
E’ ad Achille Caracciolo, originario di Ruoti, che la Diocesi di Potenza deve l’erezione del suo Seminario. Fu Vescovo dall’anno 1616 ed il suo Seminario fiorì per dottrina e buoni studi.
Mons. Bonaventura Claverio, vescovo di Potenza dal 16 luglio 1646, diede nuova e più bella forma al Seminario, arricchendolo anche di una biblioteca[1].
Nel 1696 mons. Agnello Rossi, vescovo di Potenza dal 2 maggio dello stesso anno, restaurò il Seminario ed il palazzo vescovile dopo il terribile terremoto che sconvolse la Diocesi.
Il vescovo Giuseppe Melendez, francescano osservante, a Potenza dal 30 gennaio 1741, accrebbe le rendite del Seminario con beni appartenenti alla sua persona.
Antonio Passivanti, docente del Seminario di Potenza nel 1742, diede alle stampe il seguente testo “Ristretto di teorica, e pratica, per insegnare con brevita la rettorica composto ad uso del Seminario di Potenza…”[2].
Fu con il vescovo Serrao che il Seminario visse momenti di splendore ed anche di lutto, salendo certamente alla ribalta delle cronache potentine.
Giovanni Andrea Serrao, studioso celebratissimo, fu nominato Vescovo di Potenza nel 1783. Demolì la cattedrale gotica e la riedificò. Rivolse le attenzioni anche al Seminario e l’ebbe in cuore profondamente. Fece rifiorire gli studi al suo interno, da dotto filologo qual era. In breve tempo, gli stessi alunni del Seminario, da discenti divennero “maestri di quelli che sanno”[3]. Il 24 febbraio 1799 furono uccisi il vescovo Andrea Serrao ed i reggente del seminario di Potenza Antonio Serra[4].
Il Seminario di Potenza tenne giudizio, presso la Gran Corte Civile di Napoli, contro i signori Gerardo, Federico, Almerico e Maria Giuseppa Vertunni, con i relativi atti processuali stampati nell’anno 1826[5].
Nella seconda metà dell’800, mons. Fanìa doto la struttura di formazione ecclesiastica di nuove regole, nonché di un piano di studi all’avanguardia per quei tempi. Il nuovo ordinamento aveva un’ipostazione moderna ed adeguata alle nuove esperienze culturali della filosofia, delle lettere e delle scienze, introducendo anche lo studio delle lingue straniere[6].
Alla metà dell’Ottocento, anche nel Seminario di Potenza si respirava l’aria risorgimentale, per l’azione di docenti aperti a queste nuove idee.
Nel 1817 fu addirittura organizzata una “vendita carbonara” all’interno del Seminario potentino.
Tra le mura della struttura studiarono e si formarono intelletti acuti del risorgimento lucano e del sud Italia, come Rocco Brienza, Emilio Maffei, Raffaele Riviello.
Dopo l’Unità d’Italia, la scure statale dell’abolizione delle proprietà ecclesiastiche privò i Vescovi del sud, compreso quello di Potenza, dei mezzi di sussistenza per permettere il mantenimento del Seminario.
Ai primi del ‘900 vennero meno anche i due Monti Frumentari che il vescovo Claverio aveva creato a Potenza nel 1649, per il sostentamento del Seminario, poiché i due istituti furono trasformati in Cassa del Credito Agrario.
Spesso i Seminari furono costretti ad essere trasformati come luoghi di accoglienza temporanei per i motivi più svariati. A Potenza, ad esempio, nel 1817, il teatro del Seminario fu requisito dal Sindaco ed adibito ad ospedaletto a causa di un’epidemia verificatasi in città[7].
Sotto il vescovo Pieramico, dalle 200 unità militari che dovevano essere ospitate in maniera temporanea in Seminario, si giunse sino a 530 militi presenti tra le mura della struttura[8].
In seguito al terremoto del 16 dicembre 1857, fu raccolta una colletta di £ 400 a favore del Seminario, anche come risarcimento del fatto che il Vescovo aveva acconsentito a cedere parte del Seminario per ospitare le pubbliche Amministrazioni, il Tribunale[9].
Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, il Seminario potentino ospitò un convitto femminile, alla cui chiusura, il vescovo Razzoli riuscì a riottenere i locali.
Il prelato Ignazio Monterisi, nell’anno 1904, riuscì ad ottenere la presenza dei salesiani a Potenza, affidando loro la direzione del Seminario, sino al 1907.
Nell’anno scolastico 1907 – 08, mons. Monterisi riuscì ad aprire gli studi teologici e ginnasiali a Potenza, ma l’esperimento ebbe breve durata, tanto che i seminaristi furono subito traslocati in altri luoghi di formazione del centro – sud Italia[10].
Questo, però, fu a tutto vantaggio del clero locale, che così potette formarsi in istituti prestigiosi, prima di tornare ad operare in Diocesi.
Il Seminario Regionale Minore di Basilicata
Pio X, nella prima udienza con il Vescovo di Potenza, auspicò la concentrazione dei Seminari. Il discorso fu approntato nella conferenza dei vescovi salernitani e lucani svoltasi a Pagani dal 2 al 6 maggio 1907. Dal 1915 i chierici lucani furono destinati a studiare nel Seminario di Molfetta (BA)[11].
La riforma dei Seminari voluta da Pio X venne incontro ai Vescovi del sud, che chiedevano di poter accogliere seminaristi di Liceo e Teologia in Seminari Regionali Pontifici, lasciando alle singole Diocesi la gestione dei Seminari minori. Dopo la fine della I guerra mondiale, la mancanza di mezzi economici, il numero minore dei seminaristi, non permise di mantenere in vita i piccoli Seminari di Basilicata. Nell’aprile del 1925, dopo il consiglio plenario dei Vescovi di Salerno e Lucania, Pecci, Delle Nocche e Cattaneo prospettarono a Pio XI la dolorosa situazione degli studi clericali dentro i confini regionali. Il Papa dei Seminari donò alla Basilicata un nuovo Seminario atto a tutta la Regione. Mons. Malchiodi fu nominato dalla Santa Sede per sovrintendere ai lavori. Il Seminario nasceva a Potenza, con la prima pietra posta il 17 ottobre 1926, che racchiudeva la seguente pergamena:
“Primarium Seminarii Lapidem – Sacrorum Lucanae Provinciae alumnis – Pii PP. XI munificentia excitandi – ab E.mo Card. Caietano Bisleti S. C. de Semin. et Univers. Praefecto delegatus – Anselmus Pecci O. S. B. Archep.us Acheruntin. Et Materan – adm.r Ap.cus Potentin. Et Marsicen. – abstantibus Alberto Costa Ep. Venusin., Melphien et Rapollen – Josepho Scarlata Ep. Muran. – Raphäele Delle Nocche Ep. Tricaricen. – Ludovico Cattaneo Ep. Anglonen. Tursien. – posuit – XVI Kal. Nov. A. D.MCMXXVI”[12].
In quella pietra erano poste le speranze per la rinascita della fede e della formazione sacerdotale in Basilicata. L’edificio sorgeva per chiudere un’era ed aprirne un’altra. Il cantiere durò un anno, tanto che ciò che nell’ottobre 1926 era solo una speranza, nel novembre ’27 era una certezza. Il 19 novembre 1927 fu inaugurato il Seminario per 130 alunni. Il 3 giugno 1932, mons. Bertazzoni ne benedisse la cappella[13].
Così scriveranno tutti i Vescovi di Basilicata ai fedeli lucani, nella “Lettera dell’episcopato lucano”, data domenica 19 febbraio in Potenza, dal Seminario Pontificio Regionale Minore, per la Quaresima del 1928, circa lo stesso Seminario:
“Fratelli, il Papa lo volle, ed è; il Seminario di Basilicata, ed il Seminario è sorto a Potenza, monumento – anch’esso – della sovrana munificenza di Pio XI, che agli altri titoli gloriosi, onde passerà alla storia, aggiunge pur quello di Papa dei Seminari”[14].
Più volte i Vescovi, nella lettera quaresimale del 1927, insistettero per far capire al popolo l’appartenenza del Seminario lucano alla terra stessa di Basilicata, rivolgendosi al popolo chiamandolo “il vostro Seminario”.
Per ogni Vescovo il Seminario è il pensiero della sua mente, il palpitio del suo cuore, il respiro della sua vita.
Nella lettera dei Vescovi del ’28 emerge anche un forte grido sociale in favore della Basilicata contro il Governo di quegli anni e contro i precedenti. I Vescovi sottolineano come più volte, nei passati 50 anni, si sia levata la voce lucana contro i Governi per chiedere una risoluzione dei problemi regionali e per ottenere le dovute soluzioni.
Esprimendosi con le ipotetiche parole che avrebbe utilizzato la Basilicata, se avesse avuto mai la possibilità di avere una voce, scriveranno i Vescovi con fermezza:
“Anch’io sono figlia d’Italia, anch’io pago le tasse, anch’io porto i pubblici pesi, anch’io ho versato il sangue dei miei figli nella grande guerra, che ha restituito alla Patria i suoi confini; dammi, dunque, la parte che mi spetta; la mia parte di scuole, si strade, di ponti, di opere, di provvedimenti igienici”[15].
Ed ancora, calcando la mano, diranno che malgrado l’indole buona dei suoi abitanti, dei suoi parlamentari, la Basilicata è rimasta “la Cenerentola d’Italia”.
Nella loro missiva veemente, i Vescovi non lesinano di indirizzare un plauso al Governo Fascista, per quanto sta compiendo in Regione, quando dicono “…non ai passati Governi, ma al Governo presente, che si è accinto nell’impresa della sociale restaurazione, era riservato mettere da parte le promesse, per applicare i rimedi alla Basilicata; e le pubbliche opere già compiute, le opere in corso di esecuzione, sono più eloquenti di ogni parola”[16].
Ora che il Pontefice aveva realizzato la casa, spettava ai Vescovi porvi dentro i più degni abitatori, in un periodo aspro di fede come quello del dopoguerra, in cui andava avanti l’affare, il denaro ed l’interesse, mentre i preti erano sempre più bersaglio privilegiato di una società che cambiava, sia per questioni di carattere politico (comunismo, socialismo…), sia per un fattore di innovazione culturale che voleva sempre più il clero privo di qualsiasi potere e ricchezze.
In seguito all’apertura del Seminario, tutti i sacerdoti, nelle loro omelie, furono obbligati, almeno una volta, a leggere ai fedeli la lettera dei Vescovi sul Seminario, nonché a sostenere economicamente e spiritualmente i costi di gestione della struttura, adottando provvedimenti quali:
- la Pia Opera delle vocazioni ecclesiastiche;
- il Seminaristico;
- la giornata pro Seminario[17].
Il Papa non volle che il Seminario portasse il suo nome, come da consuetudine, ma che fosse denominato “Pontificio Seminario Regionale Minore Lucano dell’Immacolata”. Per ampliare e rinnovare i colai, tra il 1959 ed il 1962 furono eseguiti dei lavori. In sette lustri, sino al 1962, il Pontificio Seminario potentino ha accolto 1500 seminaristi, di cui 230 giunti al sacerdozio, altri diventati religiosi e molti altri ancora sono diventati padri di famiglia, onesti ed eccellenti professionisti[18].
Dal 1° luglio 1968 il Seminario, come tutti gli altri Seminari Regionali d'Italia, è passato dalla gestione diretta della Santa Sede alle responsabilità immediate dei Vescovi della Regione, che provvedono al suo funzionamento e finanziamento.
Attualmente l’edificio del Seminario ospita, in locali completamente rinnovati, oltre la comunità del Seminario Minore con l’annesso Liceo Paritario, la struttura ricettiva "parco del Seminario" e il Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata con l'annesso Istituto Teologico.
Si trovano anche notizie riguardanti la biblioteca e l’archivio custodito nel Seminario di Potenza. Nell’immediato dopoguerra, vi era una ricchezza di libri che potevano offrire un vasto campo di approfondimento agli studiosi di storia della Basilicata. Si conservavano, inoltre, documenti relativi a Pignola, Santargangelo, Chiaromonte, Melfi, Venosa, Marsico, Avigliano, Tursi, Ferrandina, Castelluccio, Potenza e Senise. Di quest’ultimo paese vi erano ben 85 pergamene. Tre i bibliotecari vengono ricordati Giuseppe Panettieri, morto in un disastro ferroviario, mentre nel dopoguerra gestiva la biblioteca il prof. Daino[19].
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[1] Potenza capoluogo (1806 – 2006), Napoli, Cangiano Grafica, 2008, vol. I. p.496.
[2] PASSAVANTI Antonio, Ristretto di teorica, e pratica, per insegnare con brevita la rettorica composto ad uso del Seminario di Potenza…, Napoli, Stamperia di Felice Carlo Mosca, 1742.
[3] D’AVINO Vincenzo, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie del Regno delle due Sicilie, Napoli, Ranucci, 1848. p. 545.
[4] MASSAFRA Angelo, Patrioti e insorgenti, ……………. p. 474.
[5] GRAN CORTE dei CONTI, Per lo seminario di Potenza contro li signori Gerardo, Federico, Almerico e Maria Giuseppa Vertunni: nella 2. Camera della G.C. Civile di Napoli…, Napoli, F.lli Fernandes e Rusconi, 1826.
[6] Potenza capoluogo (1806 – 2006), Napoli, Cangiano Grafica, 2008, vol. I. p. 496.
[7] Potenza capoluogo (1806 – 2006), Napoli, Cangiano Grafica, 2008, vol. I. pp. 496 – 497.
[8] Potenza capoluogo (1806 – 2006), Napoli, Cangiano Grafica, 2008, vol. I. p. 497.
[9] Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, Napoli, Stabilimento Tipografico Real Ministero dell’Interno, vol. LXV, 1859, p. 52.
[10] Potenza capoluogo (1806 – 2006), Napoli, Cangiano Grafica, 2008, vol. I. p. 498.
[11] CESTARO Antonio, Nicola Monterisi Arcivescovo di Salerno, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1996. p. 146.
[12] Quaresima del 1928, Lettera dell’Episcopato Lucano, Il Seminario Pontificio Regionale Minore di Potenza, Melfi, Tipografia Editrice del Secolo, 1928. p. 4.
[13] PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE di POTENZA, Annuario 1962 – 1963, Matera, Montemurro, 1962. p. 11.
[14] Quaresima del 1928, Lettera dell’Episcopato Lucano, Il Seminario Pontificio Regionale Minore di Potenza, Melfi, Tipografia Editrice del Secolo, 1928. p. 3.
[15] Quaresima del 1928, Lettera dell’Episcopato Lucano, Il Seminario Pontificio Regionale Minore di Potenza, Melfi, Tipografia Editrice del Secolo, 1928. p. 10.
[16] Quaresima del 1928, Lettera dell’Episcopato Lucano, Il Seminario Pontificio Regionale Minore di Potenza, Melfi, Tipografia Editrice del Secolo, 1928. p. 11.
[17] Quaresima del 1928, Lettera dell’Episcopato Lucano, Il Seminario Pontificio Regionale Minore di Potenza, Melfi, Tipografia Editrice del Secolo, 1928. p. 28.
[18] PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE di POTENZA, Annuario 1962 – 1963, Matera, Montemurro, 1962. p. 12.
[19] DE GRAZIA Paolo, Le pergamene di Senise nella Biblioteca del Seminario di Potenza, sta in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Roma, Collezione Meridionale Editrice, 1949. p. 92.
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