Associazione Culturale "Magna Grecia Lucana" con sede in Torino
L'associazione culturale
"Magna Grecia Lucana"
con sede a Torino, da alcuni anni sta proponendo un concorso
grafico-pittorico-scultoreo dal titolo "DIAMO UN VOLTO AD ABUFINA",
nell'intento di dare un volto a questa dama di corte del feudo di
Grottole (MT); vissuta nel castello di Grottole, probabilmente nel
periodo longobardo (870-1200 a.c.)
L'evento culturale citato, fa parte dell'estate Grottolese che si
svolgerà a Grottole il 18/08/2011.
Clicca sul dipinto per vederlo ingrandito
I dipinti sono stati realizzati da artisti grottolesi e non, che hanno immaginato come potesse essere stato il volto della bellissima dama di corte "Abufina".
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Nel Castello di Grottole
Abufina, fantasma d’amore
Oggi non rimane che un colossale torrione, con una sola finestra spalancata verso il paese e, se la si osserva con attenzione nelle notti di luna e nei mesi da aprile a giugno, è facile vedersi una figura di donna, Abufina, la più bella e la più sfortunata ragazza mai vissuta a Grottole. E’ la storia di un grande amore che inizia così. Un giorno Abufina, bellissima dama, ricamava seduta accanto alla finestra del torrione: ella possedeva una candida pelle bianca come il latte e pensava al suo amore, Selepino, che combatteva in terra lontana. All’improvviso, mentre era intenta ai lavori domestici, avvertì lo scalpitio di un cavallo; era un messaggero che portava un plico ccosì recitava: “ Vieni, Abufina , vieni da me; io che uccido i nemici, me l’amore mi uccide; vieni, Abufina, vieni da me: insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fà presto, fa presto ….”. E Abufina partì, ma il bianco cavallo, distratto dalle pietre luccicanti e scivolose del fiume Basento, s’impennò, e la bella fanciulla fu travolta nei vortici del fiume. La leggenda narra che il signore del castello, per onorare la memoria di una fanciulla, Abufina, morta per andare incontro al suo amore vì collocò una lapide (di cui era possibile vedere fino agli inizi del secolo scorso dei frammenti) con una scritta: “Ad Abufina la bella, che corse, cui fu dolce morire d’amore; questa torre che fu tua dimora, parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto, e si stringa al suo cuore l’amata…”. Ancora oggi il Basento, pentitosi per aver distratto il cavallo bianco, pare che mormori ogni tanto il nome di Abufina.
(Tratta dal “Corriere Jonico” a cura della Prof. ssa Maria CERA