Domenico RIDOLA    Michele TORRACA

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Cronotassi Vescovi drai Mate

 

Onofrio TATARANNI

 

Nell’anno 1599, l’arcivescovo Giovanni Trulles de Myr cominciò l’iter che avrebbe portato, anni dopo, all’edificazione del Seminario di Matera. Il 5 ottobre di quell’anno, egli congregò Clero e Capitolo materano per dolersi con loro “quod Ecclesia metropolitana careret Seminario”. Ma con la morte del vescovo de Myr, calò anche il sipario sull’idea di Seminario a Matera[1]. All’arrivo di mons. Giovanni Rossi, uomo di grande energia e di ferma volontà, si poté  parlare di nuovo di questo istituto di formazione. Il 22 ottobre 1606, durante la sua Visita Pastorale alla città di Matera, ne decretò la fondazione, aprendo delle scuole di formazione, pur lasciando liberi i seminaristi di ritornare alle proprie case al termine delle lezioni[2]. Mons. Spinola, nel 1648, contribuì a spendersi per tale obiettivo. Il Seminario di Matera fu fondato per volere di mons. Vincenzo Lanfranchi, arcivescovo di Matera dal 1665. Egli, dapprima, tentò una dislocazione dello stesso nei pressi della cattedrale, ma dovette subito desistere. Nell’anno 1668 il Pastore soppresse un ormai abbandonato Convento dei Carmelitani, adibendolo a Seminario, ponendo la prima pietra il giorno 8 ottobre 1668. In quel tempo, Matera non aveva ancora avuto un proprio Seminario, a causa della mancanza di mezzi finanziari, ma con Lanfranchi, in meno di tre anni, fu inaugurata la struttura, grazie esclusivamente all’impegno eccezionale del Vescovo[3]. A memoria dell’edificazione del Seminario, Lanfranchi lasciò una bolla in cui diceva esplicitamente che il luogo sarebbe servito solo per accogliere i chierici dediti allo studio ed alla preparazione al sacerdozio. Tale indicazione, secoli dopo, verrà puntualmente disattesa. Dallo stesso Lanfranchi si ebbe la prima dotazione economica per la sussistenza dello stesso. Si insegnava teologia, dommatica morale, tecnica e pratica, diritto canonico, civile e naturale, filosofia, matematica pura e solida, declamazione, storia ecclesiastica, eloquenza, latino, greco, italiano, francese, canto gregoriano e figurato. L’opera fu edificata dall’architetto cappuccino, frate Francesco da Copertino, portata a termine il 31 agosto 1672[4].

Mons. De Los Ryos y Culminarez trasferì la sua personale residenza all’interno del Seminario, alloggiando in uno dei due appartamenti creati da Lanfranchi. Grazie al vescovo catalano, questo luogo di formazione, agli inizi del ‘700, raggiunse l’apice del suo splendore, invidiato nel Mezzogiorno d’Italia[5].

A mons. Positano si devono invece numerosi acquisti di volumi per l’implementazione della biblioteca presente al suo interno[6].  

Lanfranchi trasferì anche la sua stessa residenza nel nuovo palazzo del Seminario, occupando due stanze dello stesso. A pieno regime, poteva ospitare circa 200 seminaristi[7].

Dal 1671 al 1860 l’edificio posto nel luogo detto il Piano ospitò il Seminario e fu pieno di rendite, tanto da essere lodato in tutto il Mezzogiorno.

Nel 1739, per volere di Francesco Lanfreschi, Arcivescovo di Matera, il vescovo di Montepeloso (Irsina), mons. Cesare Rossi, stampò le Costituzioni del Seminario[8].

I Seminari lucani di Matera, Muro Lucano e Melfi godettero della fama di buoni centri di cultura, in un’epoca in cui l’istruzione e l’alfabetizzazione delle masse popolari era di esclusiva pertinenza ecclesiastica. Lo Stato, infatti, si farà carico dell’istruzione pubblica soltanto dopo l’espulsione dal Regno di Napoli dei Gesuiti, avvenuta nell’anno 1767[9].

Nell’anno 1770, anche il Seminario di Matera, come altre strutture di formazione in meridione, divenne Regio Convitto, con insegnanti stipendiati dal Comune[10].

Di fronte alla Rivoluzione Francese, il Seminario di Matera si chiuse al suo interno, tenendo occupati i seminaristi esclusivamente nel lavoro e nella preghiera[11]. Subì la confisca, da parte dei francesi, di molta argenteria ed altre cose di valore presenti al suo interno.

Dal 1799 al 1801 il Seminario fu trasformato in vera a propria caserma, poiché accolse le truppe giunte a Matera. Il decano materano Pizzuti, nel 1801, fu incaricato da mons. Camillo Cattaneo della Volta di riaprire il Seminario[12].

Dall’anno 1806, la città di Matera perse la sua importanza, non essendo più capoluogo. La perdita degli uffici amministrativi, dell’Intendenza ed altro, contribuì a svuotare di importanza la città. Ne risentì, di ciò, anche il Seminario, basti pensare che nel 1815, il numero dei Seminaristi era di soli 14[13].

Mons. Antonio Di Macco ne compose il regolamento, nel 1848. L’accesso al Seminario era di norma vietato a ragazzi superiori ai 12 anni ed erano accolti solo quelli sani di corpo e di spirito[14]. Con Regio Decreto n°1390 del 7 dicembre 1849, Di Macco istituì una scuola preparatoria all’ingresso in Seminario, accogliendo ragazzi d’età compresa tra gli 8 ed i 12 anni.

Ogni seminarista doveva portare con sé un lettino, non più largo di quattro palmi, con lettiera divisa per metà, fornito di due materassi, coltre imbottita a bambagia d’inverno e copertina bianca per l’estate, sovraccoperta di panno verde, 2 guanciali, 6 sopravesti, 6 lenzuola, non meno di 4 camicie, crocifisso, corona del Rosario, posata d’argento e 4 salviette. Oltre al corredo personale, bisognava aggiungere anche “uno stipo in noce, non più lungo di 2 palmi e mezzo e largo palmo 1 e ¾, una sedia decente, bacile, pettine, temperino, spazzole, una per panni e l’altra per le scarpe, calamaiera, con carte e penna[15].

Le vacanze autunnali furono sospese da Di Macco, perciò la retta veniva stabilita in 61 ducati annui per i diocesani e 73 per gli esterni, da pagarsi anticipatamente per ogni semestre.

Quotidianamente era il Rettore a stabilire la tabella degli orari da rispettarsi, ma di norma non era concesso di dormire più di 7 ore e mezza nei feriali ed 8 nei festivi. Vi si tenevano 3 ore di lezione prima di mezzogiorno ed altre 2 nel pomeriggio[16].

Bisogna dire che Di Macco operò molto e bene per il Seminario. Ne allargò la struttura, compiendo ulteriori lavori, tanto che dopo la sua morte, nel 1855, vi erano in Matera circa 250 seminaristi[17].

Con l’unificazione del Regno d’Italia, a causa delle idee filoborboniche del vescovo Gaetano Rossini, il quale non era favorevole all’unificazione sotto i sabaudi, il seminario il 18 agosto 1860, fu chiuso, essendo stato costretto lo stesso vescovo Rossini a scappare nottetempo da Matera, travestito da pastore. Il 26 ottobre dello stesso anno, fu decretata la riapertura del Seminario, a condizione che in esso potessero anche essere formati i figli della borghesia materana. Nel 1863, il Consiglio Comunale di Matera votò un ordine del giorno per la richiesta dell’apertura di un liceo in città[18].      

Il 6 novembre 1864 il Seminario fu convertito in Ginnasio – Liceo, la cui trasformazione fu definitivamente regolata con un Regio Decreto proprio in quell’anno. Il Governo, oltre ad impossessarsi della struttura, si impadronì anche delle rendite ad essa legate, tanto che mons. Rossi, anni dopo, fu costretto ad una causa per chiedere la restituzione di quanto spettante[19].

Nel 1888, mons. Gesualdo Loschirico inoltrò istanza al Ministero della Pubblica Istruzione perché gli fosse restituito il patrimonio del Seminario, posto sotto sequestro sin dall’anno 1864 e male amministrato dal Regio Economato dei Benefici Vacanti. Con mons. Raffaele Rossi, tale controversia fu abbandonata, poiché l’Arcivescovo rinunziò ad ogni contesa legale[20].      

Con l’istituzione a palazzo Lanfranchi del Ginnasio, i chierici furono costretti a dimorare in un palazzo preso in fitto. Per riparare a tale situazione mons. Raffaele Rossi, appena giunto in città, vagheggiò l’idea della costruzione del Seminario, posizionandolo nel giardino esistente tra l’Episcopio e la Cattedrale, tanto che “i rumori del mondo” non arrivavano fino a questo luogo. Nel 1903 si mise mano all’opera con grande alacrità[21]. “L’edificio, alto, schietto, ha tutti i vantaggi dello stile gotico, senza averne i difetti”, abbondava di marmo bianco, era pieno di luce spazioso, “lindi i pavimenti, fatti a cemento”, dai terrazzi era possibile volgere lo sguardo liberamente all’orizzonte, arrivando sino a scorgere la Calabria ed il mar Ionio, e non mancava “la sala da bagno[22].

Tutto, all’interno del Seminario, era distribuito in maniera tale da averne sempre un’alta vigilanza e disciplina. I dormitori si presentavano diversi dalle sale di studio e dalle scuole.

In questi ambienti non era possibile che si potesse manifestare la malattia del secolo, cioè l’anemia, sia quella fisica, che debella il corpo, sia quella morale, nociva allo spirito[23].

Per Rossi l’igiene è morale, intelligenza, studio, profitto, civiltà. Vi era un’ampia camerata, intitolata a san Raffaele, utile per accogliere 30 giovani, un’altra detta di san Luigi, per accogliere i più piccoli, mentre in fondo al corridoio si trovava la camerata di san Tommaso d’Aquino, “capace di molti alunni”. Altri ambienti, anche all’atto dell’inaugurazione avvenuta sotto Rossi, erano in costruzione, ma già il Seminario si presentava adatto ad accogliere gli studenti ginnasiali, di filosofia e teologia. Vi era un ampio salone ove poter svolgere recite e drammatizzazioni teatrali.   

La riapertura del Seminario promossa dal vescovo Rossi rinnovava le antiche speranze della Chiesa. Rossi fu un uomo profondamente legato all’aspetto del Seminario, essendo stato per molti anni prima del suo arrivo a Matera docente di teologia dommatica[24].

A Matera, dopo il suo ingresso, mons. Rossi trova un gran vuoto, poiché i chierici erano costretti a frequentare il Regio Liceo. Egli, su consiglio anche di papa Leone, richiamò gli alunni dalle scuole private e pose mano alla costruzione del Seminario. L’edificio fu condotto a termine con una celerità incredibile. I locali ampi, la magnificenza delle aule, l’ordine, la divisione, la luce, l’igiene degli ambienti invitavano i giovani frequentanti ad una vita fatta di lavoro e preghiera. Il Seminario fu l’opera che più di tutte onorò il passaggio di Rossi a Matera, tanto che il suo nome meritò di essere posto a fianco di mons. Lanfranchi. Anche il pontefice Pio X volle partecipare alle celebrazioni per l’apertura del Seminario a Matera, con l’invio di una Lettera Apostolica, nella quale l’operato di Rossi e la sua impresa a pro della Diocesi materana[25].

Il nuovo Seminario, per essere posizionato lontano dalla frenesia del tempo vissuta in città, offriva ai giovani la possibilità di essere più vicini a Dio.

A ricordo di quanto realizzato da mons. Rossi fu posta una lapide in suo onore nel salone del Seminario ed un busto marmoreo del Prelato, fatto realizzare appositamente a Napoli[26].

Del comitato compostosi per le celebrazioni di apertura del Seminario facevano parte mons. Cesare Bronzini, mons. Giuseppe Ruggirei, sac. Vito Lopiano, sac. Samuele Turi, sac. Raffaele Imparati, sac. Gaetano Molinari, conte Giuseppe Gattini, duca Luigi Malvezzi, avv. Francesco Sinisgalli, avv. Lorenzo Marsilio, avv. Marco Pelillo, cav. Michele Bronzini, avv. Felice Ventura.

L’inaugurazione era stata fissata dopo la Pasqua, ma dovette essere posticipata. I festeggiamenti durarono per tre giorni. Oltre alle cerimonie religiose di rito, si tenne una recita nel salone, da parte degli alunni del Seminario, la possa della prima pietra per l’Istituto Femminile del Sacro Cuore, stampato un album ricordo della cerimonia e dato un pasto per i poveri della città[27].

Il primo organico dei docenti e degli educatori del Seminario era così composto: sac. Nicola Fanelli (direttore e professore di filosofia), mons. Raffaele Rossi (professore di dommatica), F. Bitetto (professore di morale e sacra scrittura), R. Cardellicchio (professore di lettere), P. Biscione (professore di scienze), V. Lopiano (professore del III ginnasio), L. Loschiavo (professore di italiano e latino nel I e II ginnasio), M. Corazza (professore distoria, geografia e matematica del I e II ginnasio), G. Russi (professore delle scuole preparatorie), A. Rezza (maestro di musica), G. Serravezza (maestro di calligrafia)[28].

Durante la Prima Guerra Mondiale, il Seminario fu chiuso ed i suoi locali furono adibiti ad ospitare le orfanelle di guerra[29].      

Mons. Michele Giordano, nativo di Sant’Arcangelo (PZ), arcivescovo di Matera – Irsina dal 1974, volle la riapertura del Seminario Diocesano di Matera, chiuso da 60 anni. Diede forte impulso pastorale alla Diocesi, con la nascita della Scuola Superiore di Teologia ed il Centro per la pastorale della famiglia, oltre alla visita pastorale del 1982, in cui volle esplicitamente verificare l’attuazione delle direttive della sua missine pastorale a Matera. 

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[1] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. pp. 15-16.

[2] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. p. 17.

[3] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 23.

[4] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. pp. 28-31.

[5] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. pp. 51-54.

[6] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. p. 56.

[7] D’AVINO Vincenzo, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie del Regno delle due Sicilie, Napoli, Ranucci, 1848. p. 320.

[8] ROSSI Cesare, Costituzioni del Seminario di Matera, Benevento, 1739.

[9] DE ROSA Gabriele e VOLPE Francesco, Il venerabile Lentini nella storia sociale e religiosa della Basilicata, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1987. p. 46.

[10] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. p. 60.

[11] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 23.

[12] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. p. 67.

[13] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. p. 68.

[14] DI MACCO Antonio, Norme ragionate di educazione pe’ Seminari, Bari, Cannone, 1848. p. 183.

[15] DI MACCO Antonio, Norme ragionate di educazione pe’ Seminari, Bari, Cannone, 1848. p. 184.

[16] DI MACCO Antonio, Norme ragionate di educazione pe’ Seminari, Bari, Cannone, 1848. p. 186.

[17] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. pp. 72-73.

[18] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. pp. 76-80.

[19] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 23.

[20] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. pp. 102-103.

[21] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 24.

[22] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 24.

[23] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 25.

[24] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 5.

[25] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. pp. 7-8.

[26] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 26.

[27] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 30.

[28] Luce d’amore, Roma, Cooperativa editrice, 1906. p. 31.

[29] DE FRAIA Luigi, Il Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1923. p. 231. 

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