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Fiera 13 e 14 ottobre 2008

Breve storia della fiera grottolese raccontata da  Carlo Amodio. Articolo pubblicato sul  Quotidiano della Basilicata in data  13 ottobre 2008.

Panaiero: contrada ubicata alla fiera di bestiame.

Taverna: edificata nel 1873 sull' Appia Antica , alla periferia del paese, era luogo di stallaggio pubblico per muli, asini e cavalli.  Si riempiva  in occasione della fiera annuale  13, 14, e 15 ottobre. La stessa    ritenuta una delle più importanti della Basilicata. Oltre al commercio di prodotti tipici artigianali vi era soprattutto il commercio di bestiame. Il locale era di Luigi Corleto che, alla sua morte, lo lasciò in eredità al figlio Vincenzo. Il taverniere era Antonio Mastropaolo. Oggi il locale  ristrutturato in parte è adibito a frantoio.

 Chiesa di San Luca e Giuliano a sede

 Negli anni  70 la Chiesa fu abbattuta per realizzare l'attuale casa comunale.

  Resti della Chiesa San Luca adibita a Fiera agli inizi del novecento  "Nicchioni"

Mercato Rionale si tiene il 5 e 20 di ogni mese

ANNO 2004

 l'Assessorato alla cultura del  Comune di Grottole, anche quest' anno in occasione della fiera

                                                  12 e 13 ottobre 2004

ha richiamato  i soliti gruppi di animatori sia fissi che itineranti.

Foto a sinistra  veduta panoramica della fiera - foto a destra gli animatori.

ANNO 2005

FIERA 12  E 13 OTTOBRE 2005

ANCHE QUEST' ANNO  IN OCCASIONE DELLA FIERA CI  SONO STATI GRUPPI DI ANIMATORI FISSI ED ITINERANTI.

FIERA 13 E 14 OTTOBRE 2006

      

 

MAIALINO DI S. ANTUONO

Notizia presa dalla guida turistica dei comune dell'area bradanica ( Regione Basilicata). Finito di stampare  nel mese di marzo 2004.

Una curiosa tradizione,oggi in disuso, era quella del maialino di S. Antuono. Una scrofa con i figlioletti   veniva accompagnata vicino alla Chiesa di San Pietro e si sceglieva il porcellino che per primo entrava in Chiesa. Sull'altare maggiore si consumava un piccolo sacrificio: all'animale venivano tagliate  la coda e le orecchie ( perchè fosse distinguibile da tutti gli altri maiali del paese). Il porcellino, poi, sguscia tra le gambe della gente e si intrufolava  nell'intrico delle viuzze,dando inizio alla sua avventura di maiale errante,nutrito dalla  generosità della gente. Nessuno rifiutava un pugno di ghiande o di crusca,oppure un pezzo di pane duro; il gesto, d'altra parte, serviva ad attirare la benedizione del Santo sui propri animali. Una volta adulto,il maiale era venduto all'asta a beneficio della Chiesa.

Maialini vicino la Chiesa di San Pietro.

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Nelle tradizioni dobbiamo  includere  anche alcuni dei giochi e giocattoli tramandati da generazioni in generazioni ed ora del tutto scomparsi.

LA CARROZZA- era fatta tutta in legno,con una ruota davanti e due di dietro

GIOCO DELLA CHIANCA- consisteva nel lanciare la propria moneta in alto e vinceva colui che si avvicinava di più al segno della mattonella o della lastra.

CUPA CUPA- attrezzo rudimentale musicale che si usava durante il periodo di carnevale. Occorreva un barattolo ed una cannuccia,della quale una piccola parte  restava nel barattolo a contatto con l'acqua ed il resto sporgeva all'esterno. Si legava bene con lo spago lo straccetto intorno al barattolo poi si inumidiva la stoffa e la mano che doveva scorrere su e giù per la cannuccia,fregandola in modo che la cannuccia producesse un suono cupo e ritmato.

FRECCIA- fatta con un piccolo legno a forma di V e con due molle ricavate da una camera d'aria.

 

STACCIA E MARCALLES -a distanza di circa  5 o  6 metri,si colloca una pietra sulla quale si mettevano delle monete,poi a sorte ,si prendeva un'altra pietra "la stacc" piuttosto piatta,si lanciava per colpire la pietra "marcallese" e vincevano che faceva cadere le monete più vicine alla propria stacc.

MAZZA E CIUC-  occorrevano due pezzi di legno che si ricavano da una mazza di scopa: la mazza era lunga circa 60 centimetri ed era sgusciata alla punta mentre u ciuc lungo circa 15 centimetri  bene appuntito alle due estremità.

U SCPTTUL- Fatto dal fusto di una sambuca (pianticella) simile ad una cerbottana.

 

A CAVAD E SC  MENT- Si formavano due squadre quelle dei cavalli e quelle delle giumente, i ragazzi delle giumente si piegavano  stando uno dietro all'altro tenendo la gamba di chi gli stava davanti formando cosi una groppa. I compagni allora dell'altra squadra vi saltavano sopra uno alla volta , il primo a saltare si spingeva  fino in avanti per dare spazio  agli altri compagni di saltarvi sopra,quando tutti erano montati si pronunciava la frase ,a cavad o sc mment, se quelli di sotto dicevano a sc mment tutti dovevano smontare ,se dicevano a cavad,tutti  dovevano battere le mani tenendo le gambe divaricate senza cadere,se qualcuno cadeva si invertivano i ruoli.

 STRUB-L- Giocattolo simile ad una trottola e attraversato da un chiodo per tutto la sua lunghezza. E' fornito da una testina intorno alla quale si arrotola uno spago prima del lancio. La perizia del lanciatore consiste nel far girare l'attrezzo sulla punta del chiodo il più a lungo possibile.

IO IO- Si prendeva un bottone,si infilava tra i buchi un filo poi legato alle punte,si faceva arrotolare il filo stesso messo tra le dite della mano,tenendo e mollando il bottone,il bottone girava prima da un senso e poi dall'altro.

GASTRONOMIA:

Oltre alla pasta fatta in casa come "cavatelli, e orecchiette" ricordiamo ancora oggi " fave e cicorie,cardi al forno, agnello con" finocchi selvatici". Buonissimi i legumi cotti nella pignata "recipiente di creta". A Natale le "pettole e focaccia di ceci.  A Pasqua "calzoncelli di ceci, calzoncelli con mostarda e taralli " con sopra zucchero velato,ed inoltre il gustosissimo piatto dei poveri " La cialledda",pane duro bagnato all'acqua,pomodorini invernali,olio e sale. Ecco il piatto:

La cialledda   Pomodorini invernali ,infilati e tenuti in luoghi asciutti e ventilati.

 Peperoni infilati ad uno ad uno,poi messi al sole per l'essicazione ed essere mangiati fritti durante l'inverno,

  

 

 PRESA DELL'ANELLO

Questa gara si svolgeva davanti la Chiesa di San Rocco il 16 agosto  " festa patronale "

Era uno dei tanti  momenti di divertimento per la comunità grottolese.

 Protagonisti della gara erano soprattutto i  giovani contadini .

Ognuno dei partecipanti  con il proprio destriero cercava  di mettere in evidenza la propria bravura , le proprie capacità ed abilità  sia nel cavalcare  che nel poter vincere la gara.

La gara si chiamava presa dell'anello.

Tra due pali distanti uno dall'altro una decina di metri ,  si legava  alle due estremità una fune,con in mezzo un anello di tipo fede matrimoniale.

 I giovani partecipanti uno alla volta col proprio destriero e a galoppo con una verga in una mano lunga circa tre metri,  doveva cercare di infilare la punta di questa nell'anello  , quello che  riusciva ad infilare l'anello  vinceva la gara.

 

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