Prima Pagina successiva Unità d'Italia a Grottole

Vitt. Emanuele II |
Filmino |
Gen. Giuseppe Garibaldi |
Incontro a Teano G. Garibaldi e Vitt. Emanuele II il 26 ottobre 1860 |
|
|
![]()
Quarto (Genova): Spedizione dei Mille.
|
Lo sbarco dei Mille A Marsala. |
La notte del 5 e 6 maggio 1860, 1.070 volontari comandati dal Gen. Garibaldi partirono da Quarto (GE). Primo sbarco a Marsala e qui in pochi giorni ottennero numerosi successi contro l'esercito borbonico. Partirono alla volta di Calatafini, Palermo, Milazzo e Messina ed infine a Teano il 26 ottobre 1860 il Gen. Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II salutandolo come Re d'Italia, consegnadogli tutte le terre conquistate. A Torino il 17 marzo 1861 si riunì il primo Parlamento nazionale e Vitt. Emanuele II fu dichiarato Re d' Italia.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Realizzate dal Sig. Dona Donato
21 Agosto 2010
V.le Kennedy
"Il 150° Anniversario dell' Unità d'Italia"
Chiostro Convento Domenicano - ore 21,30.
GROTTOLE – Nella serata dello scorso sabato anche Grottole ha celebrato i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia con un convegno tenutosi nel chiostro del convento dei Frati Domenicani. L’incontro è stato organizzato dall’ “AIDE” di Grottole che si è preposta di offrire alla cittadinanza un dibattito culturale il cui oggetto è stato proprio il ruolo di Grottole e dei grottolesi nelle varie tappe che, nel corso degli anni del diciannovesimo secolo, hanno portato alla definitiva unità della nazione. La serata è stata organizzata in modo tale da coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini nell’analisi dei fatti, in modo particolare di giovani: sono stati infatti alcuni ragazzi del paese a raccontare i vari eventi storici evidenziando, quindi, le insorgenze di quei grottolesi appartenenti soprattutto dei ceti più alti della società che hanno potuto lasciare delle fonti con dati certi sugli eventi. La parte storica della ricostruzione locale è stata curata da Giovanni Quaranta, che ha voluto ancora una volta mettere a disposizione della cittadinanza i risultati delle ricerche storiche condotte in diversi anni nei vari archivi di Grottole, Matera, Potenza e Napoli. Sono state percorse le varie tappe, partendo dal lontano 1799 (Repubblica napoletana), per poi giungere ai moti del 1848, all’attentato al Re di Napoli del 1856, alla battaglia del Volturno del 1860 e concludendo con la III guerra d’indipendenza, del 1866, e la “breccia di Porta Pia” a Roma con la conseguente presa della capitale nel settembre del 1870. L’analisi storica ha potuto illustrare ai presenti brevi biografie di grottolesi: Gerardo Guerrieri, tra i pochi sopravvissuti del Fortino di Vigliena; i fratelli Oronzo e Giuseppe Spinazzola, attivi nel 1848; Vitangelo Tangor, tra gli attentatori del re di Napoli nel ’56. Nei vari avvenimenti sopracitati, Grottole ha dato nel proprio piccolo il proprio contributo di uomini, rispondendo sempre “presente” ai moti di rivolta nazionali. Inoltre, dopo gli interventi di Francesca Onorati, Emilio Lotito, Mariana Smaldone e Domenico Capobianco che hanno illustrato le varie vicende degli eventi storici sopracitati, sono intervenuti anche il sindaco, Angelo De Vito, la presidente “AIDE”, Pina Allegretti, e l’assessore provinciale Domenico Smaldone che, invece, hanno incentrato il discorso su come ancora oggi è possibile poter discutere di tematiche che sono riconducibili nel tempo sino all’unificazione nazionale.
La Presa di Roma
Il giorno 8 settembre del 1870, circa 60.000 uomini, guidati dal generale Raffaele Cadorna, si diressero verso Roma, per occupare la città ed annetterla al Regno d’Italia. Colonne di militari si congiunsero provenienti dalle vie Appia, Aurelia, Nomentana, Salaria e Tiburtina. Artiglieri e Bersaglieri intensificarono il fuoco delle proprie armi tra Porta Salaria e Porta Pia, dove il 20 settembre ci fu l’omonima breccia, che segnò definitivamente la caduta della resistenza simbolica che papa Pio IX aveva ordinato all’esercito pontificio. Il primo artigliere ad aver aperto il fuoco su Roma, il sottotenente Carlo Amirante, il 15 gennaio 2004 è stato elevato agli onori degli altari in piazza San Pietro a Roma quale Beato, da papa Giovanni Paolo II.
Nelle truppe che portarono a termine questa storica impresa c’erano anche i giovani grottolesi:
- CAPRARA Donatantonio, nato a Grottole il giorno 1 luglio 1846[1], di Giovanni Battista e di Rosa De Querquis;
- RONDINONE Leonardantonio, nato a Grottole il 2 luglio 1845[2], di Stanislao e di Faustina Donnola;
- TADDEO Emanuele, nato a Grottole il 16 febbraio 1845[3], di Leonardo Antonio e di Maria Vittoria Matera.
La battaglia sul Volturno
Fine del Regno delle Due Sicilie
Le vicende che portarono alla caduta del Regno delle Due Sicilie rievocano nomi e situazioni importantissimi nella storia italiana. Conquistata la Sicilia, il generale Giuseppe Garibaldi il 19 agosto 1860 sbarca sulle coste Calabre, a Melito di Porto Salvo (RC), con circa 4.000 uomini, conquistando nello stesso giorno Reggio Calabria ed iniziando l’avanzata inarrestabile verso Napoli, sostenuta anche dai sempre crescenti fermenti popolari. Le truppe Borboniche si sfaldano senza quasi opporre resistenza. I Garibaldini avanzano, conquistando città dopo città, ed entrano a Cosenza e Salerno da trionfatori, per dirigersi verso Napoli. Il 6 settembre, Francesco II abbandona la capitale per rifugiarsi a Gaeta, radunando tutte le truppe restate nella valle del fiume Volturno. Egli avrebbe voluto affrontare Garibaldi prima dell'arrivo delle truppe Sarde che stavano giungendo da nord, inviate dal Piemonte. Vi riuscì, ma a nulla valse questo tentativo che vide le sue truppe capitolare nella più violenta ed incerta delle battaglie per la liberazione del Mezzogiorno. Lo scontro sul Volturno, nei giorni 1 e 2 ottobre, chiude la cosiddetta “Spedizione dei Mille”. Il 26 ottobre, a Cainello di Teano (CE), Giuseppe Garbaldi trova Vittorio Emanuele II in uno storico incontro: una delle pagine più famose ed importanti della storia risorgimentale d’Italia. Nel frattempo Garibaldi era precedentemente entrato a Napoli il 7 settembre, proclamando ed assumendo la dittatura dal giorno successivo. Il 21 e 22 ottobre, il plebiscito popolare decretò la fine del Regno delle Due Sicilie. Dopo cento giorni di assedio alla fortezza di Gaeta, anche il re si arrese e gli venne concesso di trasferirsi a Roma con la moglie. I militi insorti da Grottole per seguire l’eroe dei due mondi furono incorporati nella X colonna, guidata dal comandante Francesco Lenge di Montescaglioso (MT), i quali, partiti da Grottole durante lo sparo dei fuochi pirotecnici della festa patronale del 16 agosto 1860, si aggregarono ai garibaldini nei pressi di Corleto Perticara (PZ), per poi proseguire fino al Volturno. Tra essi ci furono:
I Garibaldini della III Guerra d’Indipendenza (1866)
La fine della Terza Guerra segnò anche quella del dominio austriaco nella nostra penisola. L’Italia vi prese parte con il pretesto di riavere il Veneto e Mantova, consapevole che avrebbe potuto averle entrambe con accordi diplomatici e pacifici. Il governo austriaco, infatti, considerava questi territori come irrequieti e quindi di difficile dominio, dove era necessario un dispendio enorme di forze militari per il mantenimento della stabilità governativa, dunque, un notevole sforzo economico per l’Austria. Ma le mire espansionistiche dell’Italia prevedevano di poter annettere ai propri confini anche il Trentino. Le cose non andarono molto bene, visto l’insuccesso dei generali italiani La Marmora e Cialdini, i quali, benché alla guida di un esercito più numeroso di quello austriaco, subirono la disfatta di Custoza il 24 giugno 1866. Sull’altro fronte, il generale Giuseppe Garibaldi, al comando dei reparti Volontari, colse la vittoria a Bezzecca, il 21 luglio 1866, e sarebbe certamente andato oltre se non avesse ricevuto l’ordine di fermarsi dai piemontesi, al quale rispose con il famoso “Obbedisco!”. Il conflitto terminò in maniera disastrosa per l’Italia, che riuscì ad ottenere, grazie all’alleanza stipulata con la Prussia, anch’essa schierata contro Vienna, il Veneto e la città di Mantova. A questo conflitto presero parte i seguenti militi grottolesi.
Dott. Giovanni Quaranta
![]()