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PERSONAGGI LUCANI (dal Quotidiano della Basilicata 2 giugno 2011)
Il volume dell'ufficiale dell'esercito sarà pubblicato dalla casa editrice Mursia
L'altro volto dell'Afghanistan
Il capitano Giuseppe Amato, originario di Grottole racconta in un libro la sua esperienza di
Rossella Montemurro.
LA SINOSSI
Anche proverbi in vernacolo, segno di un profondo legame con le proprie radici.
Un " reportage emozionale" da Kabul
Nel 2008 il Capitano dell'Esercito Italiano Giuseppe Amato viene assegna presso il Comando Nato a Kabul nell'ambito della missione ISAF. Questa missione, durata circa un anno, lo segna profondamente, anche in modo positivo, al punto da volerla tratteggiare con una serie di racconti, a volte leggeri, a volte drammatici che mettono in risalto il duro lavoro dei nostri soldati, l'impegno, l'intelligenza, la grande sensibilità, il sacrificio e profondo senso di umanità non disgiunti dalla capacità di saper operare in maniera coordinata ed efficiente co n altre Forze internazionali impegnate sul posto. Grazie ad una scrittura evocativa, quasi " per immagini", il lettore si trova coinvolto in una lettura in grado di offrire la visione di un mondo che diventa improvvisamente vicino. E si ritrova davanti ad uno dei ministeri Afgani ad osservare gesti che, se per l'aurore sono azioni di routine, per il lettore diventano passaggi avvincenti. Oppure si misura con i drammi degli attentati o, ancora, riesce ad avvertire lo stesso coinvolgimento, la stessa motivazione dei nostri militari. L'autore, infatti, fornisce una testimonianza autorevole con racconti dettagliati " in presa diretta", narrati con uno stile semplice e immediato. I fari capitoli sono delineati come se fossero delle vere e proprie istantanee. Ogni situazione è descritta con umiltà e modestia. Spaccati di quotidianità che alternano, come accade nella vita, commozione, ironia, dramma, e tutta la forza interiore di un giovane capitano. Le foto, gli articoli di giornale e i lanci di agenzie, infine, sono un modo per dare ulteriore valore a quello che si potrebbe definire un "reportage emozionale". non manca l'intramontabile saggezza popolare con i proverbi in vernacolo, segno di un profondo legame con le proprie radici.
r.montemurroluedi.it
di grande interesse per i bambini italiani scoprire le storie di coetanei nati sotto una stella decisamente diversa e......senza camicia.
Quale idea si è fatto sul futuro dell'Afghanistan ?
L'Afghanistan a mio parere è un Paese che va aiutato ed i Paesi occidentali hanno l'obbligo di farlo. Solo così credo si possa parlare di futuro dell'Afghanistan.
La mia ultima esperienza in Afhanistan è stata una vera e propria palestra, non è stato facile non essere trascinato dal pregiudizio davanti agli orrori di un paese in guerra.
Allo stesso tempo, in alcuni momenti, l'estrema diversità culturale è stato motivo di distensione e addirittura di ilarità, conseguenze inaspettatamente piacevoli in un contesto duro sotto tutti i punti di vista.
Ha quale target di lettori è rivolto il libro? potrebbe essere adottato come libro di testo nelle scuole?
Ad essere sincero non mi sono posto nessun target di lettori. Del resto non ho la pretesa di definirmi scrittore o giornalista dal fronte. Ma quello
che succede quando rientri in patria, è cioè la curiosità di familiari, di amici e conoscenti sia nei confronti di un mondo culturale così lontano che del lavoro che noi militari svolgiamo in questi contesti difficilissimi, mi ha dato lo spunto per aprire le pagine di quel diario e rendere pubblico il racconto di quelli che sono episodi di vita vera, lontano per lunghissimi mesi dalla tua casa, dai tuoi affetti. Tralasciando gli aspetti tecnici del mio lavoro, per il quale esiste il riserbo professionale, ho riscontrato che la gente vuole andare oltre quello che si legge sui quotidiani o si ascolta nelle notizie dei tg. I ragazzi poi, oltre che gli adulti, sono spesso protagonisti dei racconti del mio libro e sono certo che potrà essere
LA BIOGRAFIA
GIUSEPPE Amato è nato a Matera nel 1975. Ha frequentato l'Accademia Militare di Modena (1996 - 1998) e la scuola di applicazione a Torino (1998 - 2001) dove si è laureato a pieni voti in Scienze Strategiche. Successivamente ha conseguito una seconda laurea presso l'università di Torino informatica. Ala termine di Scuola di Applicazione è stato assegnato a prestare servizio presso il I Reggimento Trasmissioni di Milano, ricoprendo l'incarico di vice comandante di compagnia, comandante di compagnia, capo sezione operazioni e capo ufficio personale. Ha partecipato0 a diverse missioni all'estero e attualmente sta frequentando il corso di Stato Maggiore presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell'esercito di Torino. Ha diversi riconoscimenti per le attività svolti in patria e all'estero e vanta numerosi brevetti sportivi - militari e diverse pubblicazioni su riviste specializzate nel settore difesa.
Ne è valsa la pena e credo che ne verrà sempre perchè quello del militare non è un mestiere ma una missione: è desiderio di patria, ma anche di valori come la fedeltà, lo spirito di corpo, il senso del dovere, il rigore e il sacrificio.
Come mai è venuta l'idea di scrivere un libro sulla realtà afghana?
Degli ultimi 5 anni della mia vita, quasi due li ho trascorsi a Kabul. Al rientro nel mio alloggio, durante le lunghe e buie serate afgane, solevo ripercorrere tutto quello che avevo fatto o che mi era successo durante la giornata. Avevo una specie di diario. Era un modo di riflettere e mantenere sempre una traccia di quello che facevo, delle sensazioni che provavo, di quello che succedeva. Al mio rientro definitivo in patria,incoraggiato anche da mia moglie (la materana Maria Elena Smaldone ndr), ho scelto alcuni episodi che avevo annotato nel mio diario e li ho sottoposti all'attenzione della casa editrice Mursia. Ho pensato potesse essere interessante e una novità editoriale proporre l'esperienza dell'eco dei passi di un soldato italiano su una terra martoriata da una guerra e il ricordo delle impronte indelebili lasciate sul cuore dall'incontro di quella cultura estremamente diversa da quella occidentale.
Nel suo testo riesce ad offrire una visione "altra" dell'Afghanistan. Le consuetudini, la vita di tutti i giorni di una popolazione che noi occidentali siamo abituati a conoscere solo da una realtà filtrata dai mass media, spesso contraddistinta da distruzioni e conflitti. Quanto è stato difficile, se lo è stato, mettere da parte la sua forma mentis militare per redigere un libro che, per forma e contenuto, sembra essere stato scritto in realtà da una persona libera da qualsiasi preconcetto in materia?
NONOSTANTE il rigore che contraddistingue noi militari,uno dei requisiti essenziali per essere un buon soldato è la capacità di relazionarsi con mentalità diverse, avere la propensione ad accettare la diversità e vedere quest'ultima come fattore di crescita. E' racchiuso nelle parole del capitano dell'esercito Giuseppe Amato il significato di quello che a tutti i requisiti per essere definito un prezioso "diario di bordo":un libro sulla sua esperienza in Affghanistan che nei prossimi mesi sarà pubblicato dalla casa editrice Mursia.
Da Grottole a ufficiale dell' esercito. Lei rappresenta un modello per tanti giovani lucani,l a conferma che la volontà e la tenacia sono le basi per affermarsi anche partendo da una realtà molto piccola. In termini di rinunce e sacrifici, ne è valsa la pena?
Personalmente sostengo che in tutte le cose sia necessario essere determinati e avere ben chiaro l'obiettivo che si vuole raggiungere. Queste sono condizioni essenziali per potersi realizzare. Ho fortemente voluto diventare ufficiale, mi sono impègnato si dalle p
rime fasi del mio percorso Formativo. Dopo tanti anni,ora quasi con una certa soddisfazione mi trovo a ricordare i duri allenamenti per superare le selezioni fisiche per entrare in Accademia, le notti trascorse sui libri, i fine settimana rinchiuso nella grande aula-studio dell'Accademia Militare di Modena. Sin da allora,ero poco più che maggiorenne, ho capito che la strada che stavo intraprendendo era una strada tutta in salita, fatta di rinunce e sacrifi9ci. Io ero deciso, volevo percorrerla, dovevo stringere i denti e superare tutte le difficoltà, volevo diventare un ufficiale dell'Esercito Italiano. Credo che il fatto di essere cresciuto in un piccolo paese mi abbia dato quello slancio e quella forza interiore per andare avanti, nonostante le difficoltà. A Grottole tutti mi conoscevano, sapevano quello che stavo facendo e se non fossi arrivato fino in fondo, Per la vergogna, non ci sarei più tornato. Adesso che sono un ufficiale, se mi guardo indietro, sarei pronto a rifare tutto, anzi lo rifarei con maggiore enfasi, con un maggiore senso di sacrificio e di rinuncia.