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Il castello di Grottole

 

I lavori inizieranno a ottobre con l'investimento di 1,5 milioni di euro di fondi Fas

Il castello torna ai grottolesi

presentato il primo progetto di restauro dell'antico maniero feudale

Grottole - nonostante la scarsa affluenza dei cittadini, l'evento "Il castello che vorremmo", tenutosi a Grottole lo scorso giovedì, è risultato interessante e  formativo per chi ha seguito tutti i progetti che l'Amministrazione comunale verso il restauro del castello feudale, monumento antichissimo che svetta su un'altura nel centro storico del paese. Il castello, infatti,  dopo essere stato venduto circa ottanta anni fa da famiglie di privati cittadini, che per anni lo hanno abitato, riscontra un alto livello di degrado e un ingente quantità di danni provocati dal trascorrere del tempo  e dalla mancata manutenzione. I fondi per i primi lavori di restauro, che inizieranno nel mese di ottobre e saranno coordinati dall'architetto Di Capua, sono stati prelevati dai fondi Fas (fondi aree sottosviluppate), circa un milione e cinquecentomila  euro stanziati per il recupero del monumento <Gli obiettivi che ci poniamo ha affermato Di Capua  durante la conferenza sono essenzialmente tre a partire dalla messa in sicurezza della struttura; inizialmente,  bisognerà consolidare le volte in mattoni del  primo piano e le coperture delle zone che risultano a rischio crollo per il futuro. Poi verrà attuato,  in tutte le zone del castello, un restauro critico che consiste nell'eliminare tutte le "brutture" e le superfetazioni inserite anno dopo  anno da coloro che hanno abitato il castello, con l'intento di ripristinare lo spazio interno riportandolo alle misure originali di com'era nei tempi antichi. Infine, si cercherà di riportare alla luce vari affreschi e dipinti che, in seguito alle indagini chimico-fisiche, sono stati rinvenuti tra i vari strati di murature costruiti quando, in tempi ancora lontani, il castello passava  da una famiglia all'altra. La planimetria  del monumento presenta un modulo a dieci ambienti simili a volte dette "a schifo",  cioè con i padiglioni a solaio piano; osservando il prospetto si notano molte finestre che in seguito sono state murate e vari materiali decorativi che manifestano varie fasi di costruzione. Quindi un elevato numero di zone da riportare alle condizioni originali. Nel Medioevo, il castello si trovava precisamente sulla collinetta dell' antica contrada della Motta, lontano dalla zona abitata  e fungeva soprattutto da struttura di autodifesa in quanto,dall'alto della sua torre (riscoperta di età angioina), si poteva controllare tutto il territorio che circonda Grottole. In realtà nonostante fosse posseduto da famiglie importanti, inizialmente non era abitato ma veniva utilizzato solamente nei periodi estivi e di ferie. Le famiglie più importanti che lo hanno abitato sono sicuramente i Sanchez (tesorieri dello Stato) dal 1546 al 1636, e i Sanseverino di Bisignano (dal 1723 al 1822) che, rispetto alle altre famiglie hanno vissuto per diversi decenni nel castello apportando, quindi le maggiori modifiche. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo fu lasciato ai "cittadini feudali"  come ad esempio alla famiglia di  Carlo De Angelis, che svolgeva funzioni da commesso feudale a Grottole. L'ultimo ricco proprietario che ha contribuito anche alla manutenzione del castello, è stato Donatoantonio  Pistone che, però, nel 1930 lo ha venduto a circa  venti famiglie di privati cittadini. Da diversi anni, comunque, questo progetto era atteso da alcune associazioni culturali e, soprattutto dall'associazione nazionale "Magna Grecia Lucana", che ha portato avanti anno dopo anno, un progetto di sensibilizzazione nei confronti degli enti locali affinchè questo monumento non fosse lasciato a un continuo degrado. Da quattro anni, infatti, è in corso il concorso nazionale grafico, pittorico e scultoreo "Diamo un volto ad Abufina".  Finora sono state raccolte circa  quindici opere (esposte nella sala quaranta), che ritraggono il volto della leggendaria principessa del castello. Il concorso finirà al termine del quinto anno, quando una giuria di esperti sceglierà il volto da  attribuire ad Abufina. Chiunque può consegnare  la propria tavola; l'unica regola  da seguire è che la tavola deve avere una grandezza cinquanta per settanta. Quest'anno l'evento si svolgerà questa sera  alle ore 19, presso la sala Quaranta, dove saranno presenti la presidente dell'Associazione Maria Celano, la professoressa Maria Cera, il sindaco Angelo De Vito e l'assessore alla Cultura, Giovanni Quaranta. L'intero  progetto di ristrutturazione nasce, quindi con l'intento  di riportare ai grottolesi il ricordo di questo castello e dei suoi abitatori che, con i racconti tramandati nelle generazioni, hanno appassionato e fatto sognare ogni ragazzino che abbia ascoltato le storie e le leggende di questo pezzo di storia grottolese.

Carlo Amodio

Un concorso per Abuffina                                                                                Ristrutturazione di Di Capua.

(Articolo scritto da Carlo Amodio "Il quotidiano della Basilicata" 18/08/2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Castello - Sorto probabilmente su una preesistente fortezza romana, nel punto più alto della zona abitata. La torre risale al  IX secolo e fu voluta dal principe Longobardo Sinocolfo. La costruzione dotata anche del ponte levatoio risale al XII- XIV secolo Il castello ingrandito e fu saltuariamente abitato nei secoli XVII e XVIII dalla famiglia dei principi Sanseverini, subentrate alla famiglia Sances dei marchesi di Grottole.  Attualmente il castello è proprietà privata. 

   A piano terra,  sotto un  grande arco sorretto da una colonna, c'era un forno a legna, oggi diroccato, utilizzato per la cottura del pane ed abbeveratoio-lavabo in pietra.

     Interno

Le carceri erano situate all'inizio di "salita Castello" sul lato destro, poi utilizzate come abitazioni. Si dice che Pietrantonio Sanseverino, principe di Chiaromonte e signore di Grottole, intorno al 1750, adattò a teatrino una grande sala al primo piano, dove si esibirono le più famose compagnie di girovaghi.