Il primo a volere la fondazione di un Seminario in Acerenza fu il marchese Cosmo Pinelli, che donò alla città un edificio da adibire in tal senso. Il vescovo Simone Carafa della Roccella, il 24 maggio 1642 emanò la Bolla di creazione. Andato via Carafa, con l’arrivo di Spinola, questi non continuò la costruzione del Seminario. Succeduto Lanfranchi, questi scelse di vivere stabilmente in Matera, per il maggior affetto che nutriva per la città, dove fondò il Seminario. Raccolse oblazioni con alacrità, cosicché, su disposizione tridentina, anche molti beni di Acerenza dovettero versare le proprie rendite per l’erigendo Seminario di Matera e per il suo mantenimento[1].
Gli acheruntini volevano un proprio Seminario ed ottennero Regio Dispaccio nell’anno 1754, per l’applicazione di fondi per la costruzione derivanti dalle abolite franchigie degli ecclesiastici. Si scelse altro luogo per il Seminario, più vicino al Duomo, al posto del palazzo Pinelli. L’arcivescovo Antinori ne cominciò la fabbrica, anche perché questo Vescovo stette quasi sempre ad Acerenza[2].
I suoi successori, Filangieri e Filomarino continuarono la fabbrica a rilento, anche perché i due, essendo patrizi di nobili famiglie napoletane, risiedevano nel capoluogo partenopeo e quasi mai vennero in Diocesi. Mons. Parlati, arcivescovo dal 1768 e prima a Potenza, proseguì il cantiere con zelo ed energia. Terminati gli introiti per il Seminari, Parlati pensò di realizzare lo stesso nel Convento dei Padri Osservanti, poiché in tal caso vi occorreva meno spesa. Si trattava, per molti, di un’idea geniale, poiché il luogo si prestava molto adatto ad essere trasformato in Seminario[3].
Ma i materani insorsero e pure i Frati Osservanti, tanto che la Curia di Acerenza dovette desistere dal proseguire nel suo intento di soppressione del convento. Nel 1835, con il vescovo Antonio Di Macco, uomo molto illuminato, si restaurò la cattedrale e l’episcopio del paese. Gli acheruntini gli chiesero il Seminario e Di Macco rispose istituì, con Bolla del 25 novembre 1851, una scuola di preparazione al Seminario, in cui accogliere ragazzi dai 5 ai 12 anni. Il popolo voleva raggiungere lo scopo di erigere il Seminario[4].
Si raccolsero altri fondi per realizzare la struttura nei locali del Castello, dove già aveva sede la scuola di Di Macco. Oppresso dai materani, per il suo carattere di indole buona, Di Macco, con lettera del 15 dicembre 1851, ordinò all’Università di Acerenza di non mutare la scuola in Seminario, poiché solo quello di Matera era e doveva essere il Seminario Diocesano. La scuola acheruntini doveva dipendere da Matera e che addirittura ad Acerenza non si doveva neanche più parlare di Seminario[5].
La Commissione Esecutrice del Concordato accolse il ricorso degli acheruntini favorevoli al Seminario. Il nuovo Seminario di Acerenza fu inaugurato nei locali del Castello nell’anno 1855. Acerenza aprì le porte a quei giovani che fino a quel momento erano costretti a studiare fuori. Dal 1855 al 1860, benché Matera fosse piena di studenti, anche in quello di Acerenza non mancavano. Nel 1860, i materani, per sconvolgimenti politici, soppressero il seminario cittadino ed i locali furono tramutati in Liceo. Questo stato di cose, a Matera, durò dal 1860 al 1900, con l’arrivo di mons. Rossi. Il Seminario di Matera restò chiuso per 40 anni, anche se il vescovo Di Nonno aveva istituito una casa di studi privata per i chierici, da cui essi uscivano per andare al Liceo[6].
Il Seminario acheruntino si conservò in vita dopo il 1860. fu con Rossi che il Seminario di Acerenza decadde, perché il Vescovo scelse di stare stabilmente a Matera, dove operò molto[7].
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[1] VOSA Pasquale, Chiesa Metropolitana e Seminario Diocesano di Acerenza, Napoli, Mazzocchi, 1906. p. 46.
[2] VOSA Pasquale, Chiesa Metropolitana e Seminario Diocesano di Acerenza, Napoli, Mazzocchi, 1906. p. 47.
[3] VOSA Pasquale, Chiesa Metropolitana e Seminario Diocesano di Acerenza, Napoli, Mazzocchi, 1906. p. 48.
[4] VOSA Pasquale, Chiesa Metropolitana e Seminario Diocesano di Acerenza, Napoli, Mazzocchi, 1906. p. 49.
[5] VOSA Pasquale, Chiesa Metropolitana e Seminario Diocesano di Acerenza, Napoli, Mazzocchi, 1906. p. 50.
[6] VOSA Pasquale, Chiesa Metropolitana e Seminario Diocesano di Acerenza, Napoli, Mazzocchi, 1906. p. 52.
[7] VOSA Pasquale, Chiesa Metropolitana e Seminario Diocesano di Acerenza, Napoli, Mazzocchi, 1906. p. 53.
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