La Diocesi di Marsico Nuovo comprendeva i territori di Marsico, Saponara, Brienza, Viaggiano, Moliterno, Marsicovetere, Sarconi e Sasso di Castalda[1].
A questa città venne unita l’antica sede vescovile di Grumento, tanto che la serie dei Vescovi di Marsico è anticipata da quelli di Grumento.
La città di Marsico ebbe la visita di san Tommaso d’Aquino, in quanto la sorella del teologo, per matrimonio contratto, divenne contessa di Marsico. Essendo in quel tempo la sede vacante, il popolo chiese fortemente al santo di inviare un Vescovo. A tale incarico fu eletto il segretario del santo, frate Reginaldo da Piperno dell’ordine dei Predicatori[2]. Dopo Trento, anche Marsico fu chiamata ad applicare in Diocesi la formazione ecclesiastica voluta dal Cardinale Roberto Bellarmino. Bisognava elevare il Clero dal suo stato di profonda ignoranza. Non ci si meravigli dunque se un tempo alcuni rozzi sacerdoti, senza saper né leggere né scrivere, andassero in campagna a zappare al pari dei contadini. Colpe di questa situazione possono essere attribuite anche al Governo spagnolo, che nel sud Italia si era disinteressato ad ogni forma di istruzione per il popolo[3].

Il vescovo Fera, nel 1603, evidenzia che è impossibile aprire il Seminario per mancanza di fondi. A frate Giuseppe Cianti, romano d’origine, appartenente all’Ordine dei Predicatori, si deve la fondazione del Seminario di questa Diocesi. Cianti era erudito nella lingua ebraica e dotto nelle scienze, creato vescovo da Urbano VIII nel 1640. Egli si distingueva nel dare lezioni di geologia in Seminario, aggregando allo stesso alcuni suoi beni personali, oltre al beneficio di san Giacomo[4]. Collocò il Seminario nell’Episcopio, tenne un Sinodo, poi dato alle stampe, riedificò dalla fondamenta la cattedrale, l’ampliò e l’ornò, creando anche l’archivio vescovile[5].
Nell’anno 1664, mons. Pinerio dice che, a causa di una grave crisi economica, il Seminario non può permettersi di ospitare più di un solo chierico[6]. Nel 1671 successe, nella Diocesi di Marsico, mons. Giovanni Battista Falvi, dei Baroni di Giulianello, persona stimata da molti cardinali del tempo, nominato per la chiesa di Marsico da Clemente X. Accrebbe le rendite del Seminario, che ingrandì, zelante della disciplina ecclesiastica e dei sacri studi[7].
Il vescovo Gambacorta, nel 1682, lamenta di non poter pagare il salario neppure ad un maestro di grammatica.
Mons. Leopardi, nel 1685, trova chiuso il Seminario di Marsico, ridotto ad una casupola in rovina, piuttosto che essere un centro di formazione.
Agnello Rossi, Vescovo di Marsico dal 1696, nel suo primo anno di vescovado mutò il Seminario in palazzo vescovile e diede il suo palazzo “alla gioventù desiderosa di aver sollazzo negli studi”. Ma non durò a lungo di quel Seminario. Il vescovo Bonaventura Fabozzi, d’accordo con l’Università, a metà ‘700, diede vita ad una nuova fabbrica, completata dal suo successore, mons. Carlo Parlati nel 1761. Parlati curò anche molto le rendite del Seminario, facendo riacquisire allo stesso quelle stabilite da mons. Claverio e Menendez[8].
Alla fine del ‘700 fu lo stesso vescovo di Marsico, mons. Bernardo della Torre, di origine napoletana, a dirigere il Seminario[9]. Questi furono gli anni di maggior splendore per la struttura. Giunto a Marsico, della Torre si lamentò della situazione aspra del luogo e reagì chiedendo alla Regia Udienza di Matera di rimpinguare le rendite del suo Seminario, costituito da 3 camerate atte per 36 alunni[10].
Anche la Diocesi di Marsico, agli inizi dell’800 era una delle 54 sedi vacanti. Il vescovo Paolo Garzilli, di anni 76, anche perché malato di podagra, non aveva preso possesso della Diocesi e, in una lettera, da Napoli, del 22 settembre 1808, descrive chiaramente la difficile e penosa situazione della Diocesi e delle residenze in Marsico:
“Io non ho abitazione in Marsiconuovo, non ho letti, non ho biancheria, non ho suppellettili di sort’alcuna, sono spogliato di tutto, perché i briganti nel mese di agosto dell’anno scorso, dopo aver interamente saccheggiato il mio palazzo vescovile, lo incendiarono e con questo incendiarono pure la mia chiesa cattedrale ed ilo seminario, per cui non offrono al presente che un mucchio di ceneri”[11].
Terminato il vescovado della Torre, il Seminario decadde, complice anche il Concordato del 1818, che imponeva una drastica riduzione delle Diocesi del Regno.
Durante il periodo del brigantaggio sviluppatosi sotto il governo francese, furono date alle fiamme in Marsico la Cattedrale, l’Episcopio ed il Seminario.
Pio VII, nello stesso anno, con la Bolla De utiliori dominicae vignae, procedendo nel riordinamento delle Diocesi, unì quella di Marsico a Potenza[12].
Il vescovo Bartolomeo De Cesare, scrivendo l’11 maggio 1819 a Napoli, al Segretario degli Affari Ecclesiastici, usa un’espressione vivace e colta, profonda ed espressiva, per rimarcare la povertà della Diocesi e del Seminario, infatti:
“tanto più che facendo attualmente il giro di questa seconda diocesi mi si presenta innanzi,ne’ rispettivi Paesi, un’immensa colluvie di pezzenti, nella residenza non vi è cattedrale perché consumata dall’incendio nella sorpresa de’ Briganti del 1809, insieme col Palazzo Vescovile; ed è a quest’uso destinato un mezzo diruto e vecchio Monistero di ex Conventuali soppressi”.
Sino all’unità d’Italia, ed anche oltre, il Seminario di Marsico fu un importante cellula di cultura e formazione.
Una pubblicazione del 1849, dice che alla struttura del Seminario di Marsico furono aggiunti, nel tempo, alcuni locali appartenuti al soppresso Convento dei Frati Celestini. Poteva ospitare sino a 60 alunni. “Ivi le lettere e le scienze vengono con sedulità coltivate, e per le medesime ne è vigilantissimo l’odierno Prelato che tutta sollecitudine pone al suo meglio: per di lui degnazione ne affidò alle nostre deboli forze la reggenza, e lo insegnamento delle dommatiche e morali facoltà”[13].
Da mons. Augusto Bertazzoni, infine la sede del Seminario fu restaurata e data all’Ordine dei Vocazionisti.
Sopravvissuto a catastrofi come il sisma del 1857, che ebbe epicentro in Val d’Agri, dal terremoto del 1980 fu danneggiato ed abbandonato.
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[1] MINIERI RICCIO Camillo, Catalogo dei Mss. della Biblioteca, vol. II, Napoli, Giuseppe Dura, 1868. p. 286.
[2] ATTORRE Lucio, Il venerabile Seminario di Marscio, sta in Basilicata Regione Notizie, a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale di Basilicata, anno VI/1993, n°4, Villa d’Agri (PZ), Ars Grafica. p. 60.
[3] ATTORRE Lucio, Il venerabile Seminario di Marscio, sta in Basilicata Regione Notizie, a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale di Basilicata, anno VI/1993, n°4, Villa d’Agri (PZ), Ars Grafica. p. 60.
[4] D’AVINO Vincenzo, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie del Regno delle due Sicilie, Napoli, Ranucci, 1848. p. 545.
[5] MORONI Gaetano Romano, Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica, vol. XLIII, Venezia, Tipografia Emiliana, 1847. p. 142.
[6] ATTORRE Lucio, Il venerabile Seminario di Marscio, sta in Basilicata Regione Notizie, a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale di Basilicata, anno VI/1993, n°4, Villa d’Agri (PZ), Ars Grafica. p. 60.
[7] MORONI Gaetano Romano, Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica, vol. XLIII, Venezia, Tipografia Emiliana, 1847. p. 145.
[8] D’AVINO Vincenzo, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie del Regno delle due Sicilie, Napoli, Ranucci, 1848. p. 546.
[9] CASTALDI Giuseppe, Della Regale Accademia Ercolanese…, Napoli, Tipografia di Porcelli, 1840. p. 175.
[10] ATTORRE Lucio, Il venerabile Seminario di Marscio, sta in Basilicata Regione Notizie, a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale di Basilicata, anno VI/1993, n°4, Villa d’Agri (PZ), Ars Grafica. p. 61.
[11] LOTIERZO Antonio, Come finì la Diocesi di Marsico, p. 3.
[12] MORONI Gaetano Romano, Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica, vol. XLIII, Venezia, Tipografia Emiliana, 1847. p. 145.
[13] ZIGARELLI Daniello Maria, Cenno sulla Diocesi di Marsico, Napoli, Giuseppe Barone, 1849. p. 43.
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