ad altri circoli PD, mi viene spontaneamente da chiedermi: le altre sezioni (o meglio circoli) saranno altrettante trasparenti? O un giorno potremmo venire anche noi tacciati di non essere troppo attenti alla questione etica? Se chiediamo uno sforzo di controllo in alto, facciamo altrettanto in basso?

Visto l'endemica e deficitaria etica che avvolge il ns Paese e collegando la proposta avanzata dal governo Berlusconi (dopo i recenti fatti di corruzione e concussione), in cui propone che l'intercettazioni telefoniche vengano fatte “solo per reati che prevedono pene da 10 anni in su”, viene da chiedersi: è questa la grande idea per combattere questi fenomeni di malcostume? visto che i reati di corruzione e concussione rientrano sotto questa soglia. È esattamente l’opposto della legge che servirebbe per combattere

In questa maniera non si sarebbero venuti mai a scoprire né la tangentopoli del ’92, né quelle esistenti, né quelle future.

 

Si può lasciare al solito Di Pietro la difesa di una cosi elementare richiesta da parte dei cittadini che gradirebbero una politica meno inflazionata dal malcostume?

 

PS. alcuni organi di stampa ingigantiscono le discussioni all'interno del PD (che sono il sale della democrazia) facendo apparire quest'aspetto come solo negativo , forse preferiscono che ci comportassimo come nella cosidetta casa del "Popolo delle libertà"? Quanti in quella "casa" hanno qualcosa da dire di diverso dal capo?

 

Buone Feste a tutti. Che l'Anno Nuovo ci porti notizie positive.

Gianfranco Tannino, Monaco di Baviera

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

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Data

01/11/08 10:54:00 pm

A

"Gianfranco Tannino" <gianfrancotannino@web.de>

Oggetto

la protesta degli studenti

Allegati :

 

 

 

 

 

Una delle idiozie di questi giorni è quella partorita dalle ristrettezze intellettuali dei cosidetti opinionisti di "regime", secondo cui la protesta studentesca di oggi non è altro che il ritorno del`68. Ma, in quanto limitati anche deontologicamente e quindi di basso profilo morale, tali giornalisti, sopratutto della carta stampata, dimostrano disonestá intellettuale e ignoranza sulla natura del movimento di contestazione della seconda metà degli anni sessanta. Nondimeno è la sorte riservata a quello successivo degli anni settanta allorché il movimento di rivolta giovanile riscoprendo il marxismo come strumento di critica del sistema capitalista riportava in auge la lotta di classe del proletariato come prassi della rivoluzione per il comunismo. Gli studenti che costituivano quel movimento occupando le università e contestandone i docenti non rivendicavano una scuola migliore, ma la rifiutavano in quanto struttura del sapere borghese! Quei giovani formavano anche la generazione di Woodstock e la controcultura, formulando una nuova filosofia dell'essere in alternativa radicale a quella dominante invece costellata di conformismo (atteggiamenti inibiti dalla cultura reazionaria del cattolicesimo) o di un modernismo di facciata teso a lenire l'immagine fosca del sistema capitalista nel frattempo rigeneratosi e diventato credibile con l'avvento in occidente dell'opulenza e il superfluo della societá dei consumi. Una generazione che, in definitiva, negando la forma onnicomprensiva del potere in tutti i suoi aspetti individuava nel superamento della divisione del lavoro la ragione fondamentale della libertà, cioè l'uguaglianza.
La protesta studentesca di oggi non è neppure una vera contestazione essendo sprovvista di una visione critica dello stato presente di cose. Generalmente è catterizzata da uno spontaneismo fine a se stesso per cui la scuola non è, come accadeva col movimento sessantottino, sede del sapere borghese da contestare in funzione della rivoluzione comunista. È, per gli studenti di oggi, molto più semplicemente proprio di quella scuola di un sapere di cui appropriarsi per trasformarsi in nuova classe dirigente del sistema capitalista. D'altro canto, neppure si può sostenere che la qualitá di tale protesta serva del tutto ad avere una scuola che formi gli studenti meglio di quanto fatto finora visto che nelle comparazioni internazionali è un triste fanalino di coda! In realtà, tale protesta vede l'affermarsi di una idea efficientista della scuola ancora allo stato incipiente e distante dalla sua funzione di formazione delle sovrastrutture di un sistema capitalista avanzato e competitivo come sistema industriale nel mondo della globalizzazione dell'economia. Tuttavia, è pur sempre meglio di niente anche perché tale protesta sembra favorire il declino del regime di Berlusconi.
Michele

 

 

 

 

10/01/2008

Non è il caso di lasciarsi prendere dalla "tragedia" (come é stata definita da Napolitano) che in questi giorni si consuma dietro la montagna di rifiuti in cui é seppellita parte della periferia napoletana e, in ultima analisi, l'immagine stessa dell'Italia nel mondo. La ragione non è psicologica, perché davanti a questo problema è da miopi rincuorarsi ridimensionandone la gravitá, ma prima ancora che politica è una ragione storico-culturale. Infatti, il tasso di crescita dell'Italia, che pure é da prendere in considerazione rispetto al periodo di stagnazione di qualche anno fa, non a caso è il più basso dei più importanti paesi industrializzati e non ci si deve neppure stupire se la reazione della classe dirigente è disperata, nonostante l'apparente serenitá del governo e l'intraprendenza di Bersani nel muoversi a testa bassa in un ambiente avverso e sordo ai richiami etici del "bene comune". Ciò accade poichè l'Italia è un paese "anomalo" rispetto alla "filosofia" del capitalismo postindustriale e alla globalizzazione dell'economia. Nel senso che non dispone della mentalitá adatta per un simile sistema, essendo rimasto a dimenarsi ancora con il vecchio sistema industriale che guarda ad un mercato protetto che garantisce la sopravvivenza anche a quelli meno competitivi come é accaduto a quello italiano che ha potuto espandersi in virtú della svalutazione della lira degli anni ottanta. Ma, questo sistema é andato in crisi anche con il cambio fisso dell'euro e sopratutto con la globalizzazione che ha permesso alla Cina e all'India di assurgere ormai a giganti dell'economia mondiale, nei cui confronti economie di grosso volume, come quella italiana, ma strutturalmente fragili hanno dovuto segnare il passo per carenza di fiato sufficiente a corrervi dietro. La mentalità, prima ancora che la politica, come dicevo poc'anzi, non è adatta, in quanto basata su una visione "umanista-cattolica" della società è non invece pragmatica e "protestante-sciovinista" come quella anglosassone. Una mentalità che nutrendo diffidenza nella scienza si mette di traverso ai principi della ricerca  e della formazione e sostanzialmente indifferente all'efficienza non solo delle istituzioni, ma anche dell'apparato burocratico e quindi dell'intero sistema socio-economico. L'umanesimo cattolico essendo perciò inadatto come mentalitá a dirigere un sistema postindustriale, basato sull'alta tecnologia, sui servizi, sulla ricerca, la competizione e sulla difesa dell'ambiente, determina ovviamente un effetto domino nel quale anche la politica si contraddistingue in inconcludenza e ritardo programmatico. Questa è la vera tragedia dell'Italia; mentre quella a cui si è riferito il presidente della repubblica, e cioè la montagna di rifiuti dell'hinterland napolitano, è solo e semplicemente un segno minore della tragedia stessa. Ciò, tuttavia, non significa immunità ai suoi responsabili, ma la richiesta di dimissioni di Bassolino, Jervolino, Pecoraro Scanio, come del prefetto, del procuratore capo della repubblica e del capo della polizia napoletana.
Michele

GLI STUDENTI DI SINISTRA CONTRO IL DOGMA DELLA RELIGIONE

Il modo di pensare di un individuo è il riflesso delle sue condizioni materiali di esistenza; lo stesso vale per una classe sociale, un popolo, un paese, un continente. Dopotutto, la stessa civiltá occidentale, con la sua modernitá, il welfare, gli alti livelli di progresso sociale e il carattere laico della coscienza di massa, é la rappresentazione borghese dell'opulenza del sistema economico. Questo metodo di analisi o interpetrazione della realtá è la teoria del materialismo storico di Marx. Oltre ad essa,  vi sono ovviamente altre teorie che, a loro modo, cercano ugualmente di spiegare la realtá pervenendo a conclusioni diverse fra di loro. Ma, ce n'è una, quella cristiana che, se non fosse per gli aspetti suggestivi del racconto biblico, sarebbe una spiegazione assolutamente priva di significato, i cui tratti del resto incontestabilmente dogmatici e pervasivi hanno condotto le popolazioni e i paesi cattolici ad una sorta di eterogenesi, vanificando lo stesso "messaggio" del Vangelo e rallentando altresì tutte le trasformazioni sociali volte a rendere le strutture economiche competitive davanti ai processi della globalizzazione.
L'Italia, laica sulla carta(come la Turchia), ma di fatto ultracattolica e a tratti addirittura integralista(!), é il risultato sciagurato di una eterogenesi cattolica, avendo creduto ed optato per l'umanesimo di fronte alle seduzioni del materialismo onnicomprensivo insito nella ricchezza e nel potere del sistema capitalista. I quali, al contrario, avevano e avrebbero tuttora bisogno di laicità culturale e pragmatismo sciovinista. Per questo è un paese anomalo fra i paesi occidentali e oggi sconta questo errore culturale indietreggiando economicamente e accentuando perciò il proprio ritardo dai paesi anglosassoni. Il marasma ne è l'effetto più eclatante per cui la politica, come strumento di organizzazione del sistema, rimane invalidata fino a trasformarsi in strumento di casta distaccato e perciò inviso dalla popolazione. Ma, non è ovviamente la politica la sola sovrastruttura del potere ad essere inconcludente e più o meno priva di credibilitá, bensì tutte le altre e il sapere e la formazione della classe dirigente vengono pertanto a formarsi su basi fragili, assolvendo con mediocritá alla loro funzione di guida del sistema capitalista. Non a caso, in tutte le comparazioni internazionali la scuola italiana è fanalino di coda tra i paesi maggiormente industrializzati e non c'è verso per sperare in una inversione di tendenza davanti all'autocommiserazione del ministro della cultura e il senso di impotenza e frastornazione della politica.. La coscienza che, pertanto, se ne ha per porvi rimedio è cristallizzata su un un modo di pensare ostaggio del delirio narcisista degli esegeti dell'umanesimo cattolico. Spesso è perfino infastidita dal clamore suscitato anche dai timidi tentativi di reazione, dei pochi autentici laici dell'ambito intellettuale e studentesco del paese, allo strapotere della chiesa e alla sua filosofia religiosa della vita. Il problema a questo punto non é quello di vedere se la critica estremista dei cosidetti laici-laici sia una "intolleranza inaccettabile", come dice Veltroni, ma di riuscire a renderla funzionale e propositiva amplificandone le ragioni attraverso la politicizzazione. Un esempio limpido è stato fornito dalla contestazione studentesca dell'universitá "La Sapienza" che portava al fallimento la decisione del rettore di invitare il Papa a tenere un discorso in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno accademico. Una contestazione più che giusta e sacrosanta davanti ad una chiesa che ha fatto del cattolicesimo una mentale forma onnicomprensiva dell'essere che travalicando tutti gli steccati innalzati dai laici a difesa della libertà di pensiero, continua a fare sostanzialmente il bello ed il cattivo tempo, impedendo così che il paese si liberi dalle catene che lo tengono imbrigliato in una condizione di inerzia e fatalismo. Una contestazione che ci ha riportati un poco con i ricordi agli anni settanta, un periodo di lotte che riuscì, fra l'altro, a gettare uno squarcio di luce in un paese annichilito dal regime clerico-democristiano e dall'autoritarismo. Penso che un suo ritorno nel segno paleomaoista potrebbe farci riappropriare del tempo perduto.
Michele 
 

19/01/2008

Un paese "agitato e confuso"
 

A sentire il pur rispettabile Napolitano, secondo cui l'Italia di questi giorni è "agitata e confusa", avverto un sentimento di commiserazione che non riesco proprio ad evitare per il fatto che è stata esternata una analisi convenzionale della realtà. Pertanto, premesso che le parole del Presidente della Repubblica non sfuggono affatto al linguaggio politico comune, ma ne sono invero una testimonianza, debbo dire che tali parole sono imprecise. Lo dico perché, a mio avviso, l'Italia è agitata e confusa da sempre! Nessuno, fuorché la destra, che abbia in mente la storia politica dell'Italia dal dopoguerra ad oggi può sostenere la tesi di periodi di tranquillità politica dove classe dirigente e popolazione abbiano avuto una sintesi ed un linguaggio comune per il bene di ciascuno. L'Italia, insomma, è stata in mezzo secolo di storia in preda al caos e addirittura insidiata da minacce golpiste, sebbene abbia avuta dalla sua parte una forte crescita economica giunta non senza fatica dai paesi anglosassoni e sopratutto dagli USA che, indipendentemente dallo smarrimento prodotto dalla crisi del romanticismo della civiltá contadina , la proiettava, per il significato della ricchezza prodotta, ai vertici dei paesi più industrializzati. Ma, non le è stata sufficiente per farla uscire dall'angusto involucro in cui la mentalitá derivante dall'umanesimo cattolica l'aveva rinchiusa e resa perciò anomala rispetto ai paesi anglosassoni più avanzati con la loro modernità e la tecnologia. Questa è (la mentalità religiosa) la ragione fondamentale del marasma politico-istituzionale che ha reso e rende tuttora l'Italia un paese "agitato e confuso", per cui è organizzato male e sconta, in ultima analisi, un netto ritardo di cultura politica sul fronte dell'organizzazione del sistema socio-economico rispetto ai paesi del nord Europa e ormai persino rispetto alla stessa Spagna, una volta povera e cattolicissima. 
La chiave di volta per liberare l'Italia dalla propria "anomalia" risiede pure in una legge elettorale adeguata a ridurre notevolmente la frammentazione politica così come in tutte le riforme strutturali dell'economia, ma sopratutto nella ineludibile ed indilazionabile necessità di rimuovere l'umanesimo cattolico dalla coscienza degli italiani (come nei paesi anglosassoni dove è stato soppresso dalle scuole dell'obbligo), ridimensionando la presenza esuberante e spesso strafottente della chiesa e la sua cultura religiosa, una vera palla al piede, uno sciagurato ectoplasma.
Michele

02/02/2008

San Gennaro contro l'emergenza dei rifiuti

La venerazione di San Gennaro ad opera dei napoletani è accettabile solo per l'allegria che suscita dietro l'aspetto folkloristico, ma per quello culturale desta costernazione. Infatti, la credenza nei miracoli per la liquefazione del sangue avviene a causa della forte e massificata sottocultura esoterica e paleoreligiosa dei napoletani. Ma, non mi soffermerei solo sui napoletani e il loro fatalismo, viste le celebrazioni da primo cristianesimo di Sant'Agata a Catania o di quelle di un santo abbruzzese circondato da serpenti e portato in processione seguendo un rito dalle caratteristiche premoderne!.......D'altro canto, la religione è una concezione filosofica nettamente premoderna, poiché basata sullo spiritualismo in antitesi al materialismo, sviluppatosi con l'illuminismo come sovrastuttura del sistema mercantilista dell'epoca e raggiunge il culmine nella rivoluzione industriale e quindi nel sapere laico della borghesia del sistema capitalista.
L'aspetto premoderno della religione e di tutte le interpetrazioni del cristianesimo, ivi compreso il cattolicesimo, viene cercato e giustificato da quelle popolazioni che si sono sviluppate in contraddizione con la modernità seppure esistente nelle loro condizioni materiali di esistenza, ma flebilmente assurta a cultura dominante. È il caso dell'Italia meridionale dove una palingenesi del moderno non è mai attecchita a causa della presenza capillare e della forma onnicomprensiva della religione. Ovviamente, la chiesa è ugualmente radicata e forte anche nel nord e sopratutto nel centro Italia, ma mentre quì è più vicina a quel dell'Italia meridionale, al contrario, al nord Italia è meno influente nella coscienza della popolazione perchè ostacolata dalla forza seducente ed edonista delle migliori condizioni di esistenza o di opulenza

. Senoncchè, è tutto il paese a rimanere, in ultima analisi, influenzato e quindi condizionato nei processi di crescita, dove la politica, strumento della classe dirigente teso all'organizzazione del sistema, è inconcludente e confusa di fronte al ritmo vertiginoso impresso del cambiamento delle forme e dei modi dell'economia e della sua globalizzazione
L'Italia non funziona da sempre e non credo ci possa essere qualcuno di buon senso disposto a sostenere il contrario, visto che storicamente, almeno a partire dall'unità d'Italia, non vi è stato mai un periodo socio-politico tranquillo e stabile. Non funziona proprio perché la coscienza della popolazione è basata fondamentalmente sulla religione e perfino nelle sue propaggini sottoculturali o degenerative come la superstizione e il miracolismo dei napoletani e non solo.
Michele

 
"Gianfranco Tannino" <gianfrancotannino@web.de> schrieb:

Da il Corriere della Sera del 26.01.2008

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San Gennaro contro l' emergenza rifiuti. Esposta l' ampolla, veglia in Duomo. Guerriglia nel Beneventano. Fedeli a raccolta affinché il sangue si sciolga in via «straordinaria».

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Coloro che hanno riempito la Chiesa nel pregare San Gennaro per un ennesimo miracolo per Napoli sono o no coscienti che dall'alto non potrà venire alcun aiuto? Loro stessi (i credenti) hanno un'espressione che dice: "aiutati che Dio t'aiuta".

 

Questo popolo non solo è credente (nella religione) ma anche molto superstizioso, molte case hanno i loro cornetti o ferro di

 cavallo dietro la porta come portafortuna o per scacciare il male. Un

 popolo che ad ogni avvenimento corre a giocare al Lotto dando ai fatti un'interpretazione di numeri che pensa possano anch'essi portargli fortuna.

 

Mentre noi discutiamo di destra e sinistra intere zone del ns Paese non riescono a liberarsi da questi residui ereditati e fatti propri. Quando il ns Paese esprime desideri di rinascita sociale, deve ricordarsi anche di queste cose:

a) la criminalità organizzata

b) la necessità di un innalzamento del livello culturale del ns Paese.

 08/02/2008

NANI DEL PENSIERO

Se non fosse per l'unico elemento di novitá (giá tanto in un paese avaro in materia) quale la riduzione della frammentazione partitica voluta da Veltroni, la campagna elettorale passerebbe come un copione giá visto cui gli italiani sono abituati da sempre. D'altronde, come si può sperare in una campagna elettorale diversa, intanto nata inaspettatamente prima della fine della legislatura e neppure a metá del suo percorso deliberatamente bloccato da Mastella e Dini per motivi personali il primo e il secondo perché a disagio col centrosinistra? Invero, la ragione di tale inerrogativo non può sussistere poiché prefigura l'esistenza di una filosofia analitica apparentemente disinvolta ma sostanzialmente così radicale da scongolgere i comuni denomenatori della cultura nazionale! La sua esplicitazione presuppone la rimozione del conformismo, come ectoplasma della cultura popolare, deformata in modo tale da non sapere introiettare i tentativi di trasformazione desertificando le coscienze anche nelle sue pur timide manifestazioni scioviniste. Una analisi diversa della socientà italiana che nessuno può inverare perché quelli che per primi dovrebbero farlo, gli intellettuali, sono privi di coraggio e di onestá. D'altro canto, anche se solo fossero sfiorati dall'idea che le ragioni della crisi italiana vanno oltre quelle di cui si dibatte sterilmente da sempre, e vale a dire l'assenza di orgoglio nazionale nell'umanesimo cattolico e la presenza di una forma onnicomprensiva dello stesso cattolicesimo nell'arida coscienza italiana, si sentirebbero angosciati perché in loro è andato facendosi largo spettralmente il senso di colpa per aver, seppure inconsapevolmente, imbavagliato la veritá, di essere stati con essa quanto meno omertosi.
Senoncché, assodato che esiste una
"verità", ignorata e neppure avvistata nei gelatinosi meandri dell'inconscio, gli intellettuali continuano così a spruzzare incenso sulle asserzioni pseudoanalitiche dei politici e da questa visuale per quanto lodevole possa apparire la tenacia e le capacità propositive di Veltroni, tuttavia non c'è alcuna ragione di pensare ad una vera e propria inversione di rotta della politica nazionale a causa del persistere della questione del cambiamento nella forma avvizzita e inconcludente che conosciamo da tempi ormai lontani. Qundi è evidente che gli intellettuali non sono in grado di dipanare il bandolo della matassa e, d'altro canto, sarebbe incongruo pensare diversamente poiché neppure essi hanno avuto la capacità di sfuggire all'assuefazione, ovvero ai processi di mitridatizzazione dell'essere degli italiani come popolo e paese. Tuttavia, prima ancora che i politici, sono loro, gli intellettuali, coloro cui addossare la colpa di tutto trascinandoli a calci nel sedere davanti al tribunale della storia che non può che comminare loro una severa condanna per "disastro nazionale", previa messa alla gogna per inettitudine, come bavosi nanetti del pensiero.   
Fatto è che, peraltro, la dura epoca contadina, quella dei buoi che tirano l'aratro per coltivare i campi, è scomparsa alcuni decenni fa e si può essere certi che gli italiani, aldilà delle apparenze, non ne sono dopotutto dispiaciuti, neppure davanti al racconto romantico che ne fa la televisione. La quale, consapevole dei propri limiti culturali, che sono poi quelli del paese, non riesce a far di meglio che fingere con la propria funzione di legittimazione del potere in tutte le sue forme, prendendo tempo con una certa ritualità degna di una repubblica delle banane. È una televisione sfiorata solo lontanamente dalla modernità e non solo perchè non sa esserlo, ma anche e sopratutto contraria ed esserlo di troppo, come se temesse di darne una rappresentazione smisurata o superflua avendo della modernitá stessa una concezione palesamente critica, come la sua matrice culturale che è il cattolicesimo e la derivante cultura umanista. Per tale ragione non può sottrarsi al "richiamo della foresta" tenendo ben oliato i vecchi ingranaggi della decadenza che vi si celano come sovrastruttura di un passato idealizzato romanticamente e di per se stesso fonte inesauribile per l'autoidentificazione. Ecco perché la "civiltà contadina" vive eccome nei programmi della televisione che la usa sapendo di potersene fare una ragione autorefenziale. La giusta dimensione, in ultima analisi, per poter prevaricare le regole della democrazia e la stessa deontologia professionale servendo la destra di Berlusconi all'insegna di un vero e proprio regime mediatico. Eppure, l'odierna infelicitá degli italiani alla ricerca della propria identitá perduta e l'idea romantica dell'epoca contadina della televisione, sono due dati di fatto che pur essendo in contrasto fra di loro, entarmbi sono tuttavia percorsi da un unico denomenatore in cui si riflette l'incertezza per il moderno, determinata dalla mentalitá conservatrice profondamente radicata nella popolazione. Per tale ragione è quindi una contraddizione solo apparente, poiché un  distacco dalle sovrastrutture della "civiltà" contadina non si é verificato del tutto nel corso di mezzo secolo di industrializzazione. Questa è, a mio avviso, la causa principale che fa dell'Italia un paese anomalo, piegato su se stesso e sfiduciato fino a concepire lucidamente il senso dell'autocommiserazione come forma della propria, acquisita indole autodistruttiva.
Michele

15/03/2008

 

 

 

 Forty Years After

In occasione dei quarantanni ormai passati dal '68, i media, consapevoli del propio potere pervasivo, portano avanti una tesi volta ad assestare un colpo decisivo a quello che resta della storia di un movimento, la cui colpa ovviamente é quella di aver contestato la societá consumista e tutte le forme di potere ad essa correlate e non. Un movimento che, a cominciare dalla metá degli anni sessanta in una fase inizialmente spontaneista e libertaria, caratterizzatasi con l'occupazione delle universitá maggiori e gli scioperi nelle scuole (lotte incentrate sul pacisimo contro la guerra imperialista in Vietnam e sull'antiautaritarismo contro il militarismo e il patriarcalismo della famiglia cattolica), trovava infine una sintesi e la propria identità ideologico-culturale nel marxismo come critica dell'economia capitalista e nella rivoluzione leninista la prassi che avrebbe dovuto abbattere lo status quo. Perciò, contrariamente ai suoi detrattori, quel movimento non ebbe niente a che spartire con la religione nè con la Praga occupata dai carri armati sovietici sfrontatamente strumentalizzata sopratutto dagli anticomunisti più deteriori. Tuttavia, una volta d'accordo che non importa più a nessuno una analisi del fallimento della rivoluzione dovuto, come risaputo, ad una puerile alterazione del concetto di realtà da parte dei suoi sostenitori, allora non ci resta che affrontare il tentativo di mistificazione in atto da parte dei media come un interesse concentrico della destra per il disconoscimento e della sinistra liberale e pseudocomunista della cosidetta sinistra radicale per lo stravolgimento dell'immagine del movimento sessantottino. Tale atteggiamento volto allo spegnimento della verità è ovviamente più arguto nella parte riguardante la sinistra nel suo complesso. Infatti, troviamo l'Espresso (come sinistra liberale) più che mai attivo nel portare avanti la tesi del revisionismo storico in senso buonista, omettendo di far presente che negli anni sessanta sotto la direzione di Scalfari avversava il '68 del quale, invece, oggi scrive che non fu un movimento anticapitalista poichè, al contrario, il suo progetto era quello di trasformare il mondo in senso liberale!  Un'altro elemento di deformazione revisionista del movimento attiene alla tesi circa una presunta forte presenza cattolica: in realtà ci fu ma era ai margini del movimento, ininfluente e come corollario. Non poté essere diversamente in quanto il movimento era fondamentalmente anticlericale, basato cioé sulla critica e il rifiuto della religione vista in contrasto con la teoria di Marx del materialismo storico, quale filosofia comunista della storia della lotta di classe e dei processi di emancipazione del proletariato. È vero, però, che ci furono degli intellettuali cattolici e anche dei religiosi come, ad esempio, don Milani che avevano scoperto nel comunismo delle similitudini col Vangelo e il messaggio pacifista e egualitarista di Cristo, ma in effetti non ebbero alcuna influenza sulla teoria e la prassi del movimento di lotte degli studenti. Dopotutto, la deformazione in atto sul '68 è anche e sopratutto il risultato dell'abiura da parte di tanti leader, come Sofri, Boato, Capanna, ecc., di quella esperienza di lotte che, fra l'altro, seppure indirettamente, portava alla laicizzazione e alla modernità un paese ancorato, nonostante il boom economico, su un fondamentalismo culturale dove la chiesa e la forma onnicomprensiva del cattolicesimo costituivano il vero potere in una Italia dominata politicamente dal regime democristiano a sua volta non di rado eterodiretto dalla cia, il servizio spionistico degli USA.
Tuttavia, esiste una possibilitá per ristabilire in noi una sorta di "pace interiore" di fronte ai colpi sferrati dal revisionismo storico, sapendo che trattasi di volgare restaurazione e per tale ragione non si può non tenere presente che lo scorrere del tempo è indifferente ai trascorsi dell'esistenza, nè può essere generoso con i suoi aspetti positivi. Se potessimo tenere la felicitá passata focalizzata come una costante nella memoria, molto probabilmente saremmo in grado perfino di assecondare le sofferenze del presente, ma senza capire le sue effettualitá di un gioco egoista o più semplicemente di una mera illusione. Non ci renderemmo conto, in ultima analisi, che così facendo fermeremmo velleitariamente i flussi "naturali" del tempo, negando follemente un'epoca e fomentando una inverosimile eterogenesi della vita e dei suoi bisogni fondamentali. La veritá, è che non si può vivere di soli sentimenti e chi lo fa si mette al di fuori della stessa realtá per cui si é formato anche in ragione di una ideologia basata sui lineamenti del materialismo storico e assurta a guida del proprio comportamento. Una vita vissuta sugli allori è, dunque, alla lunga, fossilizzante perché si finisce con il deformare la ragione e i presupposti stessi su cui la felicitá aveva potuto prendere forma. Senoncché, se il tempo non possiamo fermarlo (come, al contrario, pretendono o si illudono i religiosi attraverso il delirio di onnipotenza della fede) e non possiamo neppure correggere la sua inclemenza, perché come detto l'egoismo alla lunga non paga, non possiamo però rinunciare alla memoria in quanto strumento di testimonianza e rivisitazione della storia medesima. Questo ci permette di portare alla luce dell'obiettivitá di ciascuno di noi, se siamo onesti intellettualmente, le ragioni della felicitá del tempo passato: il '68 e la rivolta giovanile, la sua controcultura e il sogno della rivoluzione anche come estetica dell'essere, poi la musica rock, gli hippies e la canapa indiana, l'amore libero (la liberazione sessuale), cioé un vero e proprio tentativo di assalto al cielo come nuova palingenesi.
Michele

23/03/2008

 

 


Riflessione sul movimento del '68 in un momento in cui si registra il culmine della mistificazione della sua storia portata avanti dal potere politico e dai media.


In occasione dei quarantanni ormai passati dal '68, i media, consapevoli del propio potere pervasivo, portano avanti una tesi volta ad assestare un colpo decisivo a quello che resta della storia di un movimento, la cui colpa ovviamente é quella di aver contestato la societá consumista e tutte le forme di potere ad essa correlate e non. Un movimento che, a cominciare dalla metá degli anni sessanta in una fase inizialmente spontaneista e libertaria, caratterizzatasi con l'occupazione delle universitá maggiori e gli scioperi nelle scuole (lotte incentrate sul pacisimo contro la guerra imperialista in Vietnam e sull'antiautaritarismo contro il militarismo e il patriarcalismo della famiglia cattolica), trovava infine una sintesi e la propria identità ideologico-culturale nel marxismo come critica dell'economia capitalista e nella rivoluzione leninista la prassi che avrebbe dovuto abbattere lo status quo. Perciò, contrariamente ai suoi detrattori, quel movimento non ebbe niente a che spartire con la religione nè con la Praga occupata dai carri armati sovietici sfrontatamente strumentalizzata sopratutto dagli anticomunisti più deteriori. Tuttavia, una volta d'accordo che non importa più a nessuno una analisi del fallimento della rivoluzione dovuto, come risaputo, ad una puerile alterazione del concetto di realtà da parte dei suoi sostenitori, allora non ci resta che affrontare il tentativo di mistificazione in atto da parte dei media come un interesse concentrico della destra per il disconoscimento e della sinistra liberale e pseudocomunista della cosidetta sinistra radicale per lo stravolgimento dell'immagine del movimento sessantottino. Tale atteggiamento volto allo spegnimento della verità è ovviamente più arguto nella parte riguardante la sinistra nel suo complesso. Infatti, troviamo l'Espresso (come sinistra liberale) più che mai attivo nel portare avanti la tesi del revisionismo storico in senso buonista, omettendo di far presente che negli anni sessanta sotto la direzione di Scalfari avversava il '68 del quale, invece, oggi scrive che non fu un movimento anticapitalista poichè, al contrario, il suo progetto era quello di trasformare il mondo in senso liberale!  Un'altro elemento di deformazione revisionista del movimento attiene alla tesi circa una presunta forte presenza cattolica: in realtà ci fu ma era ai margini del movimento, ininfluente e come corollario. Non poté essere diversamente in quanto il movimento era fondamentalmente anticlericale, basato cioé sulla critica e il rifiuto della religione vista in contrasto con la teoria di Marx del materialismo storico, quale filosofia comunista della storia della lotta di classe e dei processi di emancipazione del proletariato. È vero, però, che ci furono degli intellettuali cattolici e anche dei religiosi come, ad esempio, don Milani che avevano scoperto nel comunismo delle similitudini col Vangelo e il messaggio pacifista e egualitarista di Cristo, ma in effetti non ebbero alcuna influenza sulla teoria e la prassi del movimento di lotte degli studenti. Dopotutto, la deformazione in atto sul '68 è anche e sopratutto il risultato dell'abiura da parte di tanti leader, come Sofri, Boato, Capanna, ecc., di quella esperienza di lotte che, fra l'altro, seppure indirettamente, portava alla laicizzazione e alla modernità un paese ancorato, nonostante il boom economico, su un fondamentalismo culturale dove la chiesa e la forma onnicomprensiva del cattolicesimo costituivano il vero potere in una Italia dominata politicamente dal regime democristiano a sua volta non di rado eterodiretto dalla cia, il servizio spionistico degli USA.
Tuttavia, esiste una possibilitá per ristabilire in noi una sorta di "pace interiore" di fronte ai colpi sferrati dal revisionismo storico, sapendo che trattasi di volgare restaurazione e per tale ragione non si può non tenere presente che lo scorrere del tempo è indifferente ai trascorsi dell'esistenza, nè può essere generoso con i suoi aspetti positivi. Se potessimo tenere la felicitá passata focalizzata come una costante nella memoria, molto probabilmente saremmo in grado perfino di assecondare le sofferenze del presente, ma senza capire le sue effettualitá di un gioco egoista o più semplicemente di una mera illusione. Non ci renderemmo conto, in ultima analisi, che così facendo fermeremmo velleitariamente i flussi "naturali" del tempo, negando follemente un'epoca e fomentando una inverosimile eterogenesi della vita e dei suoi bisogni fondamentali. La veritá, è che non si può vivere di soli sentimenti e chi lo fa si mette al di fuori della stessa realtá per cui si é formato anche in ragione di una ideologia basata sui lineamenti del materialismo storico e assurta a guida del proprio comportamento. Una vita vissuta sugli allori è, dunque, alla lunga, fossilizzante perché si finisce con il deformare la ragione e i presupposti stessi su cui la felicitá aveva potuto prendere forma. Senoncché, se il tempo non possiamo fermarlo (come, al contrario, pretendono o si illudono i religiosi attraverso il delirio di onnipotenza della fede) e non possiamo neppure correggere la sua inclemenza, perché come detto l'egoismo alla lunga non paga, non possiamo però rinunciare alla memoria in quanto strumento di testimonianza e rivisitazione della storia medesima. Questo ci permette di portare alla luce dell'obiettivitá di ciascuno di noi, se siamo onesti intellettualmente, le ragioni della felicitá del tempo passato: il '68 e la rivolta giovanile, la sua controcultura e il sogno della rivoluzione anche come estetica dell'essere, poi la musica rock, gli hippies e la canapa indiana, l'amore libero (la liberazione sessuale), cioé un vero e proprio tentativo di assalto al cielo come nuova palingenesi.
Michele

 02/04/2008

Velentaiy

In un paese in cui il sistema capitalista è in continua sofferenza a causa di una mentalità inadatta a gestirlo proficuamente, è conseguente che nasca e si sviluppi, fra l'altro, una nuova forma di bizantinismo la cui furia iconoclasta abbatta impietosamente persino quel poco di orgoglio nazionale rimasto a ricordare agli italiani stessi e al mondo che l'Italia è a tutti gli effetti un grande paese. Nel solco dell'eterogenesi determinata dal carattere permanente e immodificabile della crisi italiana che da adito anche a forme bizzarre come un certo neobizantinismo dall'aspetto virtuale e fluido, si inserisce innanzitutto e prepontentemente il grillismo, mediante una critica della politica che non riesce ad andare oltre i limiti propri della politica medesima, in quanto incapace a riconoscere le cause di fondo della crisi.  Ma, il settimanale L'Espresso (fondato negli anni sessanta da Scalfari e assurto in quel periodo di profonde trasformazioni socio-economiche a megafono della borghesia progressista e ad avanguardia liberale dei processi di laicizzazione del paese), pur di non essere da meno, si rifiuta di restare alla finestra a guardare passivamente la forma uggiosa dei tempi odierni, ma si propone anch'esso come protagonista del suddetto movimento neobizantino, identificando nell'abbattimento dell'orgoglio nazionale uno degli steccati da rimuovere per potere risalire la china della crisi. Tuttavia lo fa soltanto satiricamente e nel linguaggio. Infatti, l'ultimo numero, nel fare una indagine sui vini italiani, scoprendo che una ventina di essi non sarebbero propriamente genuini, ma adulterati li classifica come "velenitaly", credendo nello scoop di cui è animato da un bel pò di tempo, ma senza capire che tale modo di fare sia autodistruttivo. Come il grillismo, anche L'Espresso, con il carattere effimero del neologismo "velenitaly"non sfugge alle tristi seduzioni del sentimento di autocommiserazione, schernendosi nella propria identitá nazionale come manifestazione di sfiducia e inerzia nella storia, erroneamente concepita come processo meccanicistico e fatale. Invero, è il trionfo negativo e devastante della coscienza cattolica, anche nei suoi processi degenerativi.
Michele

4/04/2008

UN PAESE DI MATTI

Non è una novità che i luoghi comuni tedeschi sugli italiani siano una accozzaglia di congetture basate sull'ignoranza e dei pregiudizi legati all'orgoglio nazionalista, un pò come se la politica, nonostante le grandi trasformazioni economiche e l'apparente progresso intervenuti nelle condizioni di vita dell'occidente, fosse ferma alla concezione dello Stato-Nazione dell'ottocento. Effettivamente, non ci si deve meravigliare, poiché un sistema capitalista avanzato e competitivo si misura non solo sulle capacitá delle classi dirigenti e sulla "maturitá democratica" di un paese, ma anche e sopratutto sul grado di radicamento dell'orgoglio nazionale. Nel senso che un paese ha delle forti opportunità di crescita socio-economica se oltreché essere fiero della propria storia ha di sè anche una stima tale da sentirsi costantemente sollecitato a migliorare le proprie strutture economiche e l'organizzazione del sapere e della conoscenza rispetto alle esigenze della competizione del mondo della globalizzazione. A differenza della religione che si misura sulla base dell'intensitá del proprio spirito rispetto all'immanentismo materialista e agnostico della società consumista e postindustriale o terziaria, l'economia capitalista trova il proprio grado di stima nella superioritá del suo sistema sugli altri. In sintesi: un paese può ambire a diventare un grande paese industriale se ha nel seno della propria cultura, paradossalmente, le fondamenta dello spirito ottocentesco del nazionalismo. Valga come esempio la ricercata "amicizia" franco-tedesca come sinonimo di nazionalismo elevato a strumento di selezione dei paesi valutati, come nell'ottocento, in Stato-amico e Stato-canaglia! Ne consegue che se un paese viene considerato alla stregua di uno Stato-canaglia scattano gli automatismi della esclusione e talvolta, come nel caso dell'Italia, si manifestano perfino dei blocchi mentali o dei pregiudizi che la espellano dalla cosidetta "comunità internazionale". Ovviamente, si tratta di una "alleanza" candidatasi a padrone del mondo in base al concetto di potenza e dei rapporti di forza continentali e internazionali, in cui l'Italia, benchè membro dei G7 (i sette paesi più industrializzati del mondo) non possiede una particolare stima per ragioni politico-culturali.
Tali ragioni, le conosciamo bene in cosa consistono, ma non sono ancora affatto chiarite né dai politici né da altri, salvo che da Scalfari che dichiarava implicitamente il fallimento del sistema italiano nel suo editoriale di domenica scorsa su Repubblica. Esse, vanno ricercate anche:
a) nella incapacitá della politica;
b)nella struttura microeconomica dell'industria, peraltro prevalentemente a conduzione familiare;
c)nel carattere corporativista delle professioni;
d)nell'esoso ed obsoleto sistema bancario;
e)nella carenza di ricerca e nella mancanza di formazione, come nella disorganizzazione della scuola e nell'inadeguatezza del programma di studio (non si dimentichi il tentativo dello scorso governo Berlusconi di espellere Darwin dalla scuola dell'obbligo!);
f)nella inefficienza della pubblica amministrazione dovuta ad una conduzione esosa per il fisco e lenta nei servizi;
g) negli altissimi costi e nella inefficienza delle forze dell'ordine che vanno risolti accorpando carabinieri, polizia, guardia di finanza e vigli urbani, sul modello tedesco;
h)nell'ipergarantismo del codice penale e civile a fronte di una criminalità politica e comune molto forte e di una corruzione che mina la credibilità delle istituzioni e del paese sia rispetto alla popolazione che rispetto al mondo che non perde occasione per deridere gli italiani;
i)nel lacunoso welfare che non prevede alcuna assistenza sociale (in soldi e non in...pasta asciutta come nelle organizzazione della Caritas o, generalmente, del volontariato cattolico e non) per gli esclusi dal mercato del lavoro;
l)nella precarizzazione del lavoro, ecc,.....
Sopratutto, però, le ragioni dell'anomalia italiana vanno oltre quelle suddette e giacciono nella forma onnicomprensiva del cattolicesimo e nell'inutilità del carattere universalista della cultura dell'umanesimo cattolico, nonché nel buonismo postinternazionalista e solidarista e nel tardooperaismo della sinistra radicale.
Queste ragioni costituiscono la causa obbiettiva del mancato funzionamento dell'Italia e il suo rischio di declino dovuto anche all'evasione fiscale e al cambio fisso dell'euro che comprime le esportazioni e, in ultima analisi, la crescita economica.
Tutto ciò, in un mondo diviso in Stato-amico e in Stato-canaglia, l'Italia è oggetto di caricature e pregiudizi, come quelli detti dall'Abendzeitung di oggi. Gli inni del PDL e del PD servono, secondo questo giornale, a creare consenso elettorale definendoli come "campagna elettorale all'italiana" e presentandoli addirittura nella tradizione del festival di Sanremo il primo e il secondo in una rockcover degli anni settanta! È un modo di fare tipico, beninteso, non solo dei tedeschi, ma di tutti quei paesi modellati sull'orgoglio nazionale; un modo di pensare che appartiene a tutti, dai paesi ricchi fino a quelli poveri, ma "fatalità" della storia, non all'Italia che essendone sprovvista si muove come un pesce fuor d'acqua! E per tale motivo è vista come un paese di matti.
Michele

12/04/2008