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Cronotassi vescovi di Anglona Tursi

Inaugurazione Seminario

 

Anche la Diocesi di Tursi possiede il proprio Seminario, non molto antico, perché eretto da mons. Cosentini, vescovo dal 1702, succeduto a De Luca. In realtà un primitivo Seminario, tra il 1611 ed il 1614, fu creato dal vescovo Bernardo Giustiniani, nei locali a ridosso della Cattedrale.

Fu successivamente migliorato da mons. Domenico Sabbatino di Strangoli a proprie spese. Nel Seminario di Tursi si formavano maestri di grammatica e di musica. Il Seminario nacque per seguire le direttive degli Eccellentissimi Padri del Concilio, perché mancando una struttura per il Seminario, potessero essere almeno istruiti i chierici più poveri. Accanto al coro della Cattedrale di Tursi esistono poche stanze, per la precisione quattro, che vengono comunemente denominate “l’antico Seminario”, le quali erano servite per ospitare il ginnasio, con le rendite provenienti dal Capitolo della Cattedrale. Il Seminario nacque utilizzando più case accostate tra loro, di diversa dimensione e forma, migliorato nel tempo da mons. Ettore Quarti, che parlò del Seminario anche nel suo Sinodo[2].

 

 

 

 

 

 

Nicola SOLE    Antonio PROVIERO

 

La Diocesi di Tursi ebbe antica sede vescovile in Anglona, il sui Seminario fu fondato da mons. Giulio Cesare Moriconi nell’anno 1582[1].

 

 

 

 

 

 

A pieno regime, la struttura poteva ospitare sino ad 80 seminaristi[3]. Al vescovo Giulio Capace Scondito, patrizio napoletano appartenente al sedile di Capuano, nel 1735, si deve la creazione del Seminario di Chiaromonte quale residenza estiva dei soggiornanti nel Seminario di Tursi, così come ricorda l’iscrizione lapidea posta sul portone “Declinandis caloribus Tursiensibus”. L’Ordinario Diocesano volle la creazione del Seminario in Chiaromonte, poiché in periodo estivo anche la Curia veniva trasferita nel paese potentino[4].

Il vescovo Giambattista Pignatelli si impegnò per il Seminario e per la frequenza di questo da parte dei chierici più poveri.

Il Convento dei Cappuccini, acquistato da mons. Arcidiacono Virgallita, fu da questi utilizzato come locale per il Seminario Diocesano, che in precedenza era stato ospitato nell’antico e angusto abitato affianco alla Cattedrale.

Fu inaugurato nel 1899 da Mons. Carmelo Puija, fra l’entusiasmo della Diocesi intera, poichè nel Seminario erano riposte tutte le speranze per l’avvenire.

Durante l’episcopato Puija, il Seminario di Tursi, fu retto dal teologo Paino, in seguito Arcivescovo di Messina, che gli diede un grande splendore, che, però, decadde ben presto.

Nel 1897, mons. Carmelo Puija, nativo di Filadelfia (Sicilia), dette il massimo splendore al Seminario diocesano.

Il sacerdote Vincenzo Brancia lesse il discorso per l’inaugurazione degli studi del Seminario di Tursi nell’anno 1898 – 99, indirizzando lo scritto al vescovo Pujia.

Così esordirà nel suo parlare:

Chiamato da chi (qui presente) con vigor giovanile, con mente illuminata, coll’ardore d’un forte calabrese, e con apostolico zelo regge l’antichissima Diocesi d’Anglona e Tursi, non è a caso, se, nell’inaugurazione dei nostri Studi del nuovo anno scolastico, ardisco manifestare le mie intenzioni su quanto sarò per insegnare, secondo le mie deboli forze, riguardo la lingua del Bel Paese nel Ginnasio superiore e nel Liceo del vostro Seminario, asilo della pietà, delle lettere, delle scienze, e un dì dimora dei figliuoli di Francesco…Io intendo, in prima palesarle a voi, giovani cari, speranza e futuri difensori della Chiesa; speranza della Patria e futuri difensori della sua eccelsa grandezza, che da duemila anni è grandezza cattolica, contro i coronati empi delle sette nemiche del suo benessere verace[5].

E continua con veemenza:

Così, senza dubbio, avverrà, che per voi, giovani amati, si dia lode alla scuola del sacerdozio cattolico, contro coloro che le danno biasimo a torto, e mala voce fra gli studiosi nelle scuole laiche dei tempi nostri. Questa nostra scuola cattolica, (e andate a dirlo a fronte alta di contra all’insegnamento settario), ispirata dall’unica religione e dall’amore per la verità, apre la mente e il cuore alla grandiosa classica istituzione, la quale sola sa formare, come preti savii e morali, così, per l’onere di questa sacra terra d’Italia, cittadini cattolici, devoti al Papa, al Sacerdozio, e alla patria civiltà[6].      

Nel concludere il suo discorso inaugurale per l’anno scolastico, il canonico e docente Brancia rivolge il suo saluto ai giovani chierici “…perché salutando voi, oh! Spero salutare un futuro battaglione dell’immenso esercito di Gesù Cristo adorato”, al vescovo Pujia, “…onore fra voi…” ed a mons. Virgallita “…che, offrendovi, su d’un colle romantico, a tempio dello studio e della pietà, le sante storiche mura di S. Rocco, riempie di suo zelo questa antica ed illustre Diocesi[7].

Dal giorno 8 settembre 1976, a seguito della creazione della Regione Ecclesiastica di Basilicata, la Diocesi assunse la denominazione di Tursi – Lagonegro.

Attualmente nell’edificio vi risiedono i ragazzi della Fondazione Exodus mantenendo vivo il luogo.

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[1] MORONI Gaetano, Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1847. pp. 79-80.

[2] D’AVINO Vincenzo, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie del Regno delle due Sicilie, Napoli, Ranucci, 1848. p. 727.

[3] MORONI Gaetano, Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1847. pp. 277-278.

[4] MORONI Gaetano, Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1847. p. 276.

[5] BRANCIA sac. Vincenzo, Per l’inaugurazione degli studi nel Seminario di Tursi 1898 – 99, Potenza, Tipografia Garriamone e Marchisiello, 1898. p. 5. 

[6] BRANCIA sac. Vincenzo, Per l’inaugurazione degli studi nel Seminario di Tursi 1898 – 99, Potenza, Tipografia Garriamone e Marchisiello, 1898. p. 9. 

[7] BRANCIA sac. Vincenzo, Per l’inaugurazione degli studi nel Seminario di Tursi 1898 – 99, Potenza, Tipografia Garriamone e Marchisiello, 1898. p. 12. 

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